Tag: Antonio Gramsci

Il carnefice e la vittima

Antonio Gramsci

Il governo e la stampa borghese cercano un diversivo per mascherare il fallimento delle trattative di pace tra i parlamentari fascisti e i parlamentari riformisti. Il diversivo è già trovato: il partito comunista. Il partito comunista non vuole la pacificazione, il partito comunista è la causa di tutte le disgrazie e di tutte le sofferenze che si abbattono sul popolo italiano, il partito comunista è un’associazione di briganti, di assassini, di delinquenti comuni, il partito comunista è l’origine sola del fascismo.

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Dire ciò che è

Antonio Gramsci

Tre anni e mezzo di trionfante ed assoluto regime della menzogna hanno in tutti gli spiriti retti e sinceri infuocato il tormentoso desiderio di sapere “ciò che è”. Tre anni e mezzo di demagogismo verboso e ciarlatanesco hanno intossicato i sensi: gli orecchi ronzano come per il rumore assordante di un trionfo del bue grasso; il gusto esasperato non è sensibile che agli stimoli mordenti, l’amaro del veleno e il dolce degli sciroppi. Tutti sono diventati diffidenti, hanno sempre timore di essere ingannati, di essere truffati della loro innocenza: la base di ogni società, la fiducia reciproca, è stata sgretolata. In nessun paese del mondo in guerra la menzogna programmatica ha danneggiato la società così come in Italia, dove l’innocenza è completamente indifesa, dove la cultura non ha diffuso ancora neppure i più elementari criteri di ricerca della verità, di esame dei documenti, dove il dubbio critico esiste solo come diffidenza calunniosa verso gli avversari dei poteri costituiti e asservimento supino alle critiche che dai poteri costituiti sono sorrette e protette.

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Lotta di classe e guerra

Antonio Gramsci

La dottrina di Carlo Marx ha dimostrato anche ultimamente la sua fecondità e la sua eterna giovinezza offrendo un contenuto logico al programma dei più strenui avversari del Partito socialista, ai nazionalisti. Corradini saccheggia Marx, dopo averlo vituperato. Trasporta dalla classe alla nazione i principi, le constatazioni, le critiche dello studioso di Treviri; parla di nazioni proletarie in lotta con nazioni capitalistiche, di nazioni giovani che devono sostituire, per lo sviluppo della storia mondiale, le nazioni decrepite. E trova che questa lotta si esplica nella guerra, si afferma nella conquista dei mercati, nel subordinamento economico e militare di tutte le nazioni a una sola, a quella che attraverso il sacrifizio del suo sangue e del suo benessere immediato, ha dimostato di essere l’eletta, la degna.

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Che cosa ci dice oggi Enrico Berlinguer (eredità, grandezza e solitudine del leader comunista)

Di VIndice Lecis, dal sito nazionale del Partito

Sono trascorsi 33 anni dalla morte di Enrico Berlinguer. Nel frattempo, una generazione diventata adulta non lo ha conosciuto. E se, talvolta, ne ha sentito parlare è stato nel modo stucchevole e mieloso, tipico di un appiattimento rievocativo legato agli umori e alle convenienze del momento. Il film di Veltroni, ad esempio, ne è stata la più chiara dimostrazione: operetta lacrimevole che ha agevolato la colossale rimozione storica del ruolo reale svolto dal segretario del Pci. La cui grandezza, spesso, andò di pari passo con la sua solitudine.

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Il male minore o il meno peggio

In vista delle prossime elezioni amministrative, ecco qualche parola dai Quaderni del Carcere di Antonio Gramsci su cui riflettere. Le dedichiamo a tutti coloro che, con l’approssimarsi della scadenza elettorale si sono affrettati a mostrare le loro capacità in specialità quali il cambio di casacca, il salto della quaglia e quant’altro possibile;a chi ha messo mano al manuale Cencelli per non “far dispiacere” a nessuno; a chi sta soffrendo per essere stato trascurato.

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Socialismo e cultura

Antonio Gramsci

Il 27 aprile di ottanta anni fa moriva Antonio Gramsci, il “Capo della classe operaia italiana” (come ebbe modo di definirlo Palmiro Togliatti), vittima della carcerazione fascista che aveva inteso “impedire a questo cervello di funzionare”. Quel cervello, però, non smise di lavorare e produsse quella raccolta di pensiero innovativo che sono i “Quaderni del carcere“.

Nelle scuole e nelle università italiane Gramsci andrebbe studiato molto di più di quello che si sta facendo, soprattutto perché molti dei temi che tratta nella sua opera sono ancora di stretta attualità. Noi vogliamo ricordarlo con un breve articolo, scritto nel 1916 e pubblicato il 29 gennaio di quell’anno su “Il Grido del Popolo, con il titolo “Socialismo e cultura”, perché tratta di uno dei temi più scottanti nel dibattito interno alla sinistra italiana nel secondo decennio del Ventunesimo secolo: la perdita, appunto, di una cultura autonoma, critica e coerente.

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L'”intellettuale collettivo”. Da Gramsci al mondo attuale

Come contributo al dibattito e all’approfondimento culturale sulla storia del movimento operaio e sulla forma partito, pubblichiamo la relazione tenuta dal compagno Alexander Höbel al Convegno “Europa Ieri Oggi Domani – L’intellettuale collettivo” organizzato dal Centro Gramsci di Educazione il 29 settembre 2015 a Roma.

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Democrazia operaia

Questo articolo viene pubblicato sul n. 7 dell’Ordine Nuovo (21 giugno 1919). Ci troviamo in un periodo di grande fermento nelle fabbriche e, nel mese di luglio, è previsto uno sciopero generale. Gramsci ha l’intuizione che per la nuova rivista sia vitale orientarsi a questo movimento in formazione. 

Lo scritto non si rivolge soltanto agli operai, ma rappresenta una proposta di lavoro per tutti i militanti del Partito Socialista Italiano, del quale Gramsci fa ancora parte. In questa fase della loro storia politica, Gramsci e i suoi compagni ordinovisti sono ancora dell’avviso che il PSI possa essere il partito della rivoluzione in Italia. L’obiettivo di questo gruppo è lavorare perché le commissioni interne, istituite qualche mese prima nelle fabbriche, possano diventare elementi di democrazia operaia. Queste commissioni, nate da un accordo fra Fiom e Amma (l’associazione padronale metalmeccanica), rappresentano il primo organismo di rappresentanza operaia nei luoghi di lavoro. Si tratta di una concessione con la quale la borghesia cerca di impedire la nascita di organismi simili ai Soviet nel nostro paese. 

Su Internet è possibile trovare la copia in PDF della collezione completa dell’Ordine Nuovo (sito del Centro Gramsci di Educazione), facilmente raggiungibili da questa pagina.

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Il “processone” contro i comunisti

Il Tribunale speciale per la difesa dello Stato

Erano al confino o in carcere i dirigenti comunisti contro i quali il giudice istruttore Enrico Macis spiccò tre successivi mandati di cattura il 14/1, il 12/2 e il 20/5 del 1927, l’ultimo dei quali parlava esplicitamente di guerra civile, saccheggio, devastazione e strage. La linea adottata dagli imputati fu quella di confermare l’appartenenza al Partito comunista ma di negare qualsiasi ruolo dirigente. Nel caso di contestazione di fatti specifici, bisognava scaricarli sulle spalle di compagni che, essendo espatriati, potevano ritenersi in salvo. La fase istruttoria viene dichiarata ultimata dal giudice istruttore militare Enrico Macis e dal regio avvocato militare Gaetano Tei il 16 luglio del 1927. Solitamente gli incartamenti relativi alla fase istruttoria vengono accompagnati dalle considerazioni e dalle conclusioni del giudice istruttore; in questo caso, soltanto due note burocraticamente d’ufficio accompagnano il materiale che viene trasferito al Tribunale speciale di Roma. Nonostante la lunga durata dell’istruttoria, alla fine, non era stato possibile rinvenire una prova che fosse una dei reati per i quali i comunisti venivano rinviati a giudizio.

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