L’approccio di Tullio De Mauro con la pubblica amministrazione

Sul Secolo XIX di oggi 7 gennaio 2017, Giunio Luzzatto ricorda Tullio De Mauro, scomparso due giorni prima. L’autore ne traccia un ritratto di quando era ministro della Pubblica Istruzione, mettendo a confronto – fra le righe – uno stile di governo, quello di De Mauro, con certe affermazioni che sentiamo ogni giorno.

Quando De Mauro si insediò al ministero non decise, come alcuni politici dei giorni nostri (vi ricordate i fannulloni di Brunetta?), che tutto avrebbe dovuto essere cambiato. Valutò, applicando il metodo scientifico, quello che c’era di valido e decise di conservarlo. Affrontò invece quello che c’era di sbagliato, proponendo delle correzioni. Cercò di valorizzare le competenze interne (che ci sono, anche nella Pubblica Amministrazione italiana) e si rivolse a consulenti esterni laddove ce n’era realmente bisogno, non, come troppo spesso accade, per premiare qualche amico o amico di amici. Sapeva benissimo che il tempo per una riforma degna di questo nome non gli sarebbe bastato, ma aveva scelto un metodo che chiunque venuto dopo di lui avrebbe potuto decidere di recepire.

In sostanza De Mauro applicò due principi. Da un lato, un approccio critico al problema, valutando con severità e neutralità tutti gli aspetti di una questione; poi, da scienziato qual era, decise quali parti dell’esistente salvare e quali invece modificare.

Una lezione metodologica di cui fare tesoro.

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