La lotta del popolo siriano contro l’aggressione imperialista

Pubblichiamo l’intervento integrale che il segretario generale del Partito Comunista Siriano, il compagno Ammar Bagdach, ha svolto  al Convegno organizzato dal PCI a Catania lo scorso  17 giugno ( “Mediterraneo: cause delle guerre, antimperialismo, libeertà dei popoli”).

Cari compagni!

Permettetemi di presentare il mio alto apprezzamento e ringraziamento ai compagni del Partito Comunista italiano e la sua organizzazione siciliana per questa importante iniziativa e per i loro sforzi per il successo di questo convegno.

Il Partito Comunista italiano si è caratterizzato per la sua storia di ferma lotta per i diritti e gli interessi dei lavoratori, anche nelle circostanze più difficili durante la dittatura fascista. Sono stati i comunisti italiani in prima linea nella lotta contro il fascismo, facendo grandi sacrifici per la libertà del popolo, e sono apparsi tra le loro file combattenti di spicco, quali Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti e Luigi Longo e altri loro compagni, che sono entrati a pieno diritto nel registro d’oro della lotta di liberazione nazionale e sociale del vostro paese, accanto ai loro predecessori in questo elenco come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, grazie alla dura lotta dei comunisti italiani, e l’allargamento della influenza del loro partito, i lavoratori italiani hanno ottenuto delle conquiste sociali e economiche importanti.  E  ora stanno lottando al fine di preservare quello che rimane di esse dall’attacco della  borghesia di stampo liberale selvaggio, che ha cancellato una parte importante di queste conquiste, sostenuta spesso, in modo invisibile, dalle forze reazionarie, che sono diventate, con le loro trasformazioni  reazionarie, ben manifeste: dalla corrente opportunista revisionista all’interno del movimento comunista al socialismo democratico e, in ultima analisi, alla formazione del partito liberale di facciata, al servizio degli interessi dei monopoli 1)privilegi . Sì, cari compagni, e care compagne, la vostra amara esperienza negli ultimi decenni dimostra quanto Lenin aveva ragione quando ha sottolineato che la lotta efficace contro l’imperialismo deve essere organicamente sinergica con la lotta costante e senza tregua contro l’opportunismo e il revisionismo!

Cari compagni,

Il tema del nostro incontro di oggi è quello dell’assalto dell’imperialismo in generale, e nella regione del Mar Mediterraneo in particolare. E’ chiaro che la tendenza aggressiva espansionistica dell’imperialismo mondiale si è intensificata drammaticamente dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la disintegrazione del sistema socialista, che è stato il freno principale a questa tendenza. Non è solo questo, ma i diritti strappati ai lavoratori dalla tirannia del capitale, nel corso del XX secolo, si sono affermati, grazie all’esistenza del modello socialista, nel resto del globo, ciò che ha dato supporto alla lotta dei lavoratori negli stessi centri capitalistici. E ancora, la Grande rivoluzione dell’Ottobre socialista e poi la vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, ha dato il contributo principale al collasso globale del sistema coloniale, e alla crescita dei movimenti di liberazione nazionale in varie parti del mondo.

Dopo il crollo del sistema socialista, ha avuto iniziato l’attacco globale dell’imperialismo (cioè il capitalismo monopolista secondo la definizione leninista) su vari fronti.  Come succedeva e succede ora, si procede alla violazione della sovranità nazionale di Stati indipendenti e all’attacco alla libertà dei popoli, e gli esempi sono chiari sia nella regione del Mediterraneo orientale sia in Africa sia in America Latina, ma anche nella stessa Europa, dove interi popoli sono caduti vittime di questa politica imperialista di aggressione, e la tragedia jugoslava è un esempio eclatante. E’ in corso un attacco costante ai diritti dei lavoratori nei centri capitalistici al fine di cancellare tutte le loro conquiste a beneficio di Sua Maestà il capitale. E qui, i lavoratori italiani come tutti i lavoratori europei, negli ultimi tre decenni, vivono gli effetti di queste feroci tendenze, che rendono la loro vita più difficile giorno dopo giorno, e le aspirazioni dei propri figli senza alcun orizzonte.

