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Comunicato stampa congiunto sul decreto sicurezza bis

Comunicato stampa congiunto.

Il 5 agosto, dopo l’approvazione della Camera il 24 luglio, anche il Senato ha approvato il
Decreto Sicurezza bis, contenente ulteriori inasprimenti di pene e sanzioni per il soccorso in mare dei naufraghi migranti e di misure repressive nei confronti di espressioni di manifestazioni di dissenso e conflitto sociale, sul voto del quale il governo aveva posto la fiducia.
Salvini, impegnato unicamente nella sua continua perversa campagna elettorale basata su una presunta emergenza sicurezza interna e un presunto attacco ai “sacri confini”, ha commentato su Twitter: “Grazie agli italiani e alla Beata Vergine”, espressione talmente falsa e opportunistica da risultare tragicamente comica.
I 5S, pur di ottenere e mantenere la poltrona, si sono alleati con la Lega in un governo che ha
smantellato principi democratici fondamentali, con conseguente crollo dei consensi in favore di un aumento inarrestabile di quelli della Lega e dando il proprio appoggio incondizionato anche a quest’ultimo provvedimento neofascista.
Tale Decreto, ora legge dello Stato, al grido di “Prima gli italiani!”, da un lato, dichiarando fuori
legge il soccorso in mare dei naufraghi migranti, produrrà morte e sofferenza per tanti disperati che chiedono solo il diritto ad una vita libera e dignitosa, dall’altro, attraverso la
criminalizzazione del dissenso espresso con le proteste di piazza, mira ad annullare gli spazi di
libertà personale e collettiva, arrivando a superare in rigidità le norme fasciste di polizia del 1931.
Le norme antimigratorie servono a fomentare una guerra tra poveri che è funzionale al sistema che sfrutta italiani e stranieri in eguale misura, un sistema che utilizza queste formule per nascondere le responsabilità di una classe politica asservita agli interessi delle borghesia e del capitale.
La repressione mira a prevenire qualsiasi forma di dissenso messa in atto dalla classe
lavoratrice, dagli sfruttati, dagli emarginati e da tutta quella parte di società civile che lotta e
lotterà contro il vero nemico.
E’ l’espressione di un sistema dannoso, mirato ad insinuare odio, che non considera i diritti fondamentali della vita delle persone, distraendo le menti con parole vuote e tonanti somministrate alla folla da balconi virtuali.
Oltre alla grave ingiustizia insita in questo provvedimento omicida e liberticida, il governo, ormai in crisi, ha dimostrato una totale indifferenza alle vere e comprovate emergenze del nostro paese che, purtroppo, non possono essere licenziate con i soliti slogan privi di ogni valenza politica e sociale: ricatto occupazionale attraverso la distruzione dello Statuto dei Lavoratori, morti sul lavoro (482 nei primi 6 mesi del 2019 in crescita rispetto al 2018), evasione fiscale, un sistema sanitario orientato al profitto del privato a scapito delle fasce deboli, la pubblica istruzione in sfacelo, un sistema mafioso i cui profitti sommersi si avvicinano sempre più al PIL del paese, infiltrato in ogni aspetto della vita dei cittadini, soprattutto attraverso la costruzione delle “grandi opere” tanto devastanti quanto inutili.
E’ comunque necessario tenere ben presente che non si tratta solo di provvedimenti
antidemocratici, ma è una modalità volta a tutelare e preservare la continuità di un sistema.
Infatti è chiaro e lampante come al disfacimento del tessuto lavorativo e sociale italiano abbiano contribuito precedenti provvedimenti governativi che si chiamano Jobs Act, Buona Scuola, consenso alle devastazioni delle grandi opere, provvedimenti antimigratori (decreto Minniti) che avevano già spianato la strada a questa deriva liberticida e tanto altro, in un crescendo di mala
politica e leaderismo egocentrico che ha colpevolmente aperto le porte al neofascismo
incombente.
Alla luce di tutto questo e agli ultimi accadimenti sfociati in una crisi di governo ordita in spiaggia, si rende doveroso procedere alla chiamata unitaria dei comunisti, della sinistra di classe di quelle forze politiche e associative che condividono i principi di antifascismo, anticapitalismo, libertà dei popoli, giustizia sociale, tutela del lavoro e dei lavoratori, contro ogni forma di discriminazione, razzismo e sfruttamento, al fine di contrastare questa deriva liberticida
e fascista, indifferente al rispetto dei fondamentali diritti civili e umani.
Occorre un rapido confronto, sia in termini nazionali che locali, volto alla concretizzazione di un’iniziativa politica fondata sui valori sopra citati e sulle azioni da svolgere affinché tali valori tornino ad occupare il posto più alto nella mente e nel cuore delle persone.

