Tag: Donald Trump

L’Italia nel piano nucleare della Nato

di Manlio Dinucci
il manifesto, 23 gennaio 2017

Il Nuclear Posture Review 2018, il rapporto del Pentagono sulla strategia nucleare degli Stati uniti, è attualmente in fase di revisione alla Casa Bianca. In attesa che sia pubblicata la versione definitiva approvata dal presidente Trump, è filtrata (più propriamente è stata fatta filtrare dal Pentagono) la bozza del documento di 64 pagine.

Esso descrive un mondo in cui gli Stati uniti hanno di fronte «una gamma senza precedenti di minacce», provenienti da stati e soggetti non-statali. Mentre gli Usa hanno continuato a ridurre le loro forze nucleari  – sostiene il Pentagono – Russia e Cina basano le loro strategie su forze nucleari dotate di nuove capacità e assumono «un comportamento sempre più aggressivo anche nello spazio esterno e nel cyberspazio».

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Il PCI condanna la scelta USA di uscire dall’Unesco ed esprime la propria solidarietà al popolo palestinese

di Fosco Giannini
segreteria nazionale PCI
responsabile Dipartimento esteri

Il PCI condanna recisamente la scelta del presidente Donald Trump e dell’Amministrazione USA di uscire dall’Unesco (l’organizzazione delle Nazioni Unite  – NU- avente il compito di promuovere la collaborazione scientifica, la cultura e l’istruzione nel mondo e, dunque, le relazioni pacifiche fra i popoli e gli Stati) e stigmatizza e denuncia con forza gli argomenti utilizzati per tale uscita: il fatto che l’Unesco avrebbe, secondo Washington, “un pregiudizio anti israeliano”. Il PCI critica profondamente l’argomentazione USA a partire da un rilievo concreto: tutta la storia dell’ultimo mezzo secolo dimostra, in verità, che, al contrario da quanto affermato da Trump, sono gli USA ad aver sempre agito sulla base di un doppio, nefasto e sanguinario pregiudizio ciecamente filo israeliano e antipalestinese, che ha portato gli USA ad essere complici dello sterminio, della diaspora e delle sofferenze del popolo palestinese perpetrati da Israele, nonché primi sostenitori del suo riarmo, anche nucleare, e della sua politica imperialista nel Medio Oriente.

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Il Venezuela si ribella al dollaro

Manlio Dinucci, Il Manifesto, 19 settembre 2017

«A partire da questa settimana si indica il prezzo medio del petrolio in yuan cinesi»: lo ha annunciato il 15 settembre il Ministero venezuelano del petrolio. Per la prima volta il prezzo di vendita del petrolio venezuelano non è più indicato in dollari.

È la risposta di Caracas alle sanzioni emanate dall’amministrazione Trump il 25 agosto, più dure di quelle attuate nel 2014 dall’amministrazione Obama: esse impediscono al Venezuela di incassare i dollari ricavati dalla vendita di petrolio agli Stati uniti, oltre un milione di barili al giorno, dollari finora utilizzati per importare beni di consumo come prodotti alimentari e medicinali. Le sanzioni impediscono anche la compravendita di titoli emessi dalla Pdvsa, la compagnia petrolifera statale venezuelana.

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Trump, tamburi di guerra

Siano i comunisti a muoversi, ad essere i primi costruttori del movimento per la pace, ad unire le forze democratiche e di sinistra contro la guerra.

Fosco Giannini
Segreteria nazionale PCI
Responsabile Dipartimento Esteri

La portaerei americana “Vinson”

