Categoria: Lavoro

Il PCI di Genova al fianco dei lavoratori ILVA in lotta

Siamo costretti a fare quello che mai avremmo voluto fare, ovvero scrivere un messaggio di solidarietà nei confronti dei lavoratori ILVA in lotta per difendere il proprio posto di lavoro, il livello di reddito, la dignità.

Non avremmo mai voluto farlo perché una soluzione della vertenza c’era, era praticabile, era facile. Bastava avere il coraggio di rinazionalizzare l’azienda, in quanto asset strategico dello Stato. Invece si è voluto riproporre il fallimentare modello neoliberista e il risultato di questa politica si misura in tagli di posti di lavoro, rinegoziazione dei contratti, cancellazione dell’anzianità di servizio con tutti gli annessi e connessi, nessuno escluso, della peggior gestione padronale.

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Dati sul lavoro: un essenziale compito di controinformazione

Riportiamo la trascrizione dell’intervento conclusivo, tenuto dal compagno Bruno Steri della segreteria nazionale PCI, al convegno sul tema del lavoro che si è svolto a Roma il 13 ottobre 2017.

Care compagne e cari compagni,

a conclusione di questa più che opportuna iniziativa, voglio innanzitutto ribadire con la massima nettezza che per il nostro partito il tema lavoro non è un tema tra gli altri. Esso oggettivamente costituisce e per noi deve costituire una priorità assoluta.  Nella percezione diffusa vi sono anche altre emergenze, vedi la questione immigrazione: ma noi dobbiamo sapere che, se non si riesce a invertire la rotta sulle questioni del lavoro, tutto il resto si fa ancora più difficile. Non a caso, per restare sull’esempio dell’immigrazione, sin dalle tesi di Bologna il Pci ha collegato la drammatica vicenda dei migranti alla questione sociale: certo, solidarietà; ma soprattutto, costruzione di un nuovo blocco sociale anticapitalista, di cui l’immigrazione può e deve far parte. Questo è il compito specifico dei comunisti. Da questo punto di vista mi è parso importante  il riferimento, fatto qui oggi dal segretario della Usb Pierpaolo Leonardi, relativo alla presenza di lavoratori immigrati nel settore della logistica, del carico e scarico merci: non forza-lavoro a basso prezzo e disponibile a tutto, giunta ad ingrossare l’esercito lavorativo di riserva e pronta a esercitare una concorrenza al ribasso a danno delle condizioni generali del lavoro. Questo rischio c’è e dobbiamo sventarlo; ma non c’è solo questo. Pierpaolo infatti ci ha parlato di lavoratori “che non hanno conosciuto la sconfitta storica che la classe operaia europea ha vissuto”, che sono arrivati con nuove speranze e voglia di lottare. In essi possiamo intuire l’alba di un nuovo mondo del lavoro, che mette in mostra nuove energie e nuova combattività.

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Il PCI al fianco dei lavoratori ILVA in sciopero

Territori che pagano da anni in termini ambientali e migliaia di famiglie che pagano con la vita la mancanza di tutela ambientale.

Non basta. In un paese privo di strategia occupazionale e in cui i piani industriali sono piegati alle miserie ed alle esigenze di una classe imprenditoriale incapace, pagare con la propria salute il mantenimento di un posto di lavoro difficile, duro e incerto non basta più.

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ILVA, il disastro annunciato

Tutti i quotidiani, oggi, presentano la tabellina degli esuberi previsti negli stabilimenti che una volta erano dell’Italsider e poi dell’ILVA.

Am Investco, ovvero Arcelor Mittal (il colosso mondiale dell’acciaio con sede in Lussemburgo) e Marcegaglia, ha inviato alle organizzazioni dei lavoratori e ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico una lettera che rappresenta la bozza di lavoro per la trattativa che inizierà lunedì 9 ottobre. Nero su bianco sono specificate le intenzioni dell’azienda, con i dettagli sulla produzione che si intende realizzare, gli organici, la tipologia di contratto che si intende applicare ai lavoratori che, dulcis in fundo, l’azienda intende “selezionare”. Testualmente: “I dipendenti saranno selezionati da Am Investco […] come segue” e quindi viene presentato uno schema che prevede un organico di 9.885 tra quadri, impiegati e operai:

  • Taranto 7.600, invece dei 10.500 attuali (2.900 esuberi);
  • Genova 900, invece dei 1.499 attuali (599 esuberi);
  • Novi Ligure 700, con 54 esuberi;
  • altri 330 esuberi negli altri stabilimenti del gruppo (Milano, Racconigi, Marghera).

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Alcune considerazioni riguardo i dati sul lavoro (occupazione e sicurezza)

di Giorgio Langella
Direzione nazionale PCI

I titoli che riportano, più o meno parzialmente, i dati sull’occupazione diffusi da ISTAT sono del tipo: “Italia a livelli pre-crisi”, “23 milioni di occupati come nel 2008”, “Renzi: Un milione di posti merito di Jobs Act e nostre politiche”.