Partito Comunista Italiano federazione di Genova

Partito della rifondazione comunista Genova

Sinistra Anticapitalista Genova

Altra Liguria

Sinistra Italiana Genova

Emergency Genova

Ass. Italia-Cuba Circolo “Foresti-DeVena” Genova

Ass. Senza Paura-Restiamo Umani

Ora in Silenzio contro la guerra

Ass. Culturale Liguria-Palestina

Comunità San Benedetto al Porto

Voltare pagina!

Partito Comunista Italiano

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Voltare pagina!

 10 Agosto 2019

Nota della Segreteria nazionale del Pci

La crisi del governo Conte è un dato di fatto, e lo stesso potrebbe presentarsi dimissionario, od essere sfiduciato, in Parlamento, già dall’inizio della prossima settimana.
Tante le ipotesi che si rincorrono sul cosa potrebbe succedere successivamente ad opera del Presidente della Repubblica, al quale competono le scelte in materia.
Tra quelle più accreditate un governo di transizione o la permanenza di quello attuale fino alle elezioni, per molti, in questo caso, già ad Ottobre.
Che il governo Conte sia giunto al termine dopo 14 mesi è per il PCI una buona notizia, e che si riconsegni al più presto possibile la parola agli elettori la scelta migliore.


La genesi del governo Conte è nota: all’impasse conseguente all’esito del voto del Marzo 2018, si rispose con un inedito e per tanta parte imprevedibile “Contratto di governo” tra Lega e Movimento Cinque Stelle.
Due forze politiche assai diverse tra loro: una dichiaratamente di destra, con marcate pulsioni razziste e con una evidente propensione nazionalista più che sovranista, l’altra dichiaratamente né di destra, né di centro, né di sinistra, autodefinitasi anche interclassista e post ideologica.
Due forze accomunate da un marcato approccio populista, che in nome del fare ha finito con il porre anche pesanti interrogativi circa gli assetti democratici dati.
E’ un dato di fatto che nel tempo, in particolare a seguito dell’esito del voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, le politiche del governo Conte si siano sempre più evidenziate a “trazione leghista”, marcatamente di destra: emblematici al riguardo gli orientamenti relativi all’immigrazione, alla finanza, all’economia; un approccio politico che, con la questione dell’autonomia differenziata, arriva perfino a porre in discussione la stessa unità statuale.
E’ altresì un dato di fatto che il Movimento 5 Stelle abbia finito con il rincorrere la Lega e con il perdere quella presunta carica di rottura della quale, a torto, in tanti l’avevano accreditato.
Se la vicenda No TAP e quella No TAV dicono tanto al riguardo, emblematiche risultano essere, da ultimo, la grave decisione del M5S di votare a favore delle candidate ai due ruoli apicali dell’Unione Europea e l’approvazione congiunta del decreto sicurezza che, accanto al tema immigrazione, ha posto in evidenza un’inquietante torsione autoritaria nella concezione e gestione dell’ordine pubblico.

