Categoria: Storia

Le fake news di Mussolini

Dal Corriere della Sera di venerdì 5 aprile 2019, riportiamo questo articolo di Corrado Stajano, che presenta il libro di Francesco Filippi, “Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo”. Il libro ha una presentazione dello storico Carlo Greppi ed è edito da Bollati Boringhieri.

Si potrebbero aggiungere molte considerazioni, ad esempio sull’uso di un certo linguaggio considerato “tipicamente fascista”, quando invece era stato copiato in parte da D’Annunzio, in parte dagli Arditi della Prima guerra mondiale, o sul sistema di gestire le parate militari facendo sfilare più volte gli stessi mezzi in modo che sembrassero molti di più, e così via.

Mussolini campione di bluff
Le bugiarde vanterie del fascismo

Francesco Filippi in un pamphlet (Bollati Boringhieri) denuncia le leggende sul regime. «Mussolini ha fatto anche cose buone?»: troppi italiani ci credono ancora

Sembra un ritornello inestirpabile del modo di pensare di una certa comunità nazionale il titolo di questo libro di Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo. Pubblicato da Bollati Boringhieri, con una prefazione di Carlo Greppi, lo studio di Filippi è di grande attualità. Non soltanto a causa delle balordaggini del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani: «Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, le bonifiche, altro».

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Palmiro Togliatti, una lezione da riscoprire

Palmiro Togliatti

 di Alex Höbel
Segreteria nazionale Pci

Il 26 marzo del 1893 nasceva a Genova Palmiro Togliatti, il massimo esponente del comunismo italiano assieme ad Antonio Gramsci, che era di soli due anni più grande, ma di cui Togliatti si considerò sempre un allievo, oltre che un amico e un compagno di lotta.

A tanti anni di distanza anche dalla sua scomparsa, e dopo una lunga fase di damnatio memoriae, a partire almeno dal 50° anniversario della morte, nel 2014, una rilettura della sua opera si sta affermando anche sul piano storiografico. Una recente biografia ne mette in luce il forte realismo1 (quel realismo che ha le sue radici in un classico del pensiero politico come Niccolò Machiavelli). Né sono mancati volumi che hanno messo in luce, da un lato, la continuità della sua opera in relazione al tema della democrazia italiana; dall’altro, il suo ruolo nella vicenda del comunismo internazionale del XX secolo, che ne fa per certi versi un “leader globale” ante litteram2. E tuttavia, per infelice paradosso, proprio nel momento in cui la figura di Togliatti viene giustamente rivalutata sul piano storiografico, la sua lezione appare largamente dimenticata sul terreno politico. Ed è invece proprio dell’attualità politica di molti suoi insegnamenti che vorrei soffermarmi.

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In memoria di Epifanio Li Puma, caduto sotto i colpi di lupara della mafia

Era il 2 Marzo del 1948, nelle campagne vicino Petralia Soprana,nel cuore delle Madonie, nell’entroterra siciliano. Due uomini a cavallo si avvicinarono ad un altro uomo che stava lavorando la terra e gli chiesero: “Epifanio Li Puma sei tu?” , non appena l’uomo rispose di si i due lo freddarono sparando col fucile, Epifanio Li Puma si accasciò a terra davanti gli occhi del figlio appena adolescente.

Così fu vilmente ucciso, per conto dei latifondisti mafiosi, il sindacalista Li Puma.

Gli anni del dopoguerra in Sicilia, furono caratterizzati dalle lotte dei contadini che, a costo della vita, si batterono per l’attuazione dei decreti Gullo che sancivano l’attribuzione dei terreni incolti ai braccianti associati in cooperativa e una più giusta ripartizione dei prodotti.

Solo una settimana dopo l’assassinio di Epifanio Li Puma fu rapito e ucciso a Corleone il sindacalista Placido Rizzotto, i resti furono trovati solo nel 2009 all’interno della foiba di Rocca Busambra, nel 1947 a Sciacca fu ucciso il dirigente del Partito Comunista Accursio Miraglia e il 1° Maggio dello stesso anno ricordiamo la strage di Portella della Ginestra.

Il Partito Comunista Italiano ci tiene a ricordare e tenere viva la memoria del compagno Epifanio Li Puma e di chi, come lui ,si battè contro i mafiosi per i diritti sociali ed individuali  rimanendo sempre al fianco di chi anche oggi, in forme diverse, continua a lottare contro le mafie.