Dopo la acuta crisi ciclica del capitalismo nel periodo 2008/ 2010, sono aumentate le tensioni globale, e questa crisi non è inferiore in termini di dimensioni e profondità alla grave crisi che il mondo capitalista ha visto agli inizi degli anni trenta del secolo scorso, che ha portato il fascismo, l’accrescimento dell’aggressività, lo scoppio di guerre regionali e, infine, lo scoppio della seconda guerra mondiale. Molti di questi fenomeni che osserviamo oggi, nonostante alcune differenze nella forma rispetto ai precedenti, sono simili nella sostanza, nel contesto delle contraddizioni fondamentali dell’imperialismo come definito dal marxismo-leninismo.

Tra le più gravi di queste contraddizioni, nell’attuale contesto storico, è l’intensificazione delle contraddizioni tra i centri imperialisti. E’ in corso una feroce battaglia tra questi centri, e in tutte le forme economiche-politiche fino allo scontro militare, spesso per tramite di un altro, e, talvolta, direttamente con l’intervento militare, al fine di ri-dividere le zone di influenza economica e il cambiamento geopolitico organicamente legati a questa divisione. In questo contesto, è molto chiaro l’aumento dello scontro, tra i classici centri imperialisti, Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone, da una parte, con quelli che, attualmente, vengono chiamati Paesi emergenti e vedono in prima linea la Cina e la Russia. Questi scontri sono, in sostanza, un conflitto tra i diversi gruppi di capitale monopolistico. Ma questo non significa che i popoli non hanno nulla a che fare con questo conflitto, che da un lato porta disastri e vittime fra le popolazioni, e, d’altra parte, tocca al movimento rivoluzionario mondiale il compito di sfruttare queste contraddizioni, come è stato fatto durante la prima guerra mondiale, che ha portato alla rivoluzione d’ottobre in risposta a questo selvaggio conflitto imperialista, e dopo la seconda guerra mondiale, quando si è formato il sistema dei paesi socialisti, che comprendeva diversi continenti ed ha provocato il crollo del sistema coloniale globale. Il proletariato nei paesi dei centri imperialisti, e soprattutto in Europa, ha ottenuto importanti conquiste sociali.

Cari compagni,

Il secondo decennio del ventunesimo secolo ha visto, e vede tuttora, una feroce offensiva espansionistica imperialista, un attacco aggressivo globale su molte aree meridionali e orientali del Mar Mediterraneo e dei paesi del bacino adiacenti. E qui si deve ricordare che prima i movimenti di liberazione in questa regione hanno raggiunto importanti successi nella lotta contro l’imperialismo e i suoi agenti, e il più importante di questi è la liberazione del Libano meridionale dall’abominio dell’occupazione israeliana nel 2000, e la sconfitta dell’aggressione israeliana sionista contro il Libano nell’estate del 2006,  aggressione che ha avuto il supporto totale da parte dell’imperialismo mondiale, e in particolare l’imperialismo statunitense. Dopo è venuta la vittoria del popolo iracheno contro l’occupante americano e i suoi alleati, e questa è stata la prima seria sconfitta militare subita dall’imperialismo americano dopo la sua sconfitta nella guerra del Vietnam. Poi sono venute le rivolte popolari in Tunisia e in Egitto, che hanno cacciato via i simboli dei collaborazionisti in questi due paesi.

