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Intervista a Karl Marx

R. Landor, corrispondente del World, intervista Marx a Londra il 3 luglio 1871. Soltanto un paio di mesi prima, la Comune di Parigi, cui Marx aveva partecipato, era stata soffocata nel sangue.

Questo articolo è uscito il 3 gennaio 1997 nel numero 162 di Internazionale, a pagina 11. L’originale era uscito su The World il 18 luglio 1871. Noi lo abbiamo ripreso da sbilanciamoci.info, che lo ha pubblicato il 7 maggio 2018.

Londra, 3 luglio 1871

Mi avete chiesto di raccogliere informazioni sull’Associazione Internazionale e io ho cercato di farlo. Attualmente, si tratta di un’ardua impresa. Londra è indiscutibilmente il quartier generale dell’Associazione, ma gli inglesi sono spaventati e sentono odor d’Internazionale dappertutto, come re Giacomo sentiva odor di polvere da sparo dopo la famosa congiura. Naturalmente, il livello di consapevolezza dei membri dell’Associazione è aumentato con la sospettosità del pubblico e se gli uomini che la dirigono hanno un segreto da custodire, il loro stampo è tale da custodirlo bene. Ho fatto visita a due dei suoi esponenti più in vista; con uno di essi ho parlato liberamente e qui di seguito riferisco il succo della nostra conversazione. Mi sono personalmente accertato di una cosa, e cioè che si tratta di un’associazione di veri lavoratori, ma che questi lavoratori sono guidati da teorici politici e sociali appartenenti a un’altra classe. Uno degli uomini che ho visto, fra i massimi dirigenti del Consiglio, si è fatto intervistare seduto al suo banco da lavoro, e a tratti smetteva di parlare con me per ascoltare le lamentele espresse in tono tutt’altro che cortese da uno dei tanti padroncini del quartiere che gli davano da lavorare. Ho sentito quello stesso uomo pronunciare in pubblico discorsi eloquenti, animati in ogni loro passo dalla forza dell’odio verso le classi che si autodefiniscono governanti. Ho capito quei discorsi dopo aver assistito a uno squarcio della vita domestica dell’oratore. Egli deve essere consapevole di possedere abbastanza cervello da organizzare un governo funzionante ma di essere costretto a dedicare la sua vita alla più estenuante routine di un lavoro puramente meccanico. Pur essendo un uomo orgoglioso e sensibile, era continuamente costretto a rispondere a un grugnito con un inchino, e con un sorriso a un ordine che sulla scala dell’urbanità si collocava più o meno allo stesso livello del richiamo che il cacciatore lancia al suo cane. Costui mi ha consentito di scorgere un aspetto della natura dell’Internazionale, la rivolta del lavoro contro il capitale, dell’operaio che produce contro il borghese che gode. Quella è la mano che colpirà duro quando giungerà il momento, e quanto alla mente che progetta, credo di aver veduto anche quella, nella mia intervista con il dottor Karl Marx.

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Marxismo oggi in occidente: Le ragioni di una crisi e la necessità di una rinascita

In occasione del 200° anniversario della nascita di Karl Marx, il sito di Radio Cina Internazionale (italian.cri.cn) ha ospitato un articolo di Francesco Maringiò, della redazione di Marx21.it  

Il 2018 è un anno ricco di anniversari importanti per la storia del movimento comunista e del marxismo, a partire dalla celebrazione del bicentenario della nascita di Karl Marx ed il 170esimo anniversario del Manifesto del Partito Comunista.

L’occasione è propizia, in sede di dibattito storico e culturale, per porsi una domanda essenziale: perché ha senso – politico e teorico – parlare di ritorno al (e del) pensiero di K. Marx?

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Bicentenario della nascita di Karl Marx

Duecento anni fa, a Treviri, nasceva Karl Heindrich Marx.

Non è certamente possibile tracciare in poche righe un ritratto biografico delle opere, sia letterarie che politiche, del grande pensatore tedesco. Abbiamo quindi preferito utilizzare la biografia che scrisse Franz Mehring: Vita di Marx, (della quale stiamo completando la trasccrizione), opera che si trovava quasi ovunque nelle sezioni del Partito Comunista Italiano e che ha contribuito a formare intere generazioni di comunisti. Per parte nostra, ci siamo limitati soltanto a inserire poche immagini, per rendere più gradevole la lettura del testo.

 

Una scuola militante

Girolamo Di Michele, Euronomade, 4 settembre 2017

Don Milani a Barbiana

Nei giorni scorsi, Alberto Asor Rosa ha scritto un breve, ma denso elzeviro sullo stato presente del sistema scolastico, il cui titolo è inequivoco: “La scuola nelle mani dei barbari”.

