Trent’anni fa l’omicidio a sangue freddo di un grande rivoluzionario africano (Parte 3)

Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel

Thomas Sankara (1949-1987)

Inizio
Precedente

Finora abbiamo visto alcuni aspetti della vita di Thomas Sankara. Ora dobbiamo passare ad analizzare il suo pensiero politico.

Il “capitano”, per la sua azione di governo, si ispirava a Fidel Castro (che incontrò durante una visita di Stato), a Che Guevara, a Jerry Rawlings e a Karl Marx. Promosse la “Rivoluzione Democratica e Popolare” definendo la sua ideologia, nel discorso di Orientamento Politico tenuto il 2 ottobre 1983, anti-imperialista. In un discorso tenuto ad Addis Abeba (Etiopia) suggerì l’istituzione di un nuovo fronte economico africano che si potesse contrapporre a quello europeo e statunitense. Cercò di convincere, purtroppo invano, gli altri capi di Stato africani a rifiutarsi di saldare i debiti contratti con gli Stati Uniti e i paesi europei, poiché era convinto che queste risorse potessero essere destinate a riforme sanitarie e scolastiche.

Durante un suo discorso all’ONU (4 ottobre 1984) avanzò la richiesta di sospensione dalle Nazioni Unite di Israele e Sudafrica, che deteneva Nelson Mandela ai lavori forzati. Fece costruire la ferrovia del Sahel, che tuttora collega il Burkina Faso e il Niger, la principale arteria di comunicazione del Paese, successivamente ampliata. Fornì due pasti e cinque litri di acqua al giorno a ogni cittadino burkinabé, fornendo assistenza sanitaria insieme a una massiccia campagna di vaccinazioni; incentivò la costruzione di scuole e ospedali; promosse una campagna di rimboschimento e 10 milioni di alberi vennero piantati per contrastare l’avanzata del deserto, la ridistribuzione delle terre ai contadini, la soppresisone delle imposte agricole e creo un ministero dell’Acqua, con funzioni ecologiche.

Fra i principali provvedimenti assunti, ricordiamo:

  • Riduzione della spesa pubblica. Con una campagna per la riduzione della spesa pubblica e una drastica lotta alla corruzione, tolse numerosi privilegi a politici e militari. Vendette tutte le Mercedes in dotazione ai ministeri, sostituendole con più economiche Renault 5. Stabilì che i voli fuori dal Paese per motivi diplomatici si potessero effettuare solo in classe turistica. Personalmente si decurtò lo stipendio, arrivando a guadagnare l’equivalente di 450$ al mese e perciò molte volte fu costretto a chiedere prestiti ai familiari perché non aveva denaro. Decise la chiusura dei night club, dove la piccola borghesia faceva una fortuna con la vendita di Coca-Cola, il cui prezzo si aggirava tra i 1500 e i 2000 franchi per litro, escludendo così la maggior parte della popolazione. I night club vennero sostituiti con piste da ballo diurne aperte a tutti, con musica popolare a prezzi accessibili (il costo medio di un drink non superava i 50 franchi).
  • Posizione su donne e AIDS
    Noi dobbiamo fare di tutto per dare a ogni donna un lavoro. Dobbiamo dare a ogni donna i mezzi per realizzare una vita onesta e dignitosa (Thomas Sankara).
    Il programma politico di Sankara comprendeva soprattutto il miglioramento delle condizioni delle donne. Assegnò loro numerosi incarichi ministeriali e militari, fatto in Africa raro. Fu il primo presidente africano a mettere in guardia la popolazione dall’AIDS, invitando i compatrioti a usare dei contraccettivi per evitare il contagio. Abolì la poligamia e vietò l’infibulazione, pratiche ampiamente diffuse e tollerate in tutta l’Africa.
    Degna di menzione è anche l’attenzione che Sankara riservò al tema della prostituzione. Il giovane presidente riteneva importante non punire o incarcerare le prostitute come accadeva in molti paesi, ma aiutarle a evadere dalla loro situazione di schiavitù fisica, dando loro un’occupazione vera. Questo programma venne chiarito nel telex inviato al Congresso mondiale delle prostitute che si tenne il 2 dicembre 1986.
  • Partecipazione dell’esercito alla vita economica.
    È il popolo che decide per la pace, quando non è possibile continuare la guerra, è il popolo che decide costi e funzioni dell’esercito. L’esercito non deve essere un’aristocrazia al di sotto della quale c’è il popolo.
    Vogliamo rompere con questo sistema, e desideriamo riformare anche i gradi, perché i militari siano parte del popolo (Thomas Sankara).
    Sankara si fece promotore di una totale rottura con la tradizione del suo Paese, che vedeva i soldati e soprattutto le cariche dell’esercito in posizione preminente rispetto alle masse popolari. Una delle sue prime manovre fu quella di coinvolgere le caserme nella produzione agricola e industriale. L’addestramento militare, ridotto da 18 a 12 mesi, fu convertito a funzioni lavorative che occupavano ben ¾ del tempo.. I soldati accettarono questa riforma con entusiasmo e, grazie anche al loro sforzo, si poté realizzare un miglioramento delle condizioni alimentari e un rilevante abbassamento dei prezzi nel mercato specialmente della carne bianca per la popolazione civile. Ci fu anche un grande incremento nella coltivazione delle patate, a tal punto da raggiungere la sovrapproduzione.
  • Valorizzazione delle piccole imprese. Insieme alle isole di Capo Verde, il Burkina Faso era lo Stato più povero dell’Africa. Sankara intuì l’importanza delle uniche vere risorse del Paese: cotone, ortaggi, legumi, agrumi e allevamento (oltre a una buona quantità di oro, che però verrà scoperta solo durante il regime di Blaise Compaoré). Decise di dare slancio alle piccole unità produttve, a metà strada tra l’artigianato e l’industria, come manifatture e atelier, per impiegare manodopera minimamente formata, da espandere sul territorio, far nascere vicino alle zone di produzione ed essere facilmente sostenibile. Sankara era contrario all’autarchia e voleva dare rilievo all’impresa privata, a patto che questa non si imponesse sulla sovranità popolare. Fu ben aperto a investitori stranieri, come la Svizzera, che volevano associarsi con i privati o con il governo del Burkina. Le principali collaborazioni furono latte (per formaggi) e pomodori da destinare a salse e pelati in scatola, ma si concretizzarono anche molte altre opportunità in ambito economico.
  • Abbassamento del prezzo della carne e delle materie prime. Sankara lavorò molto per abbattere i prezzi e rendere accessibili alla popolazione molte tipologie di prodotti precedentemente riservate alle élite borghesi.In particolare, la carne. Ouagadougou prosperava di supermercati e salumerie con prosciutto venduto a peso d’oro perché importato, nonostante ci fossero tutti i presupposti per produrlo anche in Burkina. Questo lo rendeva un alimento inaccessibile alla stragrande maggioranza della popolazione. Sankara invertì l’ordine delle cose mettendo a disposizione di produttori esteri, ad esempio per la stagionatura, maiali e montoni con cui creare carne a buon mercato e permettere un’espansione del consumo interno.
  • Costruzione di dighe. Per costruire dighe grazie alle quali gestire l’acqua di cui il Burkina aveva un disperato bisogno, i cantieri dovevano importare ferro e cemento dai paesi vicini. Questi avevano però iniziato a bloccarne le vendite per colpire economicamente un governo guardato male per le sue politiche socialiste e vicine al popolo. I cantieri volevano solo materia prima per poter realizzare in loco il prodotto finito (ad esempio, le griglie importate costavano sei volte di più rispetto a quelle prodotte localmente), ma furono ostacolati da questa sorta di embargo. Sankara si concentrò molto in questa direzione mandando in missione esplorativa funzionari con il compito di chiarire la posizione pacifica del paese, ma anche di informare che la persistenza di questi comportamenti sarebbe stata considerata un atto di ostilità.
  • Sviluppo dell’edilizia. Lo Stato forniva direttamente l’argilla con cui costruire le case e ingegneri agronomi erano posti a capo delle opere pubbliche per dettare istruzioni agli operai. Sankara, affezionato al gesto simbolico, si recava spesso in zone di lavoro per incoraggiare le squadre mettendosi egli stesso all’opera, parlando con le persone coinvolte, esaminando la realtà e venendo direttamente a conoscenza di eventuali problemi da risolvere.