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Più in generale Lega e M5S hanno dimostrato nei fatti lo scarto tra quanto promesso in campagna elettorale e quanto realizzato nei fatti, anche relativamente alla previdenza ed all’occupazione, i cui provvedimenti si sono rivelati allo stato poco più che “pannicelli caldi”.
Uno scarto tra il dire ed il fare che si è manifestato anche relativamente ai contenuti del cosiddetto“Contratto di governo”.
La ricerca della responsabilità circa il fallimento dell’esperienza di governo gialloverde è all’ordine del giorno, ma a noi questo non interessa, non può interessare.
Ciò che conta è il superamento di una pessima pagina della storia repubblicana, una pagina all’insegna della ricerca del consenso comunque, del sì a tutto ed al contrario di tutto, che ha evidenziato l’assenza di un progetto per il Paese in grado di rispondere per davvero ai bisogni dei cittadini, che continuano a misurarsi con gli effetti della crisi capitalistica, delle politiche scelte per governarla, che oltre alle responsabilità conclamate dei governi di centrodestra e di centrosinistra che si sono succeduti alla guida del Paese, non possono che annoverare anche quelle di Lega e Movimento Cinque Stelle.


Lo sbocco alla crisi di governo in atto che per tanti si prefigura, ossia una forte affermazione della destra, non può non rappresentare un forte elemento di preoccupazione, specialmente per quanto riguarda il prossimo attacco alla Costituzione che si annuncia, con l’autonomia differenziata, la flat tax e un riforma in senso presidenziale delle istituzioni. Uno scenario che delinea uno Stato “massimo” ed autoritario nella gestione della vita pubblica e “minimo” nell’intervento nella vita economica del Paese.

Più di un interrogativo è riferibile al valore dell’alternativa in campo, per molti rappresentata dal Partito Democratico, che pure attraversa una indubbia crisi, la cui piena accettazione del liberismo come prospettiva politica ha codeterminato la situazione attuale.
Certa è una condizione profondamente critica del fenomeno rappresentato dal Movimento Cinque Stelle, ormai una sorta di meteora nel panorama politico italiano.
Noi, i comunisti, siamo e saremo in campo per un’alternativa alle politiche in atto, alle politiche allo stato prospettate, in quanto non rappresentano la risposta ai bisogni del mondo del lavoro, delle masse popolari, del Paese.
​Ciò che serve è voltare pagina per davvero, ossia un progetto di reale cambiamento, politico e sociale, per l’Italia, che passa innanzitutto attraverso il rilancio del ruolo dello Stato nella finanza e nell’economia, la rottura con la centralità del mercato, con la sudditanza euroatlantica dell’Italia, con l’acquiescenza ai diktat dell’Unione Europea, con la cultura liberista imperante, alla quale i fatti dimostrano che anche il governo Conte, le forze che vi hanno dato vita, si sono largamente assoggettate.
Va in tale direzione l’appello “Per l’unità comunista entro un fronte della sinistra di classe” lanciato dal PCI nei giorni scorsi, l’attenzione ad esso che da più parti si è manifestata.


Nelle prossime settimane il partito sarà quindi impegnato ad allargare tale processo unitario, a promuovere iniziative, a carattere generale e particolare, atte a sostanziarlo, nella convinzione che ciò è funzionale ad affermare le risposte necessarie alla crisi in atto.
Un’alternativa è possibile oltre che necessaria.
Voltare pagina si può, si deve!

Roma, 9 Agosto 2019

Appello per l’unità Comunista entro un fronte della sinistra di classe

Appello per l’unità comunista entro un fronte della sinistra di classe

L’esito delle politiche affermatesi nel nostro paese in questi ultimi decenni all’insegna della cultura liberista, dell’austerità, politiche alle quali si sono assoggettati il centrodestra ed il centrosinistra, è sotto gli occhi di tutti: sempre più poveri, insicuri, soli.

Le speranze di cambiamento che in tanti, anche nel mondo del lavoro, hanno riposto nei confronti della Lega e del Movimento Cinque Stelle, che hanno portato all’affermazione del governo Conte, nonostante risultino largamente disattese, si traducono oggi in un crescente consenso tributato al partito di Salvini.

Gli equilibri politici che vanno affermandosi, sempre più orientati a destra, gettano una pesante ipoteca, da tanti punti di vista, sul futuro del nostro Paese, che è e resta profondamente immerso nella propria crisi finanziaria, economica, sociale.
Una crisi che su tale piano, pur con rilevanti differenze, ha investito anche tanta parte dell’Europa, che nell’ambito della conclamata crisi strutturale del sistema capitalista, nella ridefinizione degli equilibri geopolitici determinatasi a seguito del processo di globalizzazione affermatosi all’insegna della concentrazione del capitale finanziario, paga il prezzo più alto.