Quello che la nostra regione sta vivendo è la contro offensiva imperialista. L’imperialismo statunitense ed europeo ha abbattuto, attraverso una palese aggressione, il regime in Libia, colpevole, dal punto di vista dell’imperialismo, di aver cercato di costruire e consolidare molteplici relazioni con le nazioni emergenti in competizione con i centri imperialisti tradizionali. La Libia era il paese che aveva la migliore qualità di vita per la popolazione tra i paesi africani, ora vive nella spirale di un conflitto senza fine, tra diversi gruppi armati apparentemente rivali, ma uniti dalla fedeltà direttamente ai centri dell’imperialismo, o indirettamente, attraverso la loro subordinazione alle organizzazioni terroristiche dell’oscurantismo militante nella regione. I centri imperialisti hanno lavorato attivamente anche per cambiare il corso delle rivolte di massa in Tunisia e in Egitto, attraverso i tentativi di cedere il potere alle forze oscurantiste –  la Fratellanza Musulmana in tutte le sue forme, sulla base del rispetto del modello turco. Poi, dopo il fallimento di questo approccio, e attraverso il sostegno di forze imperialiste al potere, con una forma liberale, come è successo in Tunisia, o un regime bonapartista autoritario come è accaduto in Egitto. Ai circoli imperialisti non importa la forma, bensì la cosa importante è la sostanza, è la subordinazione all’imperialismo ed i suoi interessi. E anche le forze americane sono tornate in Iraq, ma con il pretesto della lotta contro le organizzazioni terroristiche, che sono creature e figliastre dei regimi reazionari nella regione, che governano in Turchia, Arabia Saudita, Qatar e altri paesi.

Prosegue la pressione imperialista sull’Iran, nonostante un momento di distensione dopo l’accordo sul nucleare. Ma questa svolta è stata di breve durata, e stiamo assistendo all’escalation del tono aggressivo da parte dell’imperialismo USA e dei suoi agenti nei confronti di questo Stato indipendente; Israele e il sionismo giocano il ruolo del Maestro invisibile di questo coro aggressivo. Ce la palese aggressione contro lo Yemen, con il pretesto di combattere la presunta espansione iraniana, e da sottolineare che la tragedia dallo Yemen è anche un dissanguamento continuo dell’Arabia Saudita paese aggressore, per l’eroica e coraggiosa lotta del popolo yemenita per rispingere gli aggressori.

Cari compagni,

E’ chiaro che la mia patria, la Siria, gode di un odio particolare dall’imperialismo americano, dal sionismo mondiale e dai regimi reazionari e i loro lacchè nella regione. Si tratta di un odio per motivi profondi. La Siria è il principale ostacolo al progetto imperialista, chiamato il «Grande nuovo Medio Oriente», che a nostro parere, di comunisti siriani, è il progetto del «Gran Sion». Questo progetto si propone di creare un nuovo centro imperiale mondiale, nella regione del Mediterraneo orientale a gestione israeliana sionista, sotto l’egida dell’imperialismo USA. La Siria ha rifiutato in modo categorico e definitivo questo progetto di sottomissione.

La Siria ha riaffermato il suo approccio patriottico antimperialista. La Siria, storicamente, ha sostenuto e sostiene la giusta lotta del popolo palestinese per i suoi diritti fondamentali, e in primis il diritto al ritorno alla sua patria e il diritto all’autodeterminazione attraverso la creazione di uno Stato nazionale palestinese a piena sovranità.

La Siria ha inoltre sostenuto, in tutte le forme, la lotta del popolo libanese per liberare i suoi territori occupati, ed ha sostenuto con forza la gloriosa resistenza libanese, durante l’aggressione sionista imperialista nel 2006. La Siria ha sostenuto costantemente la resistenza del popolo iracheno contro l’occupazione americana.

Sì, la Siria rappresenta una fortezza per il movimento di liberazione nazionale araba, e per i movimenti di liberazione mondiale, per tutto questo gli imperialisti, i sionisti e tutte le forze reazionarie e oscurantiste della regione hanno proiettato il loro oddio viscerale contro la Siria al fine di rovesciare questa fortezza. I nemici hanno utilizzato nella loro aggressione contro la Siria tutti i metodi socio-economici e politici, violenti e militari.

È stato il nostro partito a dare l’allarme in anticipo sui pericoli che minacciano la Siria. Come indicato alla lettera dall’11° Congresso del Partito Comunista Siriano, riunitosi nel mese di novembre 2010 (vale a dire diversi mesi prima dello scoppio della crisi siriana):

