Tag: Antonio Gramsci

Oppressi ed oppressori

Si tratta di un saggio scolastico del novembre 1910, scritto da Antonio Gramsci quando frequentava l’ultima classe del liceo Dettori di Cagliari.

È davvero meravigliosa la lotta che l’umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L’uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero. Perché pare che sia un crudele destino per gli umani, questo istinto che li domina di volesi divorare l’un l’altro, invece di convergere le forze unite per lottare contro la natura e renderla sempre più utile a bisogni degli uomini. Invece, un popolo quando si sente forte e agguerrito, subito pensa ad aggredire i suoi vicini, per cacciarli ed opprimerli. Perché è chiaro che ogni vincitore vuol distruggere il vinto. Ma l’uomo che per natura è ipocrito e finto, non dice già «io voglio conquistare per distruggere», ma, «io voglio conquistare per incivilire».E tutti gli altri, che lo invidiano, ma aspettano la loro volta per fare lo stesso, fingono di crederci e lodano.

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Classe, popolo, partito: una dialettica antica sempre feconda

Dal sito del nazionale riprendiamo questo contributo di Alexander Höbel, scritto qualche giorno prima dell’anniversario della fondazione del PCd’I il 21 gennaio 1921.

di Alexander Höbel
Segreteria nazionale PCI

1 – In vista del 97° anniversario della nascita del Pcd’I, può essere utile tornare a riflettere sulla questione del rapporto tra classe, popolo e partito. Si tratta di un tema “classico” nell’elaborazione e nella storia del movimento comunista. Si tratta di una questione che impegna i comunisti fin dal sorgere del loro movimento; riguarda cioè i fondamenti stessi del loro agire politico. Nel Manifesto del Partito comunista(traduzione di Palmiro Togliatti), Marx ed Engels scrivevano:

Che relazione passa tra i comunisti e i proletari in generale? I comunisti non costituiscono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai. Essi non hanno interessi distinti dagli interessi del proletariato nel suo insieme. Non erigono principi particolari, sui quali vogliano modellare il movimento proletario. I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solamente per il fatto che […] rappresentano sempre l’interesse del movimento complessivo1.

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Antonio Gramsci: Controllo operaio

Il 21 gennaio 1921 veniva fondato il Partito Comunista d’Italia. Sono trascorsi novantasette anni e ripercorrere tutta la grande storia di questo grande partito è impossibile in questa sede.

Fra i fondatori, è noto, vi fu uno dei più studiati intellettuali del Novecento italiano ed europeo, Antonio Gramsci, la cui opera viene letta e analizzata ancora oggi (anzi, forse più oggi che ieri) in tutte le università del mondo. Le sue opere sono di una freschezza e di una lucidità senza pari e ci aiutano a comprendere le dinamiche del presente.

Pochi giorni dopo la fondazione del PCd’I, il 10 febbraio 1921, Gramsci scriveva questo articolo sull’Ordine Nuovo:

Controllo Operaio

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Antonio Gramsci, Odio il Capodanno

Antonio Gramsci da giovane

Il 1° gennaio 1916, i torinesi che si recavano nelle edicole per acquistare l’edizione locale del quotidiano socialista Avanti!, nella rubrica “Sotto la Mole” trovavano un breve articolo, scritto da un giovane ma promettente redattore, il non ancora venticinquenne Antonio Gramsci.

L’articolo è, se vogliamo, premonitore di un filone di pensiero che attraverserà tutta l’opera del futuro fondatore e segretario del Partito Comunista d’Italia: quello della ricerca dell’uomo nuovo che, attraverso un processo di formazione permanente, riscatta se stesso e i componenti della sua classe sociale dallo sfruttamento. Ed è anche un inno all’anticonformismo, un’invocazione ad essere protagonisti e artefici della propria vita, a determinare il proprio destino.

In questo periodo di crisi della sinistra, quando sembrano del tutto affossate le speranze di cambiamento, vogliamo fare nostre queste parole del pensatore sardo, consapevoli del fatto che dobbiamo, ogni giorno, lottare per conquistare i nostri obiettivi, senza mai arrenderci né concederci pause.

