Sradicare il fascismo

Articolo di fondo di Pietro Secchia pubblicato su «Vie Nuove», n. 4, del 13 ottobre 1946. Questo articolo è stato scritto quando i comunisti, insieme ai socialisti, erano ancora al governo.

Il pericolo del fascismo esiste, è stato da noi denunciato sulla stampa, sulle piazze e nel Parlamento. È un pericolo serio e solo chi non lo vuole vedere non lo vede.

Troppi sono gli episodi e le manifestazioni che provano la precisa intenzione da parte di determinati gruppi di creare nel nostro paese tutte le condizioni per il ritorno del fascismo. Troppi sono i fatti che denunciano l’esistenza di organizzazioni fasciste le quali si propongono lo scopo ben preciso di uccidere la Repubblica democratica.

I gruppi e le organizzazioni neofasciste sono molteplici, con aspetti e nomi diversi, ma il loro scopo è unico. Questi gruppi clandestini sono in parte collegati ed in parte cercano collegamento tra di loro. Sono finanziati da certi gruppi di capitalisti e di grossi agrari, abbastanza ben individuati, ed hanno legami con partiti e movimenti politici che vanno dalle fazioni monarchiche sino alle altre correnti di destra1 che pur si dicono democratiche. I fili portano lontano, portano fuori dello Stato italiano ed anche fuori delle nostre frontiere.

Fascismo sotterraneo

Il partito fascista non ha mai cessato del tutto di esistere. Stroncata la sua esistenza legale dalla vittoriosa insurrezione del 25 aprile 1945, esso si è riorganizzato clandestinamente, prendendo il nome di partito fascista democratico (PFD). Alla sua direzione permangono i vecchi gerarchi fascisti e repubblichini e non manca una organizzazione armata, le SAM, che sono organizzate nella seconda metà del 1945. I membri del loro comando fanno parte della direzione del PFD. Le SAM reclutano i loro aderenti specialmente tra gli ex ufficiali e militi della Littorio, della Nembo, della Xª Mas, di altre famigerate legioni.

L’azione delle SAM è prevalentemente «militare». Organizzazione di attentati terroristici e di delitti provocatori contro gli uomini e le sedi dei partiti democratici e di governo ed anche contro persone estranee alla lotta politica.

Il PFD oltre alle SAM cerca di darsi un’organizzazione a carattere politico costituendo, ovunque può, «nuclei» ai quali vengono affidati i compiti più diversi sul terreno della propaganda: diffusione della stampa legale e clandestina, diffamazione della Repubblica e delle organizzazioni democratiche, e soprattutto opera di spionaggio.

Ai capi di questi nuclei è stato chiesto l’elenco dei comunisti, dei socialisti, degli azionisti, dei democristiani, dei liberali (!) attivi come antifascisti nel loro quartiere.

Inoltre questi nuclei fascisti devono provvedere a fare penetrare nei partiti antifascisti degli elementi di sicura fede non noti come fascisti, non ex detenuti.

Il PFD dispone altresì di un cosiddetto Ufficio di Assistenza, il quale provvede a sussidiare i reduci da Coltano, da Procida e da altri luoghi di detenzione. Questo ufficio ha organizzato delel mense e dei ricoveri sotto «coperture» diverse e alcune sotto salvaguardia sicura.

Traffico d’armi

Il traffico d’armi tra una località e l’altra d’Italia per opera di questi gruppi non è trascurabile, specie nella Lombardia e nel Veneto (nel Friuli) nonché in parecchie locallità dell’Italia meridionale. 

Elementi dirigenti del cosiddetto PFD hanno rapporti con «fascisti» residenti all’estero, specialmente in Spagna, nel Brasile e nel Portogallo. Ma il fatto più grave è che questi «banditi» mantengono impunemente contatti con ufficiali e sottufficiali dell’esercito e particolarmente con certi ufficiali del ministero della Guerra, della Marina e dell’Aeronautica, dell’arma dei carabinieri, con funzionari di polizia, specialmente con ex funzionari dell’OVRA.

Questi nuclei fascisti hanno nelle principali città d’Italia degli organi di stampa «legali», alcuni da essi diretti, altri ispirati, con i quali tengono contatti.