Antonio Li Puma
PCI Genova

Intervista a Karl Marx

R. Landor, corrispondente del World, intervista Marx a Londra il 3 luglio 1871. Soltanto un paio di mesi prima, la Comune di Parigi, cui Marx aveva partecipato, era stata soffocata nel sangue.

Questo articolo è uscito il 3 gennaio 1997 nel numero 162 di Internazionale, a pagina 11. L’originale era uscito su The World il 18 luglio 1871. Noi lo abbiamo ripreso da sbilanciamoci.info, che lo ha pubblicato il 7 maggio 2018.

Londra, 3 luglio 1871

Mi avete chiesto di raccogliere informazioni sull’Associazione Internazionale e io ho cercato di farlo. Attualmente, si tratta di un’ardua impresa. Londra è indiscutibilmente il quartier generale dell’Associazione, ma gli inglesi sono spaventati e sentono odor d’Internazionale dappertutto, come re Giacomo sentiva odor di polvere da sparo dopo la famosa congiura. Naturalmente, il livello di consapevolezza dei membri dell’Associazione è aumentato con la sospettosità del pubblico e se gli uomini che la dirigono hanno un segreto da custodire, il loro stampo è tale da custodirlo bene. Ho fatto visita a due dei suoi esponenti più in vista; con uno di essi ho parlato liberamente e qui di seguito riferisco il succo della nostra conversazione. Mi sono personalmente accertato di una cosa, e cioè che si tratta di un’associazione di veri lavoratori, ma che questi lavoratori sono guidati da teorici politici e sociali appartenenti a un’altra classe. Uno degli uomini che ho visto, fra i massimi dirigenti del Consiglio, si è fatto intervistare seduto al suo banco da lavoro, e a tratti smetteva di parlare con me per ascoltare le lamentele espresse in tono tutt’altro che cortese da uno dei tanti padroncini del quartiere che gli davano da lavorare. Ho sentito quello stesso uomo pronunciare in pubblico discorsi eloquenti, animati in ogni loro passo dalla forza dell’odio verso le classi che si autodefiniscono governanti. Ho capito quei discorsi dopo aver assistito a uno squarcio della vita domestica dell’oratore. Egli deve essere consapevole di possedere abbastanza cervello da organizzare un governo funzionante ma di essere costretto a dedicare la sua vita alla più estenuante routine di un lavoro puramente meccanico. Pur essendo un uomo orgoglioso e sensibile, era continuamente costretto a rispondere a un grugnito con un inchino, e con un sorriso a un ordine che sulla scala dell’urbanità si collocava più o meno allo stesso livello del richiamo che il cacciatore lancia al suo cane. Costui mi ha consentito di scorgere un aspetto della natura dell’Internazionale, la rivolta del lavoro contro il capitale, dell’operaio che produce contro il borghese che gode. Quella è la mano che colpirà duro quando giungerà il momento, e quanto alla mente che progetta, credo di aver veduto anche quella, nella mia intervista con il dottor Karl Marx.

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Marxismo oggi in occidente: Le ragioni di una crisi e la necessità di una rinascita

In occasione del 200° anniversario della nascita di Karl Marx, il sito di Radio Cina Internazionale (italian.cri.cn) ha ospitato un articolo di Francesco Maringiò, della redazione di Marx21.it  

Il 2018 è un anno ricco di anniversari importanti per la storia del movimento comunista e del marxismo, a partire dalla celebrazione del bicentenario della nascita di Karl Marx ed il 170esimo anniversario del Manifesto del Partito Comunista.

L’occasione è propizia, in sede di dibattito storico e culturale, per porsi una domanda essenziale: perché ha senso – politico e teorico – parlare di ritorno al (e del) pensiero di K. Marx?

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Bicentenario della nascita di Karl Marx

Duecento anni fa, a Treviri, nasceva Karl Heindrich Marx.

Non è certamente possibile tracciare in poche righe un ritratto biografico delle opere, sia letterarie che politiche, del grande pensatore tedesco. Abbiamo quindi preferito utilizzare la biografia che scrisse Franz Mehring: Vita di Marx, (della quale stiamo completando la trasccrizione), opera che si trovava quasi ovunque nelle sezioni del Partito Comunista Italiano e che ha contribuito a formare intere generazioni di comunisti. Per parte nostra, ci siamo limitati soltanto a inserire poche immagini, per rendere più gradevole la lettura del testo.

