Perché è stato giusto tentare la raccolta firme

La raccolta firme a Sestri Ponente

È un dato di fatto: il PCI non si presenterà alle prossime elezioni europee. Abbiamo provato a raccogliere le firme necessarie per la presentazione delle liste, ma non ci siamo riusciti.

Questo dato di fatto merita, però, alcuni approfondimenti. Ed è doveroso fare questo sforzo ulteriore per illustrare il perché sono state fatte alcune scelte che hanno comportato un notevole sforzo, anche economico, per le federazioni sparse su tutto il territorio nazionale.

Il PCI, come del resto tutti i partiti, ha necessità, per svolgere la sua azione e divulgare le sue idee, di visibilità. Visibilità che ci viene negata dai media e che dobbiamo andare a prenderci da qualche altra parte e in qualche altro modo. Due esempi, diversissimi tra loro, possono spiegare meglio:

  1. Come ogni anno, intorno al 21 gennaio viene celebrato l’anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia. Centinaia di compagni di tutte le diverse componenti della galassia comunista si ritrovano a Livorno nei pressi del Teatro San Marco. Ovviamente, anche quest’anno, come sempre, c’eravamo anche noi. Le televisioni hanno inquadrato tutte le bandiere, tranne le nostre. Svista o fatto voluto? Noi propendiamo per la seconda ipotesi.
  2. Recentemente abbiamo inviato a tutte le testate giornalistiche, televisive, radiofoniche e ai siti web di informazione di cui siamo a conoscenza un comunicato che sapevamo essere forte, quello sulla decisione del Consiglio comunale di intitolare una targa a Norma Cossetto. Di fronte a questa provocazione, ritenevamo che non si sarebbero lasciati scappare l’occasione per scatenare una polemica; invece, niente su tutta la linea, silenzio tombale.

I comunisti, inoltre, hanno sempre fatto perno su una solida organizzazione e questa campagna è stata un’occasione per testare la capacità organizzativa della federazione di Genova. La nostra sceltra, già da tempo, è sempre stata quella di creare un partito di militanti, con frequenti riunioni, con uno scambio vivace di opinioni, con una presenza il più possibile costante e capillare sul territorio. Ovvio, siamo un piccolo partito e non abbiamo certo la pretesa di paragonarci a quello che era il P.C.I. prima del congresso di Rimini del 1991, ma il modello è quello. Però le organizzazioni non si creano sulla base di modelli teorici o di proclami verbali, si creano lavorando – sodo – insieme per raggiungere un obiettivo comune. E vanno testate e messe alla prova, quando serve.

Compatibilmente con le condizioni date (piccolo partito, inizio tardivo della campagna per cause indipendenti dalla nostra volontà), il partito genovese ha retto bene e – lasciatecelo dire, perché è un dato di fatto per noi estremamente positivo – ha lavorato con gioia. Sapevamo di dover far fronte a numeri impossibili, ma siamo scesi nelle piazze con la volontà di dare un contributo positivo a questa campagna. La legge elettorale vigente è scritta appositamente per impedire ai piccoli partiti di partecipare alle elezioni: prevede che debbano essere raccolte 150.000 firme, 30.000 per ogni circoscrizione elettorale, di cui almeno 3.000 in ogni regione. Non importa, ci abbiamo provato lo stesso e faremo tesoro di questa sconfitta (se di sconfitta si può parlare).

Avevamo di fronte a noi tre opzioni. Di una, quella di raccogliere le firme abbiamo detto e continueremo a farlo. Era sul campo la possibilità di unire le forze con altre espressioni politiche, ma non si sono trovate le necessarie convergenze programmatiche per cui abbiamo detto di no a forme di coalizione che non potevano rappresentarci. La terza opzione era quella di tentare – con una forzatura, perché non c’era la certezza di poterlo fare -un apparentamento con qualche altro partito comunista europeo (ad esempio quello portoghese, ma non solo) già rappresentato al Parlamento europeo. L’abbiamo esclusa come troppo farraginosa e come un’operazione tipica di un ceto politico a caccia di poltrone e di visibilità d’accatto.

La strada e le piazze ci hanno impedito di accedere alle elezioni europee… no, la strada e le piazze ce lo avrebbero consentito, visti i riscontri generalmente positivi che abbiamo avuto presentando il nostro simbolo, la legge elettorale ce lo ha impedito. Ma la strada e le piazze ci hanno permesso di entrare in contatto con persone che altrimenti non avremmo mai incontrato, di ascoltare e fare nostre storie di lavoratori, disoccupati, pensionati, storie che ci hanno arricchito. Ci hanno permesso di fare nuovi iscritti e, quindi, la prossima volta, di essere più forti. Ci hanno dato una carica che non sapevamo di possedere e ci hanno aiutato a cementare il gruppo.

Abbiamo scelto la via più difficile, lo sapevamo, ma eravamo e siamo convinti che niente sarà facile per noi. Non avevamo i numeri per raggiungere l’obiettivo in questo modo, ma stiamo crescendo e stiamo crescendo bene, con la giusta determinazione.

L’importante per noi è la costruzione del partito, operazione che sarà lunga e faticosa e che necessita di molti tasselli da incastrare uno per volta. Questo primo passo è stato fatto, ora continueremo per la nostra strada, avendo dimostrato quello che volevamo dimostrare, diversi da tutti gli altri per spirito e atteggiamento, e fieri della nostra alterità.

Compagne e compagni, continuiamo così, proponiamoci di tornare in ogni piazza e in ogni strada. Presto raccoglieremo i primi frutti, poniamoci degli obiettivi ambiziosi e anche i risultati che raggiungeremo saranno duraturi e concreti.

2 Commenti

  1. Cari compagni,
    nel dichiararmi dispiaciuto per l’esito – per altro purtroppo prevedibile – della raccolta firme, segnalo che il blog che coordino, in data 3 aprile 2019, ha dato spazio al vostro comunicato stampa.
    Questo il link al quale potete trovarlo:

    https://pennatagliente.wordpress.com/2019/04/03/riceviamo-da-partito-comunista-italiano-federazione-di-genova-e-volentieri-pubblichiamo

    Approfitto dell’occasione per augurare buone feste a tutti i compagni, anche a nome degli altri componenti della Redazione.
    Stefano

    1. Hai ragione, avevi pubblicato il nostro comunicato stampa con prontezza, e di questo ti siamo immensamente grati. Il fatto è che tu li pubblichi tutti, per cui ormai ti consideriamo uno di famiglia e non ti mettiamo nel conto delle nostre rimostranze nei confronti dei media.
      Anche a te e ai componenti della redazione i migliori auguri di buone feste, in particolare buon 25 aprile e buon 1° maggio.

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