Fogli «clandestini»

Ma oltre a questi quotidiani e settimanali che si pubblicano alla luce del sole, col placet e col consenso delle autorità repubblicane, ve ne sono altri «clandestini» nei quali il linguaggio è più aperto, senza veli di sorta.

Così, ad esempio, è analizzata la situazione italiana in uno di questi fogli «clandestini» che si intitola pomposamente «Rivoluzione». Secondo questo foglio tra il 25 luglio 1943 ed oggi possono distinguersi tre periodi. Il primo va dal 25 luglio 1943 al 25 aprile 1945, è il periodo dei CLN, quello in cui «il fascismo ebbe il maggior numero di avversari ed in cui questi si dimostrarono più compatti». Il secondo periodo va sino al giugno 1946 e si dimostra già più favorevole per i fascisti che possono legarsi alle forze monarchiche e ai partiti di destra «costretti a mitigare sensibilmente il loro atteggiamento antifascista».

Il terzo periodo, quello attuale, sarebbe caratterizzato dall’acutizzarsi della lotta sociale, in questa lotta i comunisti si troverebbero isolati, staccati persino dai socialisti. Le destre, «che hanno per caratteristica distintiva una vigliaccheria congenita per paura dei comunisti, cercheranno una forza qualunque cui appoggiarsi. Quello sarà il nostro momento», afferma «Rivoluzione».

Una volta eliminato il partito comunista che è il «nuocleo più ferocemente antifascista, si chiuderà il terzo periodo ed entrerà in vigore la quarta fase, caratterizzata dalla lotta contro le destre».

Queste le prospettive dei fascisti di «Rivoluzione». Essi ritengono ancora valido lo schema della lotta politica del 1922, e non tengono conto della mutata situazione in Italia e in Europa. Ma il documento è indice del torbido lavorio di provocazione e di disgregazione che il neofascismo va compiendo.

Il fascismo non potrà tornare!

In realtà, è oggi vano, e perfino ridicolo, fantasticare di terzo e quarto periodo fascista. Il fascismo in Italia non ritornerà, non potrà tornare. Non perché una qualche forza sovrannaturale ci garantisca da un tale pericolo. Non tornerà perché gli italiani sono decisi a battersi per la difesa e il consolidamento della Repubblica democratica.

Ma il governo che cosa fa? Qui è il punto. Il vero pericolo non è nei conati politici del fascismo, ma soprattutto nella colpevole tolleranza, nella piena libertà concessa alla stampa ed alle organizzazioni fasciste, nell’impunità per tutti i nemici della Repubblica, per tutti i sabotatori della nostra economia. Il pericolo fascista è negli atteggiamenti di certi funzionari dello Stato, di certi magistrati in particolar modo, di taluni ufficiali superiori della polizia, dei carabinieri, dello stato maggiore, atteggiamenti che fanno pensare a qualche cosa di più della tolleranza. Fanno pensare alla connivenza ed alla complicità.

Si potrebbero citare esempi a decine, se ne potrebbe fare oggetto di un esame particolare.

È ora che il governo agisca.

Il pericolo fascista, senza voler drammatizzare, esiste ed è serio. Dev’essere affrontato energicamente e decisamente. Bisogna applicare le leggi della Repubblica nei confronti della stampa e delle organizzazioni del fascismo e se necessario rafforzare le leggi esistenti. Bisogna stroncare il commercio ed il trasporto di armi che viene effettuato dalle organizzazioni neofasciste in diverse regioni d’Italia e specie nel Veneto.

Bisogna esigere dai funzionari dello Stato il rispetto e l’applicaizone della legge, la difesa della democrazia e della libertà.

E bisogna affrontare e risolvere, senza ulteriori lentezze burocratiche, i problemi che oggi stanno a cuore e assillano i lavoratori, il problema del salario, il problema dell’alimentazione, della casa e del riscaldamento, il problema del lavoro, i problemi in una parola della vita e della ricostruzione del paese.

Perché è soprattutto sul disagio economico, sulla miseria e sulla disperazione che i fascisti speculano e contano.

Infine per fare fronte al pericolo fascista, per estirpare per sempre le sue radici, è necessario che le forze democratiche e che certi partiti non ripetano gli errori del passato. Il fascismo nel 1922 è andato al potere perché c’è stato che gli ha aperto le porte.

Note

  1. All’epoca non esisteva ancora il MSI.