Il 25 aprile è sempre un giorno speciale

Per un partito comunista, il 25 aprile è sempre un giorno speciale.

Ogni anno il nostro pensiero va a quelle migliaia di giovani che seppero dire di no al fascismo e all’occupazione tedesca e che, a rischio della loro vita, decisero di farsi carico personalmente dei destini del nostro paese. Questa considerazione è valida ancor più a Genova, città che – unico caso in tutta Europa – si liberò da sola, due giorni prima dell’arrivo delle truppe anglo-americane.

Ma ripercorriamo, a grandi linee, quella storia. È nota, ma è sempre meglio ricordarla.

Alle 21 del 23 aprile 1945 si svolse una riunione del Comitato di Liberazione Nazionale per decidere se dare il via o meno all’insurrezione. Il Comando germanico, tramite il cardinale Pietro Boetto e il suo vescovo ausiliare Giuseppe Siri, che era in contatto con Paolo Emilio Taviani, fece sapere di essere disposto a rinunciare alla distruzione del Porto di Genova in cambio di quattro giorni di tregua che permettessero una ritirata sicura per l’esercito tedesco. La discussione in seno al CLN fu accanita e alla fine, con quattro voti a favore e due contrari, a notte fonda si decise a facore dell’insurrezione.

Alle cinque di mattina del 24 aprile, dopo scambi con armi leggere, entrano in azione i mortai. La battaglia più cruenta è in Piazza De Ferrari, mentre le delegazioni del Ponente (Sestri Ponente, Cornigliano, Pontedecimo, Bolzaneto e Rivarolo) e quelle del Levante (Quarto e Quinto) sono già in mano agli insorti. Manca però la continuità fra i quartieri e Genova risulta tagliata in due parti. Sulla Camionale, le truppe tedesche sono bloccate in galleria e cominciano a necessitare di acqua. La giornata trascorre e si conclude in una situazione confusa e pericolosa, perché il generale Meinhold, comandante tedesco della piazza di Genova, minaccia di far fuoco sulla città con le batterie pesanti di Monte Moro e con quelle leggere del Porto. Nessun aiuto può arrivare dalle truppe alleate poiché questo sono appena arrivate a La Spezia. Dal canto suo il CLN ha il vantaggio di un buon numero di prigionieri e decide quindi di imporre un ultimatum a Meinhold.

All’alba del 25 aprile riprendono i combattimenti. Alle 9 le SAP di Sestri espugnano Castello Raggio; alle 9,39 si arrendono i presidi tedeschi di Voltri e Prà e un quarto d’ora dopo quello di Arenzano. Sempre le SAP, in mattinata conquistano piazza Acquaverde (ma non la stazione di Genova Piazza Principe), le caserme di Sturla, l’ospedale di Rivarolo e diversi punti della Val Polcevera. Il partigiano-professore “Stefano” (al secolo Carmine Romanzi, futuro rettore dell’Università di Genova) raggiunge in ambulanza il comando tedesco di Savignone e consegna due lettere al generale Meinhold (la prima del cardinale Boetto, la seconda con la proposta di resa del CLN). Nel frattempo Meinhold è stato informato che le strade per la ritirata sulla linea del Po (comandata dal feldmaresciallo Albert Kesselring), erano presidiate dai partigiani della divisione Pinan Cichero, al comando del partigiano “Scrivia”.

Alle 15, scortati dai partigiani, Meinhold e i suoi collaboratori arrivano a Genova e a Villa Migone, nel quartiere di San Fruttuoso, alle 19,30 viene firmato l’atto di resa. Poco prima, un grosso contingente dei reparti ancora presenti nel Porto di Genova si arrende ai partigiani. In totale si arrendono 6.000 soldati tedeschi.

Alle 19 Carlo Russo informa che anche Savona è insorta.

Per la sua attività antifascista, il 1° agosto 1947 a Genova venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione:

Amor di Patria, dolore di popolo oppresso, fiero spirito di ribellione animarono la sua gente nei venti mesi di dura lotta il cui martirologio è nuova fulgida gemma all’aureo serto di gloria della “Suprema” repubblica marinara.

I caduti il cui sangue non è sparso invano, i deportati il cui martirio brucia ancora nelle carni dei superstiti, costituiscono il vessillo che alita sulla città martoriata e che infervorò i partigiani del massiccio suo Apennino e delle impervie valli, tenute dalla VI zona operativa, a proseguire nella epica gesta sino al giorno in cui il suo popolo suonò la diana della insurrezione generale.

Piegata la tracotanza nemica, otteneva la resa del forte presidio tedesco, salvando così il porto, le industrie e l’onore. Il valore, il sacrificio e la volontà dei suoi figli ridettero alla madre sanguinante la concussa libertà e dalle sue fumanti rovine è sorta nuova vita santificata dall’eroismo e dall’olocausto dei suoi martiri. – 9 settembre 1943 – Aprile 1945.

Dopo la Liberazione, e in conseguenza di essa, vi furono il referendum che cacciò la casata Savoia dall’Italia, l’Assemblea Costituente e la promulgazione della Costituzione.

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