Sanzioni per una società del gruppo Iren

Durante il Consiglio comunale di oggi, Enrico Musso, capogruppo della lista che porta il suo nome, ha interrogato la giunta in merito a un’azione che AGCM (l’Autorità garante della concorrenza e del mercato) ha intrapreso pochi giorni fa nei confronti di una società del gruppo Iren. La società si sarebbe resa colpevole di attivazioni di contratti per la fornitura di energia non richiesti, agendo quindi in maniera poco trasparente e corretta, fatto per cui è stata sanzionata con la cifra di 830.000 euro.

Siamo andati a verificare e questi sono documenti a disposizione di tutti:

Ovviamente non spetta a noi entrare nel merito della vicenda dal punto di vista tecnico o giuridico. Ci competono invece alcune valutazioni politiche.

In primo luogo, riteniamo che il Comune di Genova fosse totalmente all’oscuro delle pratiche scorrette messe in atto da una società di cui è azionista. Del resto non si tratta di un’azienda in house, né di una partecipata o municipalizzata che dir si voglia, ma di una SPA quotata in borsa e quindi gestita esternamente all’amministrazione. Riteniamo però che il Comune di Genova non abbia attivato o non abbia avuto la possibilità di attivare gli strumenti per effettuare gli opportuni controlli sull’operatività di un’azienda della quale è socio di riferimento e che opera in un contesto di fornitura di beni e servizi strategici come l’acqua, il gas, l’elettricità. E se non li ha avuti in questa occasione, quali garanzie ci sono che abbia gli strumenti per svolgere la dovuta azione di controllo sulla raccolta dei rifiuti qualora –  cosa che naturalmente non auspichiamo – l’accorpamento fra Amiu e Iren avesse seguito?

Seconda considerazione, di carattere più generale. I comunisti sono sempre stati e sono contro le privatizzazioni, in particolare quando queste riguardano i servizi di pubblica utilità, quelli che consentono ai cittadini di vivere dignitosamente. E le motivazione di questa nostra scelta non sono solo meramente ideologiche, ma si basano su dati empirici. Infatti, limitatamente all’argomento che stiamo trattando, da quando telecomunicazioni, gas ed energia elettrica sono passati in mano ai privati, le pratiche commerciali scorrette sono all’ordine del giorno e colpiscono specialmente quella parte debole della popolazione (anziani, persone a basso tasso di scolarizzazione, donne sole) che, invece, andrebbe maggiormente tutelata. Per noi il nesso fra le logiche di profitto e la scorrettezza commerciale è evidentissimo, così come è evidente che occorre superare il modello basato sulla presunzione che il privato sappia svolgere il suo compito meglio del pubblico, poiché maggiormente stimolato dalle logiche di mercato. Il privato persegue i suoi obiettivi di profitto che assai raramente (o quasi mai) coincidono con quelli della collettività.

Fermiamo la privatizzazione del settore pubblico e garantiamo a tutti il godimento di servizi essenziali di qualità, universali e a basso costo. Si può fare; la sinistra, se vuole, lo può fare.

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