Il male minore o il meno peggio

In vista delle prossime elezioni amministrative, ecco qualche parola dai Quaderni del Carcere di Antonio Gramsci su cui riflettere. Le dedichiamo a tutti coloro che, con l’approssimarsi della scadenza elettorale si sono affrettati a mostrare le loro capacità in specialità quali il cambio di casacca, il salto della quaglia e quant’altro possibile;a chi ha messo mano al manuale Cencelli per non “far dispiacere” a nessuno; a chi sta soffrendo per essere stato trascurato.

Noi siamo diversi e lo stiamo dimostrando. Non essendoci le condizioni politiche per presentare una nostra lista e nemmeno quelle per partecipare a una coalizione con determinate caratteristiche, abbiamo deciso di non presentare il simbolo del partito alle elezioni e lo abbiamo spiegato in tempi non sospetti (Sosteniamo la candidatura di Paolo Putti ma…). Non ci interessa partecipare a spartizioni di poltrone o a proposte dell’ultimo minuto. Ci interessa partecipare a un progetto politico di ampio respiro, che traguardi la contingenza del voto, con l’obiettivo ultimo di contribuire alla costituzione di un quarto polo politico. Sulla base di queste considerazioni, e per contribuire a questo progetto, alcuni compagni hanno deciso di accettare la candidatura nei municipi, naturalmente a titolo personale e perché gli è stato individualmente chiesto, o stanno meditando di farlo. Altri, invece, hanno rifiutato preferendo svolgere la loro attività politica in altro modo.

In entrambi i casi, per partecipare alla costruzione di un progetto così ambizioso e che travalica i confini locali, occorre coerenza, dedizione, tanto tanto lavoro sul territorio, partecipazione alle lotte dei lavoratori e molto studio delle dinamiche sociali e politiche in atto, a livello internazionale, europeo, italiano e infine locale.

Ecco infine le parole di Gramsci precedentemente annunciate, nota 25 del Quaderno 16 (XXII), sulle quali invitiamo tutti a meditare, specialmente dopo le elezioni francesi che hanno visto Macron prevalere su Marine Le Pen, grazie alla pratica ormai non solo più italiana del “turatevi il naso e votate…” di montanelliana memoria:

Il male minore o il meno peggio (da appaiare con l’altra formula scriteriata del «tanto peggio tanto meglio»). Si potrebbe trattare in forma di apologo (ricordare il detto popolare che «peggio non è mai morto»). Il concetto di «male minore» o di «meno peggio» è uno dei più relativi. Un male è sempre minore di un altro susseguente possibile maggiore. Ogni male diventa minore in confronto di un altro che si prospetta maggiore e così all’infinito. La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste). Poiché è giusto il principio metodico che i paesi più avanzati (nel movimento progressivo o regressivo) sono l’immagine anticipata degli altri paesi dove lo stesso svolgimento è agli inizi, la comparazione è corretta in questo campo, per ciò che può servire (servirà però sempre dal punto di vista educativo).

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