Un Paese, il nostro, che evidenzia anche una profonda crisi etico/morale e, in un evidente rapporto di causa/effetto, una altrettanto profonda crisi politica.

Le forze comuniste, le forze della sinistra di alternativa, hanno registrato nel tempo, segnatamente in questi ultimi anni, emblematiche le recenti tornate elettorali, il proprio progressivo arretramento, la propria crescente marginalità.

Se da oltre un decennio le prime sono escluse dal Parlamento, è assai probabile che con le prossime elezioni politiche, per tanti inevitabilmente anticipate data la conflittualità interna al governo, anche le seconde ne siano escluse.

E’ tempo di ricostruzione, è tempo di unità.

Come PCI siamo fermamente convinti della necessità di un soggetto capace di tenere assieme la critica agli assetti fondanti del capitalismo, di proporre un’alternativa di sistema, e contemporaneamente di promuovere una opposizione di classe la più ampia ed unitaria possibile.

Una opposizione che ponendo al centro la questione della pace e del disarmo, dell’uscita dell’Italia dalla NATO, della lotta all’imperialismo ed al neocolonialismo, della rottura con questa Unione Europea, dell’affermazione della Carta Costituzionale, promuovendo un ampio ciclo di lotte volto a cambiare i rapporti di forza, si proponga come alternativa credibile agli occhi del blocco sociale assunto a riferimento, a partire dal mondo del lavoro, determinando in tal modo le condizioni per il superamento della propria crisi.

Siamo convinti della necessità di una opposizione che abbia quale suo asse centrale l’unità dei comunisti, ritrovata sulla base di una cultura politica affine, e l’insieme della sinistra di classe.

L’unità dei comunisti entro un fronte della sinistra di classe, politica e sociale, è e resta l’obbiettivo del PCI, che in funzione di ciò lancia un appello a tutte le forze che non si rassegnano alle condizioni date, consapevoli che oggi più che mai è di ciò che c’è bisogno.

L’unità nella diversità è la risposta.

La Segreteria nazionale del Partito Comunista Italiano

I COMUNISTI NON DIMENTICANO

2agosto 1980: STRAGE DI BOLOGNA!!

Una bomba fascista, quasi quaranta anni fa, devasta la stazione centrale di Bologna e uccide 85 persone, ne ferisce e ne mutila moltissime altre.

Un atto fascista e criminale, i cui esecutori principali #Fioravanti e #Mambro, ex NAR, sono liberi. Per questo attentato ancora attendiamo di sapere i mandanti, come per per tutta la stagione della strategia della tensione.

Come ogni anno, solidarietà alle persone coinvolte, ai parenti delle vittime, ai superstiti e sdegno nei confronti di uno Stato che ha protetto queste bestie!

STORIA DI ALCUNI LAVORATORI DELLA PIAGGIO DI GENOVA

Siamo in cassa da quattro anni, stiamo parlando di una situazione “tragica”, troppo vecchi per il mondo del lavoro e troppo giovani per andare in pensione.
La Piaggio aerospace ormai smembrata da una politica sbagliata e da una gestione ancor peggio sta facendo pagare a quindici persone a Genova da quattro anni mezzo in cassa senza motivazione questo supplizio.
Nell’agosto 2016 nuovo cambiamento nel vertice della società: Renato Vaghi sostituisce Carlo Logli nel ruolo di amministratore delegato. Ed è annunciato un pesante piano di ristrutturazione che prevede un futuro quasi esclusivamente militare e concentrato nella produzione di droni con un ridimensionamento dei dipendenti (circa la metà in meno) e la chiusura di Genova. Nell’ottobre 2017 la Reuters dà la notizia che il ramo d’azienda che produce jet executive potrebbe essere ceduto ad un consorzio cinese, Pac Investment S.P.A. Il governo italiano ha annunciato di voler esercitare il golden power sulla cessione.
Nel novembre 2018, dopo il silenzio del governo su una commessa da 766 milioni per l’acquisto di venti droni, il fondo di Abu Dhabi ha chiesto l’amministrazione straordinaria per l’azienda.