«La Siria è un paese caratterizzato nel mondo arabo per la fermezza nazionale e il rifiuto dei dettami del colonialismo. Quindi, le potenze coloniali, disperate per la resistenza nazionale siriana, hanno utilizzato tutti i mezzi disponibili al fine di inginocchiare Siria. Ci sono la pressione americana, le provocazioni israeliane e i ricatti dai governanti arabi alleati dell’America, le attività sospette dei reazionari all’interno. E sulla Siria si sono fatte campagne da tutti su tutti i fronti: politico, ed economico e mediatico. E’ sempre più chiaro che questo attacco alla Siria ha molte sfaccettature, dalle pressioni politiche e minacce militari, alle cospirazioni economiche, sabotaggio e preparazione di complotti volti a un radicale cambiamento del volto nazionale della Siria, tra cui la caduta dell’attuale sistema di governo. Un sistema basato su una larga coalizione nazionale, che ha un obiettivo fondamentale: la tutela e il consolidamento della sovranità nazionale. » (Documenti del 11 ° Congresso del Partito comunista siriano pag. 75)

Questo è l’avvertimento che abbiamo lanciato in anticipo, e l’evoluzione degli eventi ha dimostrato che la nostra analisi, basata sul metodo marxista-leninista, era giusta. Partendo dal punto di vista di classe abbiamo avvertito sulle pericolose tendenze della economia liberale, che creano terreno sociale, adeguato per il lavoro dei nemici della patria. I documenti dell’11 ° Congresso del nostro partito dicono quanto segue:

“Noi abbiamo avvertito, e avvertiamo tutti gli onesti patrioti del nostro paese, che accanto alle continue pressione politiche esterne, ci sono tentativi di ricatto economico, per imporre le ricette dei centri imperialisti e i loro strumenti, come il fondo monetario internazionale, la banca mondiale e l’organizzazione del commercio mondiale, che possiamo riassumere in due parole: l’economia liberale, che si propone di imporre la dittatura monopolista straniera sull’economia nazionale; questo metodo porta al logoramento economico del paese, che facilita il controllo politico sul paese.” E nello stesso documento abbiamo avvertito che “è illusorio credere al patriottismo dei parassiti soci dei monopoli imperialisti, che saccheggiano la loro patria e il loro popolo”.

Ed abbiamo proposto l’alternativa socio-economica: di fronte alle condizioni del continuo attacco, e l’aumento delle pressioni sul nostro paese, e le grande missioni nazionale sono ben chiari per il nostro popolo, e sono in netta contraddizione con le richieste del nuovo liberismo, ma richiedono una economia centralizzata, dove lo Stato controlla la sue fondamentali articolazioni”. E ancora abbiamo indicato che “la potenzialità per sconfiggere l’aggressione si trova in primo luogo nelle masse popolari, per questo accogliere le rivendicazioni economiche e sociale delle masse è una questione fondamentale nella nostra battaglia nazionale”.

Sì, cari compagni, questa è la nostra posizione; noi comunisti siriani, sul versante socio-economico della grande battaglia nazionale intrapresa dal nostro Paese, chiediamo la rottura totale con le tendenze economiche liberali, e proponiamo, allo stato attuale, una alternativa che si può applicare, cioè il capitalismo dello Stato a carattere sociale, che rafforzerà la fermezza e la resistenza del nostro paese, di fronte al malvagio attacco a cui è esposto.

Da oltre sei anni la Siria si trova alla testa dello scontro e sotto attacco di imperialismo e sionismo, e in scontro armato con gli agenti dell’imperialismo, rappresentati da bande armate; le più pericolose sono quelle oscurantiste, terroristi camuffati con la religione, che hanno ricevuto un sostegno non tanto velato dai paesi imperialisti, e il palese appoggio scandaloso dei regimi sudditi dell’imperialismo nella regione, i più luridi e più aggressivi dei quali sono la Turchia, l’Arabia Saudita e il Qatar. Questi regimi hanno fornito le bande terroriste oscurantiste di migliaia di mercenari provenienti da ogni parte del mondo, con finanziamenti diretti e sotto la supervisione diretta di questi regimi.