  • Lotta alle importazioni inutili.
    Ci sono dei sacrifici necessari nella nostra rivoluzione. Sacrifici che riguardano i nostri privilegi, i nostri agi, i nostri gusti. (Thomas Sankara)
    Uno dei principali motivi della povertà del Burkina era la dipendenza dalle importazioni estere. Per la maggior parte si trattava di prodotti inutili o sacrificabili, che aggiungevano solo debiti su debiti. Tra questi vestiti di marchi come Levi’s e accessori estetici (per esempio, il rossetto). Sankara dichiarò pubblicamente che se qualcuno avesse voluto organizzare un colpo di Stato in Burkina Faso non avrebbe dovuto mandare un esercito, perché sarebbe bastato smettere di vendere tutte queste cose al Paese per gettare la popolazione nel caos. C’erano alcune eccezioni per cui non si poteva fare a meno di importare, come determinate materie prime, ma il resto andava necessariamente messo da parte o il debito verso l’estero sarebbe continuato a crescere. Sankara promosse dunque una campagna anti-materialista per incentivare il popolo a essere orgoglioso di ciò che ha, senza vergognarsi di mostrare al mondo che il Burkina è un Paese povero. L’obiettivo era soprattutto quello di danneggiare la potente piccola-media borghesia che deteneva il controllo di questi mercati.
  • Donazione di sangue.
    Spesso si sente dire che alla banca del sangue manca il sangue. Che cosa significa? Una banca in deficit rischia di finire davanti al TPR! Il sangue non può mancare se tutti lo abbiamo in abbondanza. Donare è un dovere di chiunque. (Thomas Sankara)
    Sankara fu un sostenitore della donazione del sangue e la promosse attraverso gesti simbolici come il prelievo personale per incoraggiare la popolazione a seguire il suo esempio.
  • Partecipazione del popolo alla vita giuridica: le Case del Popolo. Il Burkina Faso fu il primo Paese africano a indire i tribunali popolari, chiamati Case del Popolo, con una corte presieduta da un giudice di carriere, due giudici non professionisti, un militare e quattro membri dei Comitati di difesa della rivoluzione. La gente poteva andare ai processi presenziando come pubblico e partecipando al dibattito. Il clima era alleggerito dalla distribuzione di bibite e snack da parte di piccoli commercianti locali.
    Celebre fu il processo a Saye Zerbo, ex presidente dell’Alto Volta, per appropriazione indebita. L’enorme cifra, 427 milioni di franchi, era stata misteriosamente fatta sparire dai conti statali proprio durante il suo governo. Zerbo verrà condannato a quindici anni di carcere e al rimborso dell’intera cifra mediante confisca di beni e proprietà. Anche un ex ministro del suo governo, coinvolto in un ingente affare sul vino, sarà condannato. I processi sono perlopiù inerenti a scandali finanziari e sottrazioni alla cosa pubblica. Ogni rappresentante del popolo ha l’obbligo di rendicontare le proprie spese. Il popolo partecipa con interesse. Chi ha intascato denaro pubblico a scapito del popolo finisce sotto processo.
    Non furono attuati provvedimenti contro i membri dei precedenti governi, a meno che non fossero esplicitamente colpevoli di specifici reati. È questo il caso di Jean-Baptiste Ouédraogo, rovesciato dal colpo di Stato di Sankara, ma lasciato stare in quanto non colpevole di alcun reato.
  • Operazione uffici verdi.
    Come può un responsabile comandare un dipartimento ministeriale a favore del popolo se non ne conosce le preoccupazioni? (Thomas Sankara)
    Secondo Sankara un lavoro attento era possibile solo in ambienti puliti, ordinati e allegri. Le piante entrarono così in tutti gli uffici a cominciare dal suo, in una campagna di sensibilizzazione alle tematiche ambientali. Ogni due settimane trascorreva una mattinata a riiordinare gli uffici, in particolare l’archivio. A ogni ministero venne assegnato un campo da coltivare. Sankara riteneva importante che in un Paese composto per il 98% da contadini e agricoltori, i loro rappresentanti dovessero provare per primi cosa significasse il lavoro nei campi, in modo da essere più vicini al popolo.
  • Radio “entrate e parlate”. Lo sforzo di far partecipare tutti i burkinabé alla rivoluzione si concretizzò permettendo loro di entrare la mattina nei locali della radio nazionale per parlare in diretta, criticare e proporre idee. Fu sviluppato un circuito di radio rurali che diffondevano programmi di alfabetizzazione e divulgazione in materia di agricoltura.
  • Lotta ai prestiti.
    L’aiuto di cui abbiamo bisogno è quello che ci aiuti a fare a meno degli aiuti. (Thomas Sankara)
    Sankara dava grande importanza alla cooperazione internazionale, ma riteneva fosse da riformare. Criticò gli esperti di economia e i burocrati, unici veri ideatori nonché propositori di strategie che, in cambio della consulenza agli Stati, si facevano pagare a peso d’oro. La rivoluzione rifiutava l’aiuto che serviva a far comprare i prodotti dei donatori e ad aprire conti in banca in Occidente, arrivando più volte a scontrarsi con potenze come gli Stati Uniti d’America.
    Quando l’ambasciatore americano “suggerì” a Sankara di non denunciare più le aggressioni in Centroamerica per evitare di inimicarsi Washington, il presidente rispose con un secco “no”.
  • Sicurezza personale e attentati. Il “capitano” era consapevole di rischiare la vita ogni giorno a causa dei numerosi nemici che si era creato. Per questo motivo veniva protetto da strategie di copertura, come la segretezza dei suoi spostamenti o l’annuncio del luogo delle riunioni solamente due ore prima dell’inizio. Teneva sempre con sé tre pistole da usare in caso di pericolo e gli uomini della scorta cambiavano costantemente. I rischi erano concreti e Sankara ne era perfettamente cosciente.
    Il 28 maggio 1984 viene sventato un colpo di Stato organizzato da sette cospiratori: il colonnello Didier Tiendrebeogo (ex sindaco di Ouagadougou), due luogotenenti, un uomo d’affari, un maggiore della gendarmeria, un sergente e un pilota. Saranno giustiziati l’11 giugno. La Corte marziale rivoluzionaria condanna ai servizi sociali altri cinque accusati, indicando 14 persone i cui nomi figurano nella lista di un prossimo eventuale governo. Sankara li convoca nel suo ufficio spiegando che ogni tentativo di rovesciare il suo governo sarebbe stato represso.

