Il PCI sostiene la candidatura di Gianmarco Veruggio

Gianmarco Veruggio

Le implicazioni delle scoperte scientifiche sulla vita umana possono avere un impatto benefico oppure provocare effetti devastanti e ciò non dipende soltanto dall’uso che se ne fa, ma dalle logiche sottostanti alla ricerca scientifica. La stessa tecnologia può essere applicata in ambito biomedicale oppure produrre una devastante arma da guerra (si pensi all’utilizzo del laser), essere applicata al servizio del benessere dell’umanità o a esclusivo vantaggio di pochi percettori di profitto d’impresa.

Una parte degli scienziati sostiene che il proprio compito sia quello di sviluppare la propria disciplina, lasciando che siano altri a decidere in quali ambiti applicarla. In sostanza, considerano le proprie ricerche come attività strettamente tecniche e si ritengono esenti da responsabilità morali o sociali in merito al loro utilizzo. Un’altra parte, invece, esprime giudizi di valore etico che potremmo definire di breve periodo, esprimendo le proprie preoccupazioni morali in merito alla propria attività in termini di “buono e cattivo”, rifacendosi per la loro definizione ai valori culturali accettati e alle convenzioni sociali. Infine, esiste una terza categoria di scienziati che si interroga in termini globali e sul lungo periodo, considerando problemi come il digital divide fra Nord e Sud del mondo o fra le diverse generazioni e interrogandosi sulle conseguenze che le proprie scoperte potranno avere nelle società in cui verranno adottate.

Gianmarco Veruggio appartiene al terzo gruppo, come abbiamo avuto modo di constatare qualche giorno fa nel corso di un lungo e cordiale incontro. E abbiamo scoperto di condividere le stesse preoccupazioni, seppure partendo da punti di vista totalmente differenti. In particolare, per quello che riguarda il tema del lavoro, è sempre più urgente fare qualcosa perché si inverta l’attuale tendenza alla distruzione di occupazione e alla sostituzione del lavoratore con una macchina, che lavora ventiquattr’ore al giorno, sette giorni a settimana, trecentosessantacinque giorni all’anno. Ma soprattutto, non si ammala, non va in maternità, non si iscrive al sindacato. Inoltre, occorre anche fare qualcosa per evitare che queste macchine vengano utilizzate come strumenti di distruzione. Verrebbe fra l’altro a mancare uno dei principali deterrenti alla guerra, perché non si dovrebbe più giustificare di fronte all’opinione pubblica lo spreco di tante giovani vite.

Al di fuori dell’ambito professionale, Veruggio ha fondato nel 2000 l’associazione “Scuola di robotica”, per promuovere la conoscenza di questa nuova scienza all’interno del mondo dei giovani e dei giovanissimi. Gli incontri si svolgono facendo largo uso di robot sviluppati a scopo educativo. Durante anni di attività, è stato possibile notare come, nei confronti della tecnologia, vi sia una sorta di gap di genere, dovuto alla tradizione di dare ai bambini giocattoli diversi: ai maschietti la play station, alle femminucce la bambola. Questo diverso atteggiamento nei confronti delle macchine viene facilmente superato dando anche alle bambine e alle ragazze la possibilità di interagire allo stesso modo con l’apparato elettronico.

Nel 2002, il candidato conia il termine “roboetica” e dà origine a studi su come applicare l’etica umana alla robotica. La macchina al servizio dell’uomo e non viceversa, insomma. Ne nasce un filone di ricerca che unisce materie tipicamente scientifiche come l’ingegneria elettronica al diritto, alla filosofia, alla psicologia e ad altre discipline tradizionali.

Sono temi complessi, come complessa è la vita di tutti i giorni in questo primo scorcio di Ventunesimo secolo. Ma siamo di fronte a una nuova fase, che a pieno titolo possiamo definire rivoluzionaria, per quanto riguarda i rapporti sociali ed è il momento di iniziare a discuterne anche nelle sedi istituzionali dove ci sembra evidente come i rappresentanti eletti dal popolo si limitino a gestire l’esistente alla meno peggio, invece che svolgere il loro ruolo in chiave di progettazione di un futuro sostenibile per gli esseri umani.

Questi non sono argomenti che si esauriscono in una campagna elettorale, ma il nostro partito sta lavorando per costruire un modello alternativo di società, più a misura d’uomo. Non ci interessa, perché non abbiamo sistemi di potere da difendere, poltrone su cui sedere o fondazioni e associazioni da finanziare – e l’abbiamo peraltro anche scritto su questo sito -, il mero risultato elettorale; ci interessa costruire un progetto di città per il prossimo ciclo amministrativo. Una città in cui i servizi pubblici siano “pubblici”, ossia gestiti dall’amministrazione pubblica; una città che accolga e non respinga e, soprattutto, dia opportunità di lavoro e crescita, professionale e personale. Sulla questione AMIU/IREN, ad esempio, abbiamo avuto uno scambio di idee con Veruggio e abbiamo potuto costatare che le sue idee coincidono con le nostre, ma soprattutto che le sue conoscenze tecniche potrebbero offrire una soluzione semplice, concreta, economica e a forte impatto sulla qualità dell’ambiente cittadino.

Per queste ragioni, abbiamo deciso di sostenere la candidatura di Gianmarco Veruggio a consigliere comunale nell’ambito della lista Chiamami Genova Paolo Putti Sindaco, alla quale già facevamo riferimento, seppure con un sostegno esterno.

Alle prossime elezioni amministrative i comunisti voteranno e faranno votare Gianmarco Veruggio, candidato al consiglio comunale per la lista Chiamami Genova.

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