Resoconto dell’incontro con il sindaco Marco Doria

Scrivo questo post usando la prima persona singolare perché in delegazione dal sindaco, in rappresentanza del Partito, c’ero io ed è giusto che mi assuma la responsabilità di quello che ho detto.

Qualche giorno fa avevo scritto anticipando le mie intenzioni in merito a un eventuale possibile accordo con il PD in chiave elettorale e ieri ho ribadito le posizioni espresse.

Marco Doria ha illustrato quella che secondo lui è una necessità per Genova: costruire una coalizione che abbia un peso sufficiente a impedire la vittoria del Movimento 5 Stelle o della destra. Una visione legittima e, se il problema si fosse posto qualche anno fa, condivisibile. Ma i tempi secondo me sono cambiati e dobbiamo lavorare su una prospettiva di lungo periodo, pena la scomparsa dei nostri ideali, con i quali troppe volte siamo scesi a compromessi per salvare compagini di governo o amministrazioni che esprimevano politiche contrarie agli interessi della classe sociale a cui facciamo riferimento.

Ho dichiarato l’indisponibilità del PCI a entrare in una coalizione con il PD perché trovo incompatibile, per chi vicino al proprio nome presenta l’aggettivo “comunista” trovare qualsiasi forma di accordo con chi:

  • con il Jobs Act, l’abolizione dell’articolo 18, i voucher ecc. ha massacrato i diritti dei lavoratori e le speranze dei nostri giovani;
  • con la Buona Scuola ha provato ad aziendalizzare il settore dell’istruzione pubblica, pur continuando ad aumentare i contributi alla scuola privata;
  • sta cercando in ogni modo di affossare una sanità che era il fiore all’occhiello del nostro Paese, pubblica, gratuita e di qualità allo stesso tempo;
  • si ripromette di privatizzare tutto il possibile nell’ambito dei servizi pubblici locali strategici;
  • fa finta che i referendum non siano altro che sondaggi di opinione dei quali è possibile non tenere conto alcuno.

In sintesi, con chi attua politiche neoliberiste spinte, magari applicando il dettato dei documenti della JP Morgan Chase invece che la Costituzione Italiana (dimenticavo… questa è troppo socialista!).

Inoltre, ho ricordato come nel 2015 alle Regionali l’intenzione del PD fosse quella di cancellare la sinistra ligure, spingendola ai margini della vita politica. Ora che il mito dell’autosufficienza è crollato e il cosiddetto Partito della Nazione si è dissolto come neve al sole il PD vorrebbe che li aiutassimo a risolvere i suoi problemi e a risalire la china. Un po’ comodo.

Inoltre, dato che è ipotizzabile che oltre che a quelle amministrative si vada anche ad elezioni politiche, contemporaneamente o con qualche mese di differenza, quale giustificazione ci sarebbe di fronte agli elettori per una lista che si proponesse antagonista del PD su scala nazionale e allo stesso tempo alleata su base locale, se non quella di racimolare qualche poltrona? No, grazie, non ci interessa, come non ci interessano più i ragionamenti sulle differenze fra elezioni locali e nazionali: sono argomenti politicisti, non rappresentano certo il comune sentire dei cittadini elettori.

Infine, ultimo ma non meno importante, per me è impossibile pensare a un’alleanza con chi ha una visione diversa dello Stato. Al referendum costituzionale io ho difeso il sistema parlamentare contro chi voleva trasformarlo in qualcos’altro e l’ho difeso contro il volere di un Parlamento per me abusivo, in quanto eletto con una legge dichiarata incostituzionale. Per me è stata una questione di grande importanza e non posso dimenticarmene tanto facilmente. E non posso nemmeno fare finta di niente, se voglio continuare a guardarmi allo specchio la mattina.

Probabilmente queste scelte condanneranno il PCI all’opposizione, ma chi ha detto che dall’opposizione non si possa far politica e ottenere dei risultati? La storia del PCI di Togliatti, Longo, Berlinguer è quella di un grande partito di opposizione che da quegli scranni ha difeso i diritti dei lavoratori e ha contribuito a portare l’Italia a ricoprire un ruolo di primaria importanza nel contesto della politica internazionale. Se i numeri non ci permetteranno di fare opposizione all’interno delle istituzioni, la faremo fuori, nelle piazze, nelle lotte degli operai e degli studenti. Pazienza, vorrà dire che ci organizzeremo in maniera diversa. D’altra parte, l’Italia ha detto no alle politiche renziane e, se vorrà ancora essere forza di governo, il PD dovrà prima di tutto risolvere le sue grandi contraddizioni interne, a tutti i livelli.

Alberto Soave
Partito Comunista Italiano
Comitato Centrale

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