Sankara, oltre a un programma di assoluto valore rivoluzionario in un continente come l’Africa, da secoli soggiogata e assevita alle potenze occidentali, nei soli quattro anni della sua attività governativa ottenne dei risultati che è riduttivo definire eccezionali. Furono infatti:

  • vaccinati contro morbillo, febbre gialla, rosolia e tifo due milioni e mezzo di bambini. L’Unicef si complimentò con il governo per questo risultato;
  • creati posti di salute primaria in tutti i villaggi del Paese;
  • autmentato il tasso di alfabetizzazione;
  • realizzati 258 bacini di acqua;
  • scavati 1.000 pozzi e avviate 302 trivellazioni;
  • stoccati quattro milioni di metri cuni di acqua su 8,7 milioni;
  • realizzate 334 scuole, 284 dispensari-maternità, 78 farmacie, 25 magazzini di alimentazione e 3000 alloggi;
  • creati l’Unione delle donne del Burkina (UFB), l’Unione nazionale degli anziani del Burkina (UNAB), l’Unione dei contadini del Burkina (UPB) e, ovviamente, i Comitati di difesa della rivoluzione (CDR) che seppur inizialmente registrarono alcuni casi di insurrezione divennero ben presto la colonna portante della vita sociale;
  • avviati programmi di trasporto pubblico (autobus);
  • combattuti il taglio abusivo degli alberi, gli incendi del sottobosco e la divagazione degli animali;
  • costruiti campi sportivi in quasi tutti i 7000 villaggi del Burkina Faso;
  • soppressa la Capitolazione e ridotte le tasse scolastiche da 10.000 a 4.000 franchi per la scuola primaria e da 85.000 a 45.000 per quella secondaria;
  • create unità e infrastrutture di trasformazione, stoccaggio e smaltimento di prodotti con una costruzione nei pressi dell’aeroporto per impostare un sistema a vasi comunicanti attraverso l’utilizzo di parte di residui agricoli per l’alimentazione.

Quasi tutte queste riforme, assai innovative per un Paese africano degli anni Ottanta, furono annullate dal regime di Blaise Compaoré, ma restano a testimoniare il fatto che uno spirito libero, un leader sicuramente carismatico ma attento ai bisogni della popolazione e dedito alla lotta contro la povertà, può ottenere risultati straordinari se governa nell’interesse del suo popolo e destina tutte le risorse disponibili allo sviluppo – non solo economico – del proprio Paese. Per farlo, naturalmente, deve rompere la spirale di asservimento internazionale che colpisce la gran parte del mondo cosiddetto sottosviluppato creandosi nemici potenti, subdoli e privi di qualsiasi scrupolo morale.

FINE

Fonte:

Per le note biografiche, le proposte e i risultati dell’azione di governo di Sankara abbiamo attinto da Wikipedia. Le valutazioni politiche sono nostre.

Un commento

Join the Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *