Centoquarantasette anni fa nasceva Lenin

Nell’anno del centenario della Rivoluzione russa, non potevamo dimenticarci dell’anniversario della nascita di Lenin, il suo massimo artefice. Lo facciamo con una breve nota biografica, liberamente tratta dal sito Biografie. Per un archivio, seppur incompleto, delle opere rimandiamo alla pagina dedicata a Lenin in questo sito.

Vladimir Ilic Uianov nasceva infatti il 22 aprile 1870 a Simbirsk (oggi Ulanovsk).

Gli anni di studio e della sua adolescenza coincisero con uno dei periodi più travagliati della storia sociale e politica russa. Il governo zarista, dopo l’uccisione dello zar Alessandro II da parte dei populisti nel 1881, si affrettò ad annullare le pur limitate riforme che erano state concesse nel decennio precedente.

Il suo percorso formativo lo vede approdare all’università di Kazan’, dove studia giurisprudenza. Ma, a causa della sua partecipazione a manifestazioni studenteschi, viene espulso da quell’ateneo e decide di continuare gli studi a Pietrogrado, dove nel 1883 fonda il primo nucleo operaio russo.

Si avvicina allo studio del marxismo, in particolare legge e rilegge Il Capitale (vedi Come Lenin studiava Marx) e nel 1893 si avvicina al movimento fondato da Plekhanov, “Emancipazione nel Lavoro”. Questo movimento confluisce nel Partito operaio socialdemocratico di Russia (POSDR) al Congresso di Minsk del 1898. Lenin, sempre sottoposto a stretta sorveglianza politica, viene alla fine arrestato e condannato a tre anni di deportazione in Siberia.

È proprio durante il periodo della deportazione che Lenin completa il suo primo saggio, Lo sviluppo del capitalismo in Russia, dopo che negli ultimi anni aveva già pubblicato diversi articoli. Questo saggio rappresenta l’ennesima protesta contro i populisti iniziata nel 1894 con l’articolo Che cosa sono “Gli amici del Popolo” e come lottano contro i socialdemocratici. La ragione del dissenso di Lenin stava nella visione dei populisti, i quali ritenevano che la Russia sarebbe transitata dal feudalesimo al socialismo senza passare per la fase intermedia dello sviluppo capitalistico. Al contrario, Lenin sosteneva che l’agricoltura russa fosse già entrata nella fase del suo sviluppo capitalistico. Inoltre, per il futuro leader bolscevico, la Russia faceva parte dell’Europa, contrariamente a quanto ritenevano altri intellettuali, ed era quindi sottilmente intrisa di capitalismo.

Per Lenin, quindi, la classe operaia indispensabile per guidare la rivoluzione era già presente nel tessuto sociale russo, spinta che non sarebbe mai potuta avvenire dalla sola classe contadina. Gli operai sono quindi, per il teorico rivoluzionario, indispensabili per scatenare una reazione al capitalismo, soprattutto attraverso il lavoro di una serie di intellettuali che fossero in grado di rendere questa classe consapevole delle sue reali condizioni di sfruttamento. Questa è, in estrema sintesi, al base di quello che si chiamerà bolscevismo. Al successivo congresso del Partito socialdemocratico, avverrà quella spaccatura che si rivelò essere poi decisiva per il compimento della rivoluzione, quella tra bolscevichi, capeggiati dallo stesso Lenin, e menscevichi, guidati da Plekhanov e altri.

Nel 1901, Lenin è costretto a emigrare in Svizzera dove fonda il periodico chiamato “Iskra” (La Scintilla). Lo scopo è quello di guidare e organizzare dall’estero le lotte e le agitazioni degli operai russi. Lenin intendeva creare l’organizzazione del partito con una struttura fortemente centralizzata alla quale dovevano essere ammessi solo i “rivoluzionari di professione” e non le masse popolari. La divisione interna si approfondì in occasione della rivoluzione del 1905, scoppiata a seguito della sconfitta inflitta dai giapponesi ai russi. I menscevichi intendevano lasciare la guida della rivoluzione alle forze della borghesia liberale russa, mentre i bolscevichi, pur riconoscendo il carattere democratico-borghese della rivoluzione, sostenevano che essa dovesse essere capeggiata dalla classe operaia e dai contadini, ritenendo che la borghesia russa, per la sua debolezza, sarebbe stata incapace di portare a termine il processo di riforma fino all’abbattimento dello zarismo e avrebbe sempre optato per un compromesso con la monarchia e l’aristocrazia terriera.

Dopo il fallimento della rivoluzione del 1905, che si concluse, com’è noto, in un bagno di sangue, le polemiche fra mescevichi e bolscevichi si inasprirono sempre di più, con i primi sempre più propensi a identificarsi e aderire a movimenti di “revisione” del marxismo rivoluzionario. La rottura definitiva si ha a compimento della II Internazionale, in concomitanza con lo scoppio di quella che sarebbe poi stata denominata Prima guerra mondiale. Lenin, infatti, puntava a trasformare quella che interpretava come “guerra imperialistica” in una “guerra civile”, vedendo in questo uno degli aspetti positivi della guerra in sé e per sé. Per Lenin quella poteva essere un’occasione propizia per mettere finalmente in pratica le sue idee rivoluzionarie, cercando di trasformare la guerra in rivoluzione. I moti russi del 1917 possono considerarsi il successo annunciato di questa prospettiva precisa.

Quando scoppia la Rivoluzione in Russia, nel febbraio 1917, Lenin era ancora esule in Svizzera. Rientrato a Pietrogrado traccia il programma per l’abbattimento del governo liberal-democratico nel frattempo salito al potere e per il passaggio della rivoluzione alla sua fase socialista. Nei successivi mesi scrive la sua famosa opera Stato e Rivoluzione, poi guida l’insurrezione di ottobre che si conclude con la formazione del primo governo sovietico da lui capeggiato. Gli anni successivi sono quelli della costruzione del nuovo Stato comunista. Gravemente ammalato, muore il 21 gennaio 1924 all’età di 54 anni.

Un commento

  1. Viva sempre il pensiero e l’opera del compagno Lenin!
    Per le opere complete, potete rivolgervi ai compagni di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia. Hanno fatto due cd rom: uno con le opere complete di Lenin, edizioni Rinascita, l’altro con i primi dieci volumi delle opere di Stalin, quelli tradotti da Rinascita. Se preferite, potete scrivere a me, che posso fare da intermediario.
    Stefano

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