Dopo aver stigmatizzato nel merito e nelle motivazioni la sperimentazione del “liceo breve” che prende l’avvio in questi giorni – «la riprova che siamo nelle mani dei barbari. Anzi, più esattamente, di barbari incolti» –, ricordato che «la spesa d’investimento nella cultura e nella formazione è drammaticamente sempre più bassa in Italia», e sottolineato come sia incongruo il presupposto che l’accorciamento del percorso scolastico troverebbe giustificazione in un raccordo col mercato del lavoro, Asor Rosa va al cuore del problema, chiedendosi a cosa serve la scuola media superiore.

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Lotta di classe e guerra

Antonio Gramsci

La dottrina di Carlo Marx ha dimostrato anche ultimamente la sua fecondità e la sua eterna giovinezza offrendo un contenuto logico al programma dei più strenui avversari del Partito socialista, ai nazionalisti. Corradini saccheggia Marx, dopo averlo vituperato. Trasporta dalla classe alla nazione i principi, le constatazioni, le critiche dello studioso di Treviri; parla di nazioni proletarie in lotta con nazioni capitalistiche, di nazioni giovani che devono sostituire, per lo sviluppo della storia mondiale, le nazioni decrepite. E trova che questa lotta si esplica nella guerra, si afferma nella conquista dei mercati, nel subordinamento economico e militare di tutte le nazioni a una sola, a quella che attraverso il sacrifizio del suo sangue e del suo benessere immediato, ha dimostato di essere l’eletta, la degna.

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I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Fra pochi mesi si terranno le celebrazioni per il centesimo anniversario della Rivoluzione Russa, momento storico fondamentale per l’intera umanità, non solo per la popolazione di quell’enorme paese o per i nostalgici.

Sulla Rivoluzione di Ottobre si sono scritti fiumi di pagine, ma non sempre con obiettività. E allora abbiamo deciso di trascrivere un libro, quello famosissimo di John Reed, I dieci giorni che sconvolsero il mondo, per far sì che chiunque ne abbia voglia possa rendersi conto di quale fu il contesto in cui si svilupparono determinati avvenimenti, chi ne furono i protagonisti e quali le loro pulsioni ideali.

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Lavorare meno, lavorare tutti

Recentemente, il compagno Piergiovanni Alleva, responsabile delle politiche per il lavoro del PCI e consigliere regionale, ha lanciato presso l’assemblea dell’Emilia Romagna una proposta: quella di ridurre la settimana lavorativa a 32 ore suddivise ripartite in quattro anziché cinque giornate. L’obiettivo dichiarato è quello di creare nuova occupazione.

La CGIL di Bologna ha aperto alla proposta e, per bocca del suo segretario Maurizio Lunghi, fa sapere: che “sostiene da tempo che bisognerebbe usare molto di più i contratti di solidarietà, non quelli difensivi, ma quelli attivi”. Per questo sono “sensibili al ragionamento di Alleva: là dove ci sono le condizioni, questa soluzione andrebbe sperimentata.

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Cultura di classe e blocco storico organico

Dovis e Danilo Sarra
Articolo tratto dal n.28 della Rivista Gramsci, dell’Aprile 2016

Scioperanti del settore edile a Parigi

In seno alla società europea, la classe operaia resta il gruppo sociale più numeroso. Per farsene un’idea, restando nel settore automobilistico, solo il gruppo Fca conta 81 stabilimenti produttivi e 92 centri di ricerca in Europa.  Sono passati dodici anni da quando i lavoratori della Fiat-Sata e dell’indotto, con il coinvolgimento di vaste forze sociali e istituzionali, hanno fatto tremare i lussuosi palazzi della famiglia Agnelli, arginando momentaneamente i loro piani di ristrutturazione. Negli stessi anni, l’Europa è stata scossa da lotte profonde, come nel prolungato e partecipato sciopero Contro i ricchi in Norvegia nel 2000, che hanno mostrato la vivacità e la forza materiale dei lavoratori, capaci di smuovere le fondamenta dell’intero continente, perché nessuna società può funzionare senza coloro che producono i mezzi necessari per la sua sussistenza. Anche oggi, la coscienza delle masse viene inevitabilmente toccata dalle grandi lotte dei lavoratori dell’acciaieria di Terni o dalla partecipazione dei minatori del Donbass, in Ucraina, nella battaglia contro il governo fascista di Kiev. I lavoratori di tutto il mondo sono dunque vivi e vegeti e hanno i numeri, la forza e la coscienza per costruire le giuste alleanze. In Francia si verificano imponenti manifestazioni popolari di massa per contrastare la controriforma del lavoro ratificata da Hollande.  In Italia, gli operai Carrefour lottano contro i licenziamenti speculativi che la proprietà effettua per ottenere gli incentivi del renziano Jobs Act. A Vicenza, dopo una lotta di due mesi, i facchini della Prix hanno fermato i tentativi aziendali miranti a sostituire chi lavorava da tanti anni con nuova manodopera, per prendersi gli sgravi fiscali regalati dal governo per le nuove assunzioni e utilizzando il Jobs Act per contratti senza tutele e senza diritti.

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