Tutto bene, allora? Forse.

Ma sarebbe meglio cercare di interpretare dati, leggerli in maniera critica e, magari, confrontarli con quelli diffusi da INPS nel suo “Osservatorio sul precariato” che si riferisce ai primi sei mesi dell’anno in corso e con quelli relativi alla sicurezza e agli infortuni nei luoghi di lavoro.

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Solidarietà ai lavoratori Ericsson licenziati

Nella serata di venerdì 21 luglio, alle ore 20, la multinazionale svedese Ericsson, che ha una sua sede genovese agli Erzelli, ha inviato 61 lettere (email) di licenziamento ad altrettanti dipendenti. Dal sito di Primo Canale apprendiamo che «la notizia arriva a poche ore dalla lettera di “smarcatura” della vertenza da parte del governo che sul progetto della banda ultra larga investe 5 miliardi di soldi pubblici».

Secondo il consigliere regionale di Rete a Sinistra/LiberaMente Gianni Pastorino, dal quale abbiamo ricevuto l’informazione, si tratta di «un metodo che ancora una volta dimostra il totale disinteresse dell’azienda nei confronti dei suoi lavorartori; da lunedì prossimo, i dipendenti coinvolti in questa procedura potranno entrare nella sede Ericsson come “ospiti” per recuperare le proprie cose. Alcuni di loro sono via per le ferie: probabilmente neppure sanno di essere stati licenziati, visto quando, e come, è stata recapitata la lettera».

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Sciopero: diritto o delitto?

Il Partito Comunista Italiano aderisce all’appello che USB ha diretto al popolo italiano in merito al diritto di sciopero. È infatti in corso un pericoloso tentativo di limitare fortemente il diritto di sciopero con una proposta di legge (sarà discussa a settembre) che porta le firme di Sacconi ed Ichino. Facciamo un solo esempio: un lavoratore che partecipa allo sciopero indetto dal sindacato deve preventivamente informare il datore di lavoro della sua adesione per non incorrere in misure disciplinari anche gravi. E poi altre “perle” di questo tipo.

L’Unione Sindacale di Base ha scritto un appello, fortemente contrario, su cui sta raccogliendo molte firme. All’appello hanno dato la loro adesione costituzionalisti, giuristi, personalità della sinistra. In fondo a questo post potete trovare il link per aderire all’appello.

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Lavoro, disoccupazione, povertà. L’analisi e le proposte del PCI

I dati ISTAT e le varie analisi disponibili sui temi di lavoro, disoccupazione e povertà smentiscono le affermazioni del governo sulla ripresa economica nel nostro paese. La drammatica situazione del lavoro in Italia non è conseguenza della crisi economica, ma è il frutto di politiche economiche profondamente sbagliate, cui si deve porre urgentemente rimedio, a partire dall’applicazione del dettato costituzionale.

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La posizione del PCI sulla questione ILVA

Lo stabilimento ILVA a Taranto

Il comunicato stampa di seguito riportato è frutto di un intenso scambio di posta elettronica fra i Comitati regionali della Puglia e della Liguria e, in particolare, fra le federazioni di Taranto e Genova. Rappresenta la posizione del Partito Comunista Italiano in merito alla questione ILVA, con particolare riguardo a due questioni che ci stanno particolarmente a cuore e che ci vedono  attivamente impegnati: la salvaguardia dei posti di lavoro e la tutela dalla salute dei cittadini.

La nuova proprietà Ilva affronterà il cosiddetto “risanamento dell’ILVA” scaricandone comunque i pesi finanziari e sociali sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.Infatti sono dati certi dell’accordo sia il licenziamento di poco meno della metà degli occupati del gruppo, sia una consistente riduzione dei salari per i “fortunati” che conserveranno il loro posto di lavoro, ed assai incerti e fumosi sono gli impegni di risanamento ambientale; al contempo il prezzo d’acquisto rimane modesto ma sufficiente a restituire i soldi a chi li anticipa, e l’ambientalizzazione rimane sostanzialmente indefinita e a carico di terzi: un vero affare per i nuovi padroni come lo fu 22 anni fa per Emilio Riva garantito nell’acquisizione dal Governo Dini.

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Contro il governo che ha ripristinato i voucher

Dopo aver cancellato i voucher evitando, così, il referendum promosso dalla CGIL che aveva raccolto milioni di firme, il governo oggi li ripristina con nome diverso estendendoli alle imprese sotto i 5 dipendenti.

Una decisione approvata in commissione con i voti di PD, FI, Lega, ALA, AP (ex NCD). La reintroduzione dei voucher, inoltre, fa parte della cosiddetta “manovrina” sulla quale il governo intende porre la fiducia.

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