La tensione, sul piano internazionale, è altissima. Una guerra, di estensione mondiale, è una più che mai concreta possibilità. L’imperialismo USA soffia violentemente sul fuoco, accumulando, giorno dopo giorno, “gli incidenti” affinché l’incendio mondiale divampi. A “sentire” il pericolo, naturalmente, è soprattutto colui che la guerra la sta preparando: Donald Trump. Il presidente USA ha infatti eccezionalmente convocato, in queste ore, l’intero Senato nordamericano alla Casa Bianca. Una scelta inconsueta, che la dice davvero lunga sulla profondità della crisi internazionale che gli USA hanno scientemente voluto e, passo dopo passo, bomba dopo bomba, minaccia dopo minaccia, provocato. Il “briefing” alla Casa Bianca del Senato in seduta esterna e plenaria è stato convocato proprio in relazione alla “crisi coreana” e l’eccezionalità dell’evento – che vede uniti tutti i cento senatori USA, democratici e repubblicani – la dice lunga sulla verosimiglianza di un attacco militare USA contro la Corea del Nord, a due passi dalla Cina. Peraltro, mentre i cento senatori USA saranno al cospetto di Trump, alla Casa Bianca, il sottomarino  nucleare “Michigan” sarà già arrivato nel porto sudcoreano di Busan, ad aumentare e rendere sempre più concreta la minaccia dell’attacco militare USA contro la Corea del Nord.

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Dopo la GBU-43 di Trump: no alle bombe del dottor Stranamore. Ricostruire il movimento contro la guerra

 

Riceviamo e immediatamente pubblichiamo questo comunicato della segreteria nazionale in merito alla bomba sganciata dall’aviazione americana in Afghanistan

Il dottor Stranamore ha sganciato la bomba. Donald Trump, il presidente del più potente Stato imperialista – gli Usa – che in questi anni ha versato il sangue di centinaia di migliaia di civili inermi, oggi dà dell’animale ad Assad mentre in poche settimane bombarda lo Yemen e la Siria; minaccia non tanto velatamente Mosca e Pechino; rafforza la presenza navale militare USA nei Mari del Sud della Cina; stanzia altri milioni di dollari per trasformare le squadre nazi-fasciste a Kiev in uno strutturato esercito filo americano di repressione e conquista dell’Ucraina; prosegue le politiche “golpiste” già messe in campo da Obama in America Latina; invia la propria “armada” navale nei mari della Corea del Nord. Ed ora – per terrorizzare i nemici e l’intero mondo – giunge a far esplodere in Afghanistan una bomba GBU-43 di 11 mila tonnellate di esplosivo, seconda sola alle bombe atomiche. Siamo già all’orrore. Ci chiediamo: quanti morti, quanta distruzione in Afghanistan dalla GBU-43? Lo sapremo mai? Lo riveleranno mai i media occidentali asserviti ai voleri imperialisti?

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Il PCI dice NO al nuovo attacco USA contro la Siria

di Fosco Giannini,
segreteria nazionale PCI
responsabile Dipartimento Esteri

Questa mattina, alle 2.30, sono stati lanciati 59 missili Tomahawk da due portaerei USA al largo del Mediterraneo contro la base di Al Shayrat, in Siria. Donald Trump ha dichiarato guerra e ha già iniziato l’attacco militare – come i suoi predecessori, come aveva già affermato di voler fare Hillary Clinton – contro un Paese già distrutto da una violentissima guerra imperialista, dall’esercito USA e dalla NATO.

Trump ha affermato che l’attacco militare USA sarebbe una risposta alla strage di Khan Sheikhoun, dove martedì mattina sono morte più di 80 persone, fra cui 28 bambini, strage prontamente addebitata all’esercito di Assad.

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Il Partito Comunista Italiano sulla questione della Siria

IL PCI condanna recisamente il nuovo attacco di guerra USA contro la Siria. Il motivo addotto da Trump (l’orrenda strage di Khan Sheikhoun) ha tutti i caratteri della consueta “scusa per la guerra”. Nessuna indagine internazionale, nessun fatto concreto hanno dimostrato che sia stato l’esercito siriano di Assad ad utilizzare le armi chimiche. Mentre la realtà è che l’esercito di Assad – sostenuto dalla Russia di Putin – sta vincendo sul campo contro l’Isis e contro l’”Esercito Libero” filo americano di 100 mila uomini costruito in Siria dagli USA e dai suoi alleati arabi per combattere contro lo stesso Assad.  L’utilizzo di armi chimiche sarebbe un suicidio politico per il governo siriano. A respingere le tesi di Trump, non sono solo il governo siriano e la Russia, ma anche molti analisti di politica internazionale e lo stesso vescovo di Aleppo ne mettono in discussione la possibilità.  Resta sul campo la spinta di guerra che Trump eredita dai suoi predecessori; è la spinta ad una nuova guerra in Siria nella fase della sconfitta dell’ISIS.

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