Incendi: ambiente e territorio sono sotto attacco

In Liguria siamo sensibili al tema degli incendi che nel corso dell’anno, ma soprattutto d’estate, devastano il nostro territorio. Stavamo per accingerci a scrivere qualcosa di nostra iniziativa, ispirati dall'”Amaca” di Michele Serra su Repubblica di oggi, domenica 16 luglio, quando abbiamo ricevuto questa nota del nostro nazionale. Il commentatore di Repubblica stigmatizza fermamente i criminali che appiccano il fuoco, per interessi privati, a cui contrappone il ruolo encomiabile di tutti quegli operatori dello Stato che gli incendi li vanno a spegnere, nell’interesse comune. E fin qui,ci mancherebbe che non fossimo d’accordo. Purtroppo, però, Michele Serra omette di ricordare un dettaglio: l’Italia ha la più grande flotta mondiale di Canadair e di mezzi atti alla gestione delle emergenze boschive, ma, a causa delle riforme raffazzonate e dilettantistiche del governo Renzi (in particolare, per quanto riguarda questo caso, la riforma della Pubblica Amministrazione, a firma di Marianna Madia, che ha eliminato la Guardia Forestale senza prevedere strumenti atti a gestire la fase di transizione), non possono volare.

Il PCI, a firma di Edoardo Castellucci, responsabile Ambiente e Territorio del Partito, ha diramato la seguente nota, che approfondisce le tematiche sopra abbozzate:

L’Italia brucia, l’ambiente e il territorio sono sotto attacco. Le responsabilità e le colpe di questi incendi, scoppiati soprattutto al Centro-sud, dal Lazio alla Sicilia, che hanno interessato aree protette come il Parco Nazionale del Vesuvio, non sono solo dei piromani e del caldo torrido, ma seguono un disegno criminale favorito da scellerate e complici scelte politiche ed istituzionali. Queste hanno un nome ed un cognome: le Regioni e il Ministero per l’Ambiente, che non hanno predisposto per tempo i Piani antincendio boschivo. La Campania non l’ha ancora approvato; il Governo Renzi e il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia hanno responsabilità gravi: quest’ultima, con la riforma che porta il suo nome, ha voluto la soppressione del Corpo Forestale dello Stato i cui effettivi sono stati assorbiti dall’Arma dei Carabinieri e le competenze accollate ai Vigili del Fuoco. Una riforma che ha di fatto peggiorato la lotta agli incendi boschivi, dequalificando figure operative, smantellando i presidi sul territorio, bloccando a terra i velivoli antincendio a causa di complicazioni burocratiche e soprattutto a causa della mancata formulazione e approvazione dei decreti attuativi.

Una riforma che era stata presentata come una “rivoluzione” è diventata un ‘flop annunciato’. Con un’affrettata soppressione di risorse, essa ha prodotto un cambiamento della politica antincendio: dalla prevenzione alla repressione. Gli ex forestali infatti dovranno interessarsi delle indagini e non degli incendi: come recita una disposizione di servizio del Comando Generale dei Carabinieri, a firma del Generale Ricciardi, che impone agli ex Forestali, assorbiti dall’Arma, di non intervenire se non per reprimere “piccoli fuochi”, di chiamare i Vigili del Fuoco e lasciare il campo delle operazioni.

A tutto ciò si aggiungono: il mancato aggiornamento e completamento, da parte dei comuni, del “catasto delle aree percorse dal fuoco” che la legge 353/ del 2000 rende obbligatorio e che funge da deterrente per le attività illegali, in quanto vincola le aree percorse dal fuoco e ne vieta la modifica della destinazione d’uso; l’attacco ai Parchi Nazionali, che si vuole perpetrare con la Legge di riforma della 394/1991 (Legge quadro delle Aree protette) firmata dal senatore Caleo del PD, con cui li si vuole trasformare in Parchi con funzione localistica, con governance corporativa e renderli “luoghi ludici e turistici dai quali spremere profitti come si tenta goffamente di fare coi beni culturali” (come scrive giustamente Vittorio Emiliani).

Ma quello che emerge è che si continua, nonostante i disastri e le tragedie che si sono abbattute sul nostro Paese, a “gestire l’emergenza”. Ancora una volta, come già avvenuto con alluvioni e terremoti, mancano la prevenzione ed il controllo del territorio, che erano la base dell’azione dell’ex Corpo Forestale dello Stato.

Soprattutto, continuano il pressapochismo, l’inadeguatezza, l’incapacità e l’incompetenza del Governo e dei suoi Ministri, che invece dovrebbero adeguatamente garantire la salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Si vedano ad esempio le dichiarazioni del Ministro Galletti, il quale per contrastare gli incendi divampati sul Vesuvio, dopo 7 giorni, ha inviato l’esercito “per fare prevenzione e controllo”. Ma la prevenzione ed il controllo si dovrebbero fare in inverno e in primavera, prima che l’incendio divampi, con lavori di manutenzione di sentieri spartifuoco, la pulizia del sottobosco etc. Questo presuppone però che vi siano mezzi e capacità economiche e di coordinamento. Capacità economiche che, alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, prediligono il salvataggio delle banche, la realizzazione di grandi opere inutili, dannose e costose (come TAV e Ponte sullo Stretto), l’acquisto degli F35.

Il PCI a fronte di queste criticità e delle Proposte per il cambiamento sociale e politico dell’Italia presentate il 25 giugno 2017 lavorerà per:

  • il ripristino del Corpo Forestale di Stato, come unico soggetto per la tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, e per la prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare;
  • una politica di reperimento di risorse umane ed economiche volta alla salvaguardia ambientale e territoriale, lavorando all’abolizione del jobs act e di ogni forma di precariato, ripristinando l’articolo 18, bloccando la realizzazione delle “grandi opere” come TAV e Ponte sullo Stretto e sospendendo l’acquisto degli F35 per sostituirli con aerei ed elicotteri antincendio;
  • l’aggiornamento e il completamento del “catasto delle aree percorse dal fuoco” previsto dalla legge 353 del 2000, per favorire azioni di monitoraggio e di rimboschimento delle aree percorse dal fuoco al fine di evitare il rischio di eventi franosi che potrebbero crearsi nelle aree denudate della vegetazione che, come sappiamo, protegge suolo e substrato;
  • cambiamento della Legge di Riforma della 394/91, che deve essere l’occasione per rilanciare e rinnovare il sistema delle aree protette per la tutela della biodiversità e per lo sviluppo sostenibile.

 

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