In memoria di Guido Rossa

Guido Rossa

Il 24 gennaio 1979, in uno dei momenti più drammatici della nostra storia recente, a Genova Guido Rossa veniva assassinato da un commando delle Brigate rosse.

Di origine veneta, aveva iniziato a lavorare in fabbrica a 14 anni. Nel 1961 si trasferì a Genova come operaio dell’allora Italsider. L’anno successivo viene eletto delegato di fabbrica per la Fiom-Cgil. Alla sua attività sindacale univa anche una intensa attività come volontario del Soccorso alpino, partecipando a svariati salvataggi in quota.

Il 1978 fu uno degli anni più difficili della storia italiana recente: a partire dall’anno prima le forze della sinistra legate al Pci avevano subito forti contestazioni da parte del Movimento 77, mentre l’attività delle Brigate rosse e dei loro fiancheggiatori aveva avuto un’accelerazione, culminata nel rapimento e assassinio di Aldo Moro. Il Pci e la Cgil presero definitivamente le distanze dalla lotta politica extraparlamentare.

Il monumento a Guido Rossa ubicato all’ingresso del palazzo della Cgil a Genova Cornigliano

In questo contesto si muove l’azione di Guido Rossa. Presso il distributore del caffè dell’Italsider vennero trovati dei volantini delle Br. Rossa notò che Francesco Berardi, addetto alla distribuzione delle bolle di consegna dello stabilimento, si trovava spesso in prossimità della macchinetta del caffè. Un giorno, avendo notato uno strano rigonfiamento nella giacca di Berardi, Rossa e altri due delegati sindacali decisero di perquisirne l’armadietto, trovandovi le prove del suo coinvolgimento. Guido Rossa decise di denunciarlo, mentre gli altri due si tirarono indietro. Imperterrito, Guido Rossa proseguì per la sua strada e testimoniò al processo contro Berardi (che verrà condannato a quattro anni e mezzo e si suiciderà in carcere).

Il sindacato, paventando una ritorsione da parte dei terroristi, offrì a Guido Rossa una scorta formata da operai volontari dell’Italsider, ma dopo breve tempo lo stesso Rossa decise di rinunciarvi.

Il corpo di Guido Rossa all’interno della sua auto

La denuncia contro un brigatista infiltrato in carcere fu la prima nel suo genere e le Br, onde evitare di creare un per loro pericoloso precendente, decisero di reagire. Si decise per la gambizzazione di Guido Rossa, ma qualcosa andò storto. Il 24 gennaio 1979, infatti, alle 6.35 Guido Rossa esce di casa, come tutti i giorni, per recarsi sul posto di lavoro con la sua Fiat 850. Ad attenderlo su un furgone Fiat 238 sono Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi, brigatisti. Sei colpi di arma da fuoco lo annientano.

Le Brigate rosse per la prima volta avevano colpito un bersaglio organico alla sinistra italiana, e l’omicidio venne immediatamente seguito da una fortissima reazione da parte, in primis, del Partito comunista e del sindacato. Il 27 gennaio, sotto una pioggia torrenziale, almeno 250 mila persone sfilavano per le vie di Genova per porgere l’ultimo saluto al compagno che aveva avuto il coraggio e la coerenza di denunciare i terroristi. Fra loro il Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, insieme a Enrico Berlinguer, sfilò dietro al feretro e, al termine della cerimonia ufficiale, chiese di poter incontrare i lavoratori del Porto. Pertini venne avvisato che si sospettava che fra i “camalli” vi fossero dei simpatizzanti delle Br e rispose che proprio per quello voleva incontrarli. Fu così che in un garage gremito di gente, il Presidente, salito sul palco, tenne a dire: “Non vi parla il Presidente della Repubblica, vi parla il compagno Pertini. Io le Brigate rosse le ho conosciute: hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!”. Dopo un momento di silenzio, lo accolse un applauso scrosciante.

Per le Brigate rosse fu l’inizio della fine. Colpendo un sindacalista, un operaio, un compagno persero molto del consenso latente che avevano trovato specie nel mondo della sinistra extra parlamentare, anche se, a quanto pare da successive ricostruzioni, l’omicidio avvenne per iniziativa individuale di Riccardo Dura e non fu deliberato dall’organizzazione.

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Alla vicenda umana e politica di Guido Rossa, il regista Giuseppe Ferrara ha dedicato il film Guido che sfidò le Brigate rosse girato quasi interamente a Genova.

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