Un nostro pensiero entrando nel discorso politico. Per noi è stata una delusione totale da parte del pd, grazie ad un accordo saltato firmato dalla regione governata dal suddetto che prevedeva lo spostamento dello stabilimento di finale a Villanova d’ Albenga (con speranza di speculazione edilizia sullo stabilimento in disuso), e il mantenimento dello stabilimento di Genova Sestri ponente.

Tutto il contrario….
La storia è stata ben diversa, tutto studiato da un famoso piano delle banche che circolava già prima del 2014.
A Genova e stato uno sterminio, con circa 200 persone in cassa integrazione, praticamente le carpenterie che sono state date in gestione a una ditta esterna nata appositamente per questo trasferimento (la laerh), oggi in cassa integrazione anche loro.
Dopo quasi cinque anni (nei quali ci avevano promesso corsi per aggiornarci e per riqualificarci) ci ritroviamo senza sapere che ne sarà del nostro futuro, avendo anche rinunciato alla buona uscita messa sul piatto dove molti dei nostri colleghi (97%) hanno accettato.
Ci ritroviamo con il dimezzamento del personale, una fabbrica divisa in due (dove quella di Villanova e più potente “politicamente grazie a Scajola”), il commissariamento (dove dice che le aziende interessate all’acquisto sono più di 40), e noi 15 di Genova ad aspettare sempre notizie.
Ultimamente leggiamo che in Fincantieri non trovano personale, tra il quale carpentieri.
Magari ci avessero fatto fare un corso un po’ più specifico (visto che noi già lo siamo carpentieri), ma l’immobilismo e il menefreghismo della politica e un sindacato che fa i suoi interessi e non più quelli dell’operaio ci ha portato a questi punti.
Queste righe rappresentano una sintesi di quello che ci sta accadendo dal famoso buon accordo firmato dopo referendum approvato dai lavoratori e giudicato favorevole anche dalle tre delegazioni sindacali nel pre accordo.

No alla manovre congiunte tra sindacato e PD sulla pelle dei lavoratori!

Genova, 23/07/2019
❗COMUNICATO STAMPA❗
CON I LAVORATORI SEMPRE!!!! NO ALLE MANOVRE CONGIUNTE TRA SINDACATO E PD SULLA PELLE DEI LAVORATORI!!
In merito allo #sciopero dei #trasporti del 24 e 26/07/2019 proclamato dalle 3 sigle #confederali riteniamo opportuno, dopo un nostro primo comunicato in sostegno (che confermiamo) ai lavoratori in lotta contro la #delocalizzazione delle officine di Brignole, prendere le distanze dalla piattaforma rivendicativa uscita a livello nazionale e regionale che, a nostro parere, più che agli interessi dei lavoratori, mira ad un’ottica di continuità padronale. Per esempio evidenziando la necessità di opere quali la #TAV e la #gronda. L’elogio non tanto mascherato al governo precedente evidenzia il persistere della #subalternità al #PD da parte del sindacato.
Sul tema toccato nel comunicato dei confederali riguardo le delocalizzazioni è importante evidenziare, e magari ricordare ai firmatari del comunicato, come negli ultimi anni non sia stato fatto altro se non distruggere e delocalizzare tutta la produzione in una logica di mercato che tende a premiare i padroni e non i lavoratori.
Riteniamo che il sindacato debba riprendere il suo concetto di classe e debba ripartire a tutelare esclusivamente gli interessi dei lavoratori. Invece, nella sopracitata piattaforma si parla quasi soltanto di impresa, di grandi opere e di profitto.
La Federazione di Genova del Partito Comunista Italiano ritiene che la battaglia principe debba essere sulle nazionalizzazioni strategiche e il divieto di delocalizzazioni di industrie di grande portanza.
Riteniamo che servizi quali sanità, istruzione e trasporti debbano uscire da un’ottica di profitto di mercato e debbano guardare esclusivamente al benessere dei cittadini.
Lungi da noi difendere questo governo fascio-leghista. Dovrebbe essere sottinteso ma, a scanso di fraintendimenti e strumentalizzazioni, lo ribadiamo con forza.

Partito Comunista Italiano

Federazione di Genova
pci.genova@gmail.com
www.pci-genova.it

Comunicato stampa

Genova, 18/07/2019

Il Partito Comunista Italiano è a fianco dei lavoratori dell’officina manutenzione rotabili di Genova Brignole in sciopero.

Dopo la chiusura degli impianti di Trasta, Rivarolo, Terralba, non si placa il processo di chiusura delle officine  in questione messo in atto dalle Ferrovie dello Stato, che prevede la concessione a ditte private di una gran parte delle importanti attività svolte e la delocalizzazione delle restanti. 

Abbiamo visto come esternalizzare la manutenzione possa mettere in serio pericolo la sicurezza dei cittadini stessi, poiché la procedura prevede la concessione di questa importante attività a ditte che chiedono meno soldi per svolgerla fornendo, spesso, un servizio di gran lunga più scadente rispetto a quello che fornirebbe la stessa ditta appaltatrice. 

Nella vicenda che prevederebbe la chiusura dell’officina di Brignole (ultima rimasta sul territorio) è coinvolto anche il Comune di Genova che, dopo aver imbastito un accordo con le Ferrovie dello Stato, acquisterebbe l’intera area interessata con il fine di potenziare la Metropolitana. 

Come già dimostrato nei mesi scorsi, in realtà, sarebbe sufficiente coinvolgere solo una parte dell’area, lasciando così aperta l’officina manutenzione rotabili, realtà essenziale per il corretto funzionamento del trasporto ferroviario che non ostacolerebbe in alcun modo il progetto del Comune. 

Fatto altrettanto grave sarebbe la potenziale speculazione che potrebbe verificarsi a seguito di una pseudo riqualificazione dell’area non necessaria alla realizzazione della metropolitana, con conseguente probabile spreco di soldi pubblici.  

Troviamo inqualificabile la gestione di questa giunta comunale che, venendo meno a quelli che sono i proprio compiti nella gestione del trasporto pubblico locale, reca un gran danno all’attività ferroviaria in una città che, proprio in questi anni, sta potenziando sempre più il trasporto su ferro. 

Come sempre, a fronte di cattive gestioni politiche ed economiche da parte di enti pubblici e aziende, chi ci rimette sono sempre i lavoratori, madri e padri di famiglia che con il proprio lavoro crescono i propri figli. 

Per questo motivo sosteniamo la lotta dei lavoratori in sciopero oggi e quella di ogni lavoratore che si vede mettere a rischio il proprio posto di lavoro a seguito di questa politica che tiene sempre meno in considerazione l’essere umano e sempre più il profitto. 

 PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Federazione di Genova 

pci.genova@gmail.com www.pci-genova.it

Il PCI insieme ai portuali in lotta

Il partito comunista italiano solidarizza e appoggia la lotta dei portuali genovesi che, dopo la chiusura del tavolo delle trattative, si vedono costretti a scendere in piazza per rivendicare il diritto ad essere fatti partecipi dell’intera riforma contrattuale del settore portuale, ponendo al centro dell’attenzione, non solo la questione salariale, ma anche un problema di sicurezza all’interno del settore degli stessi lavoratori.

Il partito comunista italiano ritiene indispensabile che i lavoratori debbano essere coinvolti in qualsiasi decisione e riforma che li riguardi.

Per questo, oltre alla semplice solidarietà, mette a disposizione le sue forze (se pur ridotte, essendo un partito inricostruzione) e i suoi organismi dirigenti.

Elezioni europee: come voteranno i comunisti?

Se ci fosse stata la possibilità di presentare la nostra lista, ovviamente, non avremmo dubbi su chi votare e far votare. Ma ciò non è stato possibile, a causa di una legge elettorale che, prevedendo 150.000 firme, di cui almeno 3.000 in ogni regione italiana, rende impossibile la partecipazione dei partiti che non hanno già una rappresentanza parlamentare, europea o italiana.

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