Il ritorno del simbolo del PCI

Riportiamo un estratto del lungo articolo apparso sul sito I simboli della discordia a proposito della presentazione del nostro partito, con il nostro simbolo, alle elezioni europee. In coda al testo trovate il link per proseguire la lettura.

Europee 2019: il simbolo del Pci torna (almeno) al Viminale

Le elezioni europee che si avvicinano giorno per giorno segneranno un ritorno importante: il nome del Partito comunista italiano tornerà nelle bacheche del Viminale e sarà abbinato a un simbolo quasi identico a quello che per decenni ha raccolto i voti dei comunisti in Italia. Il ritorno sulle schede elettorali sarà oggettivamente più complesso (c’è lo scoglio delle firme da raccogliere), ma iscritti e militanti stanno facendo di tutto per riuscirci. Il partito, ovviamente, non è quello storico che ha partecipato a oltre quarant’anni di vita politica repubblicana, ma quello rifondato a Bologna nel 2016, a partire dal nucleo del Partito dei comunisti italiani nato nel 1998: in quell’occasione è stato eletto segretario Mauro Alboresi, impegnato a mantenere la continuità ideale con l’esperienza politica di cui da tre anni si è scelto di riprendere il nome.

“Abbiamo deciso di presentarci alle elezioni europee con il nostro simbolo – spiega Alboresi – sulla base di un preciso progetto politico. Ci fa piacere sottolineare che, dopo tanto tempo, gli elettori avranno la possibilità di votare per questo partito, che è in grande continuità con l’esperienza del Partito comunista italiano durata fino al 1992. Noi, sin dal momento in cui abbiamo deciso di ricostruire il partito, un processo che ovviamente è tutto meno che concluso, abbiamo deciso di rifarci alla parte migliore – ed è tanta – della storia di quel Pci, che ha coinciso largamente con la parte migliore del nostro paese.”

Il Pci di oggi, dunque, rivendica una profonda continuità ideologica con la precedente esperienza comunista, pur misurandosi “con una fase molto diversa rispetto a quella che ha caratterizzato soprattutto l’ultima parte della storia di quel Pci, per questo guardiamo anche criticamente ad alcune esperienze di quel partito, come figlie di valutazioni che oggi riteniamo necessario mettere in discussione”. Un esempio lampante, per Alboresi, è costituito dall’uscita dalla Nato: “oggi questa scelta è necessaria, imprescindibile, visto che la Nato secondo noi non è mai stata un soggetto votato alla difesa, ma a maggior ragione oggi si configura come braccio armato di una dimensione euroatlantica a guida statunitense. Non più tardi di ieri un esponente del governo norvegese, durante i festeggiamenti per l’anniversario della costituzione della Nato, nel dire che la sua funzione difensiva è particolarmente attuale perché la Russia, che non è esattamente l’Unione sovietica di allora, è ancora un pericolo e gli è persino sfuggito detto che con la Nato gli Stati Uniti sono sicuramente più forti, cosa su cui peraltro non avevamo dubbi”.

Segue su http://www.isimbolidelladiscordia.it/2019/04/europee-2019-il-simbolo-del-pci-torna.html

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