Il Venezuela oggi al voto per la nuova Assemblea costituente voluta da Maduro

Oggi i venezuelani si recheranno alle urne per votare la nuova Assemblea costituente. In Italia ne sappiamo pochissimo perché i nostri organi di informazione ne hanno parlato pochissimo e tendenzialmente a senso unico, schierandosi quasi unanimemente contro l’attuale presidente Nicolas Maduro e il suo partito, il Partito Socialista Unito del Venezuela.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza, partendo da quello che sappiamo e da quello che leggiamo su organi di informazione non mainstream. In questo tentativo ci è di enorme aiuto l’Antidiplomatico, sito di informazione libera; prendiamo spunto, in particolare, da un articolo di Fabio Marcelli1Venezuela, col voto alla Costituente il popolo risponde alla destabilizzazione imperialista. Proprio così: provocazione imperialista, perché gli Stati Uniti mai hanno digerito la rivoluzione bolivariana di Chavez e i suoi successivi successi elettorali, la sua capacità di resistenza al colpo di Stato tentato contro di lui, ma soprattutto a una linea politica di sostegno alla liberazione degli altri paesi dell’America Latina, finanziandola con i proventi del petrolio nazionalizzato.

Fabio Marcelli afferma che “tutta la potenza di fuoco dell’internazionale capitalista è rivolta contro Caracas. Compassati giornalisti da tempo fidati gate-keeper in politica estera e politici moderati per antonomasia, quando parlano di Venezuela indossano gli abiti dei black-block e inneggiano apertamente all’insurrezione”. E questo problema di comunicazione è veramente fortissimo perché anche un giornale che si definisce comunista come Il Manifesto non pubblica la corrispondeza da Caracas della sua inviata Geraldina Colotti la quale, per fortuna, le ha inviate all’Antidiplomatico (G. Colotti da Caracas: “Case bruciate, assalti ai centri di votazione ma la Costituente in Venezuela non si ferma) e postate sui social media.

Nicolas Maduro di fronte a un ritratto di Chavez

Secondo Geraldina Colotti, che ha potuto costatare di persona l’approntamento delle macchine e delle strutture di sicurezza per il voto, il sistema elettorale venezuelano è rodato da venti elezioni verificate da centinaia di osservatori internazionali. È impossibile che ci siano brogli, vista la rilevazione biometrica degli elettori e la capacità del personale, prevalentemente giovane e ad altissima qualificazione, che lo gestisce, consapevole inoltre di far parte di una “rivoluzione pacifica ma armata”. Non si può parlare, quindi, né di elezione pilotata, né, tantomeno, di scarsa volontà democratica. Al popolo viene chiesto di parlare e sono stati predisposti tutti gli strumenti perché possa farlo.

Le forze che contrastano il sistema, al soldo dei grandi poteri internazionali, negli ultimi tre mesi hanno provocato 110 morti e vogliono opporsi a un sistema che ha ottenuto moltissimo a vantaggio degli ultimi, dei settori cosiddetti popolari. Ma anche le classi medie ne hanno beneficiato, perché tali sono diventate proprio grazie a quel chavismo al quale ora voltano le spalle. L’Assemblea costituente che, fra oggi e domani, uscirà dalle urne sarà un’assemblea rappresentativa di tutte le componenti della società venezuelana. Fra i 537 costituenti, a cui vanno aggiunti gli 8 rappresentanti indigeni scelti dai nativi mediante i loro usi e costumi,ci saranno anche i rappresentanti degli imprenditori, 364 candidati territoriali e 163 rappresentanti settoriali e tutti verranno espressi dalla società sulla base del ruolo che esercitano, sia nel territorio sia nei luoghi di lavoro e studio. Queste donne e uomini avranno il compito di riscrivere la Costituzione del paese e non stiamo neanche a rimarcare troppo la differenza di procedura rispetto al tentativo – per fortuna abortito – di riscrittura della Costituzione italiana del governo Renzi.

La destra ha respinto l’invito al dialogo e ha insistito in un tentativo di presa del potere. Finora questa non c’è stata, perché per dare l’assalto a un paese ci vuole per lo meno un sostegno di massa e ci vogliono le forze armate. La Mesa de la Unidad Democratica (MUD) non ha il primo e non controlla le seconde e allora, nel suo tentativo di destabilizzazione, ha preferito affidarsi ai “guarimberos” e alla “comunità internazionale”, notoriamente subordinata alla volontà degli Stati Uniti. La situazione del Venezuela non è quella di una guerra, ma quella di una prova di forza violenta organizzata da alcuni settori della borghesia legata agli interessi internazionali.

Quello che ci preoccupa è quello che può accedere dopo. Gli Usa hanno già annunciato un inasprimento delle sanzioni, ma potrebbe anche esserci una vera e propria invasione armata, come ennesima riproposizione della dottrina Monroe del 1823. La destra, che ha già messo in campo una campagna di forti intimidazioni, per fortuna piuttosto circoscritta, nei confronti della popolazione, dando fuoco a case e automobili private, non ha fatto mistero di auspicare una svolta in stile “siriano”, ovvero un governo parallelo riconosciuto dalla comunità internazionale, anche se illegittimo in patria. Una chiara volontà di destabilizzazione.

Qualche giorno fa, l’opposizione a Maduro ha indetto uno sciopero di 48 ore. Ma nella maggior parte del paese e della capitale, tutto è aperto e la produzione va avanti. Anche negli Stati governati dall’opposizione allo sciopero ha aderito solo una minoranza dei lavoratori (dal 10 al 18%).

Le notizie che abbiamo cercato di sintetizzare qui sopra non si trovano sui media mainstream. Come non troviamo menzione (e questo ce lo fa sapere Fabio Marcelli) della discussa conferenza stampa del capo della CIA, Pompeo, che ha rivelato come la sua agenzia stia pianificando il suo intervento in Venezuela con il supporto di Messico e Colombia, paesi notoriamente ai vertici mondiali per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani.

Il chavismo dà fastidio ai “padroni del mondo” perché la rivoluzione bolivariana ha dato il via, ormai una ventina d’anni fa, a una sorta di “primavera” di liberazione per i popoli latinoamericani e potrebbe costituire la prova vivente del fatto che il neoliberismo imposto dalla finanza internazionale può essere abbattuto e sostituito con un sistema più sensibile al soddisfacimento delle istanze basilari degli esseri umani. I passacarte della informazione internazionale inventano notizie, mostrano manifestazioni a sostegno del governo come manifestazioni dell’opposizione.

Una delle ragioni di questa grave forma di disinformazione dipende anche da noi, perché una grande parte della sinistra italiana si è avvitata su se stessa, spostando energie e risorse intellettuali  su uno sterile dibattito incentrato a discutere di alleanze e argomentando di minuzie, abdicando dal proprio ruolo di coscienza critica della società e di argine contro il capitalismo.

Oggi il popolo venezuelano può dare un segnale fortissimo di volontà di cambiamento. Se così sarà – e noi lo auspichiamo fortemente -, anche in Italia dovremo trarne le dovute conclusioni. Per il momento, forza Maduro, forza Venezuela!

Note

  1. Dirigente di ricerca dell’Istituto di studi giuridici internazionali del CNR, e dirigente dell’Associazione dei giuristi democratici a livello nazionale, europeo e internaizonale, ha scritto dodici libri e oltre cento articoli su temi di diritto e relazioni internazionali.

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