Dire ciò che è

Antonio Gramsci

Tre anni e mezzo di trionfante ed assoluto regime della menzogna hanno in tutti gli spiriti retti e sinceri infuocato il tormentoso desiderio di sapere “ciò che è”. Tre anni e mezzo di demagogismo verboso e ciarlatanesco hanno intossicato i sensi: gli orecchi ronzano come per il rumore assordante di un trionfo del bue grasso; il gusto esasperato non è sensibile che agli stimoli mordenti, l’amaro del veleno e il dolce degli sciroppi. Tutti sono diventati diffidenti, hanno sempre timore di essere ingannati, di essere truffati della loro innocenza: la base di ogni società, la fiducia reciproca, è stata sgretolata. In nessun paese del mondo in guerra la menzogna programmatica ha danneggiato la società così come in Italia, dove l’innocenza è completamente indifesa, dove la cultura non ha diffuso ancora neppure i più elementari criteri di ricerca della verità, di esame dei documenti, dove il dubbio critico esiste solo come diffidenza calunniosa verso gli avversari dei poteri costituiti e asservimento supino alle critiche che dai poteri costituiti sono sorrette e protette.

Dire “ciò che è” è il programma dell’Avanti!; per dire “ciò che è” l’Avanti! pubblica per il Piemonte una edizione speciale. Il Partito Socialista, le organizzazioni degli operai e dei contadini, le cooperative sono gli istituti della società futura che si sviluppano e si diffondono già fin d’ora in seno alla vecchia società, palafitte incorruttibili solidamente piantate nella palude melmosa: essi rappresentano la potenza attuale della rivoluzione proletaria. L’Avanti! è l’organo della verità, che si contrappone agli innumerevoli organi della menzogna, l’Avanti! rappresenta nel campo intellettuale la potenza della rivoluzione proletaria come verità.

Ma non è facile il “dire ciò che è”. Per “dire” è necessario “sapere”, è necessario essere informati. Per impedire che la menzogna truffi l’innocenza, bisognerebbe essere informati della verità nello stesso tempo, se non prima, degli organi della menzogna che la camuffano a seconda dei loro scopi ignobili.

I mezzi di cui l’Avanti! può disporre per sapere, per essere informato, sono scarsi: la potenza della verità è ancora come quella di un bambino che balbetta nel frastuono di una rissa di giganti. Gli organi della menzogna hanno monopolizzato la verità per escluderla dal mercato e per farla circolare imbellettata e insifilidata dagli stupri più mostruosi. Gli organi della menzogna dominano la società. I capitalisti sfruttano i cervelli così come sfruttano il lavoro: essi sovvenzionano vecchi giornali e ne fondano di nuovi per suscitare il disordine nei cervelli, per esercitare astutamente un’opera di incantamento che impedisca ogni organizzazione spirituale, che tenga vivi i dubbi, che perpetui la Babele delle opinioni e dei giudizi.

L’Avanti! tiene testa agli organi della menzogna: si sforza di sapere ciò che è, di farlo conoscere attraverso difficoltà immani, premuto dalla formidabile organizzazione della menzogna. I suoi mezzi sono gli abbonati, i lettori, i sottoscrittori: l’Avanti! è informato di ciò che è e può dire ciò che è, in quanto i suoi lettori, i suoi abbonati, i suoi sottoscrittori gliene danno i mezzi. Lo sviluppo dell’Avanti!, il suo ingrandimento, la ricchezza delle sue informazioni è in relazione all’amore della verità nel proletariato. L’Avanti! piemontese è nato perché nel Piemonte un certo numero di proletari non ha voluto più a lungo essere ingannato dagli organi della menzogna piemontesi, e ha lavorato e ha sacrificato dei soldi per avere la verità. Anche la verità è una merce: tutto è merce in regime capitalistico. Essa costa, costa tanto più quanto più è implicata di menzogna, di illusionismo, di leggerezza e di truffa. Bisogna poterla sceverare, bisogna ripulirla dai parassiti, dalle incrostazioni schifose: bisogna difenderla e difendersi per difendere i lettori. La verità è uno sforzo continuo, una continua lotta contro il tempo, contro la pigrizia, contro la disattenzione, contro il sonno che fa cascare la mano e ammorbidisce il cervello dopo una giornata di fatica; è una organizzazione dei documenti, è uno studio accurato della loro importanza, è un ordine raggiunto e superato subito dallo sviluppo continuo della realtà in fervido movimento.

Un giornale come l’Avanti! vive e si sviluppa in quanto è amato dai suoi lettori; il programma dell’Avanti! “dire ciò che è” può essere attuato in quanto tra i proletari si sviluppa l’amore per la verità, amore non verboso e sterile, ma fecondo di sacrifizio e di lotta.

[L’Avnti!, edizione torinese, 3 dicembre 1918]

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