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Il giudice, il prigioniero… e i romanzieri

di Domenico Losurdo

Prefazione al volume “Gramsci e il giudice” di Ruggero Giacomini

Tra i tormenti che affliggono Gramsci in carcere c’è un dubbio, semplice e atroce: i suoi compagni di partito si stanno realmente impegnando per la sua liberazione, oppure c’è qualcuno che trama nell’ombra per ostacolarla o renderla impossibile? A partire da questo dubbio, alcuni interpreti si sono sbizzarriti in ricostruzioni romanzesche, al cui centro campeggia l’avventurosa affermazione secondo cui il grande pensatore e rivoluzionario avrebbe concluso la sua esistenza dando l’addio alla militanza comunista. Ho parlato di ricostruzioni romanzesche per il fatto che esse si fondano sul nulla. Non solo i Quaderni, anche le Lettere dal carcere testimoniano sino alla fine l’interesse simpatetico di Gramsci per il paese scaturito dalla rivoluzione d’Ottobre.

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“Il mondo di Antonio Gramsci”, trasmissioni radio in podcast

Il 23 settembre, la tramissione Pantheon di Radio 3 RAI ha iniziato a trasmettere un ciclo di trasmissioni dedicate ad Antonio Gramsci. Ecco il quadro delle trasmissioni finora andate in onda (cliccando sul titolo si accederà alla pagina del sito di Radio 3 RAI e si potrà ascoltare la registrazione):

  1. Prima puntata: Antonio detto Nino
  2. Seconda puntata: con Michela Murgia
  3. Terza puntata: con Silvio Pons
  4. Quarta puntata: modernità alternative con Beppe Vacca
  5. Quinta puntata: il giornalista in carcere con Luciano Canfora
  6. Sesta puntata: con Maria Luisa Righi e Francesca Izzo

La trasmissione va in onda il sabato alle ore 18.00 su Radio 3.

 

1922 – Colpo di Stato della borghesia

La Marcia su Roma

Il 20 febbraio del 1922 veniva costituita l’Alleanza del Lavoro, un cartello al quale aderivano sindacati e partiti politici antifascisti, avente come scopo la creazione di “un’alleanza delle forze proletarie” per rispondere allo squadrismo fascista e risolvere i problemi delle libertà politiche e sindacali attraverso la difesa della giornata lavorativa di otto ore. Il 31 luglio l’Alleanza proclama uno sciopero generale che, per bocca di Turati, dovrà essere “legalitario” nel senso che “i lavoratori devono assolutamente astenersi dal commettere atti di violenza che tornerebbero a scapito della solennità della manifestazione e si presterebbero alla sicura strumentalizzazione degli avversari; salvi i casi di legittima difesa delle persone e delle istituzioni, contro le quali, malauguratamente, la violenza avversaria dovesse scaricare i suoi furori…”. Lo sciopero, iniziato il 1° di agosto, scarsamente organizzato e privo di guida, durò ventiquattro ore e si rivelò un fallimento permettendo ai fascisti di esercitare violenze di ogni tipo sugli scioperanti. Nella sua monumentale biografia mussoliniana, De Felice ha sostenuto che proprio questo sciopero abortito inflisse un colpo mortale alla democrazia italiana spianando “il terreno a Mussolini, spazzando via di un colpo gli ostacoli e i pericoli di cui era cosparsa la sua strada verso il potere…”. È stupefacente notare come, molti anni prima che lo storico reatino si apprestasse alla realizzazione della sua opera su Mussolini, altri aveva avuto modo di scrivere sullo stesso evento e sulle sue conseguenze quanto segue: “Nel 1921 l’Avanti! e il Partito socialista erano contrari all’azione generale proposta dai comunisti e la sabotarono in ogni modo fino alla catastrofe dello sciopero legalitario dell’agosto 1922, che ebbe solo il risultato di spingere gli industriali e la Corona verso il fascismo e di far decidere l’on. Mussolini al colpo di Stato…”: parole scritte da Antonio Gramsci nell’articolo Le elezioni comparso sull’Ordine Nuovo del marzo del 1924 (Gramsci antesignano del revisionismo storico? Semplicemente Gramsci storico, da leggere e da rileggere, anche da parte di chi si definisce revisionista).

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“Fuori l’Italia dalla Nato”, un vecchio slogan per un tema attualissimo

Riportiamo il discorso conclusivo del convegno “Fuori l’Italia dalla Nato. Imperialismo e guerre; sì al disarmo nucleare; no all’occupazione militare della Sardegna” che si è tenuto a Cagliari sabato 7 ottobre 2017.

Juri Carlucci
Dipartimento Esteri PCI *

Care Compagne e Cari Compagni,

innanzitutto un caro saluto agli organizzatori di questo Convegno e in particolare al segretario regionale del PCI Giuseppe Ibba e ai compagni Sandro Puliga e Piero Manunta. Portandovi i saluti del compagno Fosco Giannini, responsabile del Dipartimento Esteri del PCI, inizio questo mio intervento conclusivo.

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