 

Italo Calvino: “Primo Maggio vittorioso”

Quella del 1° Maggio 1945 fu una ricorrenza molto importante. Sei giorni prima l’Italia era stata liberata dall’occupazione tedesca e dalla dittatura fascista e il giorno precedente i tedeschi si erano formalmente arresi agli anglo-americani, decretando – anche ufficialmetne – la fine della guerra nel nostro paese.

A ragione, quindi, Italo Calvino, nell’articolo pubblicato sul numero 13 de “La voce della democrazia” quello stesso giorno, lo definisce “il primo maggio più radioso che l’umanità abbia festeggiato finora.

La prima pagina dell’Unità del 1 maggio 1945

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Centoventicinque anni fa nasceva Palmiro Togliatti

Palmiro Togliatti

Il 26 marzo 1896, a Genova, in una famiglia piccolo borghese nasceva Palmiro Togliatti, uno dei più importanti leader del movimento comunista non solo italiano, ma internazionale.

Sulla sua attività politica sono state scritte decine di migliaia di pagine e non è certo questa la sede per tentare di tracciarne una biografia. Quello che ci preme ricordare, oggi, è stata la sua capacità di statista, di politico che guardava più al bene dell’Italia che all’interesse spicciolo del proprio partito e della propria comunità di riferimento. È noto, infatti, che fu proprio Togliatti insieme a De Gasperi a introdurre il suffragio universale alle donne nel 1945 (decreto n. 23 del febbraio 1945), così come l’elettorato passivo concesso l’anno successivo.

Oggi, forse, la portata di questo atto ci sembra normale, ma dobbiamo ricordare che l’Italia era appena uscita dall’epoca fascista, nella quale ogni speranza di voto femminile era stata disattesa. A tal proposito, Mussolini aveva affermato “le donne sono sufficienti per un’ora di spasso ma non adatte a un calmo ed equilibrato lavoro”. E invece… le donne apprezzarono la svolta e si recarono a votare in massa, sebbene la rappresentanza femminile nei consigli comunali e nella stessa Assemblea Costituente non fosse così consistente come il numero delle elettrici avrebbe potuto far credere, anche a causa – occorre dirlo – di alcune resistenze nella composizione delle liste.

Classe, popolo, partito: una dialettica antica sempre feconda

Dal sito del nazionale riprendiamo questo contributo di Alexander Höbel, scritto qualche giorno prima dell’anniversario della fondazione del PCd’I il 21 gennaio 1921.

di Alexander Höbel
Segreteria nazionale PCI

1 – In vista del 97° anniversario della nascita del Pcd’I, può essere utile tornare a riflettere sulla questione del rapporto tra classe, popolo e partito. Si tratta di un tema “classico” nell’elaborazione e nella storia del movimento comunista. Si tratta di una questione che impegna i comunisti fin dal sorgere del loro movimento; riguarda cioè i fondamenti stessi del loro agire politico. Nel Manifesto del Partito comunista(traduzione di Palmiro Togliatti), Marx ed Engels scrivevano:

Che relazione passa tra i comunisti e i proletari in generale? I comunisti non costituiscono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai. Essi non hanno interessi distinti dagli interessi del proletariato nel suo insieme. Non erigono principi particolari, sui quali vogliano modellare il movimento proletario. I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solamente per il fatto che […] rappresentano sempre l’interesse del movimento complessivo1.

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Ricordiamo Guido Rossa

Il 24 gennaio ricorreva il 39° anniversario del vile assassinio del compagno Guido Rossa da parte delle Brigate Rosse. Pochi lo hanno ricordato perché oggi pochi hanno memoria di chi fosse. Guido Rossa non fu un eroe, era semplicemente un uomo giusto, di quelli che non si tirano indietro. Mai. Perché, per loro (per noi) essere indifferenti sarebbe una sofferenza troppo grande.

Noi comunisti vogliamo semplicemente ricordarlo com’era: un lavoratore, un comunista, un sindacalista, uno strenuo difensore della Costituzione nata dalla Resistenza, una persona amante della vita. Guido Rossa fu e rimane un esempio di coraggio e di coerenza.

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