C’è un fenomeno su cui dobbiamo soffermarci, e mitigarne gli effetti sul futuro dello sviluppo socio-economico della Siria. Esso si somma alle operazioni terroristiche, gli scontri militari, il sabotaggio economico, la distruzione delle infrastrutture; questo fenomeno è la migrazione dal paese, un processo diretto e mirato specificamente per impoverire la Siria del fattore umano, al fine di minare la capacità di resistenza oggi, e indebolire il suo potenziale di sviluppo in futuro. Inoltre, i paesi del vecchio continente traggono beneficio dall’ingresso di potenziale umano promettente, con manodopera qualificata proveniente degli immigrati siriani, al fine di garantire una parte importante delle future esigenze di questi paesi, in particolare Germania e paesi scandinavi. Questo processo di logoramento condotto con parole d’ordine piene di ipocrisia è caratteristico della borghesia europea in particolare, così come vari obiettivi diretti contro la Siria in primo luogo, fino a raggiungere la classe operaia europea.

Sì, la Siria ha resistito a tutti gli attacchi dei nemici, e il pilastro fondamentale di questa resistenza è il popolo siriano, che ha un patrimonio nazionale caratterizzato dal rifiuto di qualsiasi egemonia coloniale sulla sua patria. Oltre a tutto ciò, ha contribuito alla fermezza della Siria il serio sostegno dei movimenti di liberazione delle forze anti-coloniali nella nostra regione, e cito specialmente il grande sostegno di Hezbollah e Iran.

E ‘ stato l’ingresso diretto russo nelle operazioni militari, dal 30 settembre 2015, che ha avuto un ruolo chiave nel rovesciare i rapporti di forza in modo tangibile, militarmente e politicamente. Non v’è alcun dubbio che l’intervento militare russo non punta ad aiutare l’internazionalismo sovietico, ma i motivi di questo intervento sono gli interessi economici e geopolitici della Russia, minacciati seriamente da parte dei concorrenti occidentali. L’offensiva imperialista occidentale mira a colpire la Russia ed i suoi interessi strategici e vitali, allo stesso tempo il bersaglio in Siria è la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e l’indipendenza. Pertanto, il sostegno russo, oggettivamente, ha contribuito sostanzialmente alla giusta lotta del popolo siriano per difendere la propria patria.

Dopo il fallimento di tutti i tentativi, da parte dei nemici, di abbattere la Siria mirando principalmente alle posizioni antimperialiste e solidali con i movimenti di liberazione, gli attacchi si sono trasformati in operazioni sistematiche per impoverire la Siria militarmente, economicamente e umanamente. In cima a questa politica aggressiva è il tentativo di dividere la Siria, con qualsiasi mezzo e pretesto. Il nostro partito ha messo in guardia da questo rischio dall’inizio ed in anticipo, come si legge nel comunicato del Comitato Centrale del Partito comunista siriano emesso nel mese di novembre 2015: «il Comitato centrale mette in guardia contro i pericoli di un approccio coloniale nella creazione di molteplici aree di influenza sul territorio siriano in preparazione della divisione». Il comunicato prosegue: «La lotta per l’unità del territorio siriano, e il respingimento delle formazione di aree di influenza coloniale sul territorio della patria, sono due compiti fondamentali che stanno di fronte a tutte le forze nazionali nel paese.»

Cari compagni,

Durante l’ultimo periodo, in particolare a partire dall’inizio di quest’anno, la lotta della Siria e del suo popolo ha ottenuto risultati importanti nell’affrontare i nemici della patria. Uno dei risultati più importanti è la liberazione totale di Aleppo, e, dopo questa grande vittoria, l’avanzamento importante su alcuni degli assi orientali e settentrionali del nord da parte dell’esercito siriano. Inoltre ci sono cambiamenti positivi in ​​alcune regioni centrali, come la liberazione di Palmira dalla morsa dei terroristi, e la ripresa di alcuni dei giacimenti di petrolio e di gas nel Centro est del paese, con effetti positivi sull’economia, nonché sulle condizioni di vita della popolazione, nel senso di garantire l’energia elettrica. E sono stati allontanati i ribelli, con diversi metodi, dalle aree sensibili nelle vicinanze e intorno alla capitale. Così si è rafforzata la difesa di Damasco, e si è allontanato una grande parte del rischio da essa. Questo fattore ha rafforzato la fermezza e la resistenza nazionale in generale.

Ma le potenze coloniali hanno intensificato la loro aggressione contro le conquiste dell’esercito siriano e dei suoi alleati. Questa aggressione ha preso la forma di intervento militare diretto dