STORIA DI ALCUNI LAVORATORI DELLA PIAGGIO DI GENOVA

Siamo in cassa da quattro anni, stiamo parlando di una situazione “tragica”, troppo vecchi per il mondo del lavoro e troppo giovani per andare in pensione.
La Piaggio aerospace ormai smembrata da una politica sbagliata e da una gestione ancor peggio sta facendo pagare a quindici persone a Genova da quattro anni mezzo in cassa senza motivazione questo supplizio.
Nell’agosto 2016 nuovo cambiamento nel vertice della società: Renato Vaghi sostituisce Carlo Logli nel ruolo di amministratore delegato. Ed è annunciato un pesante piano di ristrutturazione che prevede un futuro quasi esclusivamente militare e concentrato nella produzione di droni con un ridimensionamento dei dipendenti (circa la metà in meno) e la chiusura di Genova. Nell’ottobre 2017 la Reuters dà la notizia che il ramo d’azienda che produce jet executive potrebbe essere ceduto ad un consorzio cinese, Pac Investment S.P.A. Il governo italiano ha annunciato di voler esercitare il golden power sulla cessione.
Nel novembre 2018, dopo il silenzio del governo su una commessa da 766 milioni per l’acquisto di venti droni, il fondo di Abu Dhabi ha chiesto l’amministrazione straordinaria per l’azienda.

Un nostro pensiero entrando nel discorso politico. Per noi è stata una delusione totale da parte del pd, grazie ad un accordo saltato firmato dalla regione governata dal suddetto che prevedeva lo spostamento dello stabilimento di finale a Villanova d’ Albenga (con speranza di speculazione edilizia sullo stabilimento in disuso), e il mantenimento dello stabilimento di Genova Sestri ponente.

Tutto il contrario….
La storia è stata ben diversa, tutto studiato da un famoso piano delle banche che circolava già prima del 2014.
A Genova e stato uno sterminio, con circa 200 persone in cassa integrazione, praticamente le carpenterie che sono state date in gestione a una ditta esterna nata appositamente per questo trasferimento (la laerh), oggi in cassa integrazione anche loro.
Dopo quasi cinque anni (nei quali ci avevano promesso corsi per aggiornarci e per riqualificarci) ci ritroviamo senza sapere che ne sarà del nostro futuro, avendo anche rinunciato alla buona uscita messa sul piatto dove molti dei nostri colleghi (97%) hanno accettato.
Ci ritroviamo con il dimezzamento del personale, una fabbrica divisa in due (dove quella di Villanova e più potente “politicamente grazie a Scajola”), il commissariamento (dove dice che le aziende interessate all’acquisto sono più di 40), e noi 15 di Genova ad aspettare sempre notizie.
Ultimamente leggiamo che in Fincantieri non trovano personale, tra il quale carpentieri.
Magari ci avessero fatto fare un corso un po’ più specifico (visto che noi già lo siamo carpentieri), ma l’immobilismo e il menefreghismo della politica e un sindacato che fa i suoi interessi e non più quelli dell’operaio ci ha portato a questi punti.
Queste righe rappresentano una sintesi di quello che ci sta accadendo dal famoso buon accordo firmato dopo referendum approvato dai lavoratori e giudicato favorevole anche dalle tre delegazioni sindacali nel pre accordo.

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