Categoria: Gramsci

Oppressi ed oppressori

Si tratta di un saggio scolastico del novembre 1910, scritto da Antonio Gramsci quando frequentava l’ultima classe del liceo Dettori di Cagliari.

È davvero meravigliosa la lotta che l’umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L’uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero. Perché pare che sia un crudele destino per gli umani, questo istinto che li domina di volesi divorare l’un l’altro, invece di convergere le forze unite per lottare contro la natura e renderla sempre più utile a bisogni degli uomini. Invece, un popolo quando si sente forte e agguerrito, subito pensa ad aggredire i suoi vicini, per cacciarli ed opprimerli. Perché è chiaro che ogni vincitore vuol distruggere il vinto. Ma l’uomo che per natura è ipocrito e finto, non dice già «io voglio conquistare per distruggere», ma, «io voglio conquistare per incivilire».E tutti gli altri, che lo invidiano, ma aspettano la loro volta per fare lo stesso, fingono di crederci e lodano.

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Pier Paolo Pasolini legge “Le ceneri di Gramsci”

In occasione dell’ottantunesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, vogliamo ricordarlo con questo video “storico”: Pier Paolo Pasolini legge la sua opera “Le ceneri di Gramsci”. L’immagine fissa del video riprende il poeta di fronte alla tomba del fondatore del Partito Comunista Italiano, del grande pensatore comunista capo della classe operaia italiana.

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Il giudice, il prigioniero… e i romanzieri

di Domenico Losurdo

Prefazione al volume “Gramsci e il giudice” di Ruggero Giacomini

Tra i tormenti che affliggono Gramsci in carcere c’è un dubbio, semplice e atroce: i suoi compagni di partito si stanno realmente impegnando per la sua liberazione, oppure c’è qualcuno che trama nell’ombra per ostacolarla o renderla impossibile? A partire da questo dubbio, alcuni interpreti si sono sbizzarriti in ricostruzioni romanzesche, al cui centro campeggia l’avventurosa affermazione secondo cui il grande pensatore e rivoluzionario avrebbe concluso la sua esistenza dando l’addio alla militanza comunista. Ho parlato di ricostruzioni romanzesche per il fatto che esse si fondano sul nulla. Non solo i Quaderni, anche le Lettere dal carcere testimoniano sino alla fine l’interesse simpatetico di Gramsci per il paese scaturito dalla rivoluzione d’Ottobre.

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Buon compleanno Gramsci

Antonio Gramsci

Il 22 gennaio 1891 Francesco Gramsci e Giuseppina Marcias davano alla luce il loro quarto figlio e lo chiamavano Antonio, colui che, nel giro di pochi anni sarebbe diventato il “capo della classe operaia italiana” – come ebbe modo di definirlo Palmiro Togliatti – e una delle vittime più illustri del fascismo.

Il pensiero di Gramsci è attualissimo, così come il suo progetto politico: quello di trasformare la società italiana in senso socialista, a partire dalla formazione dell'”uomo nuovo”, artefice del proprio destino. In questo senso possiamo leggere i Quaderni come un grande progetto volto a creare gli strumenti intellettuali, culturali e materiali per la presa di coscienza e l’affrancamento della classe operaia. Un uomo, quello gramsciano, capace di leggere le enormi contraddizioni del sistema liberale all’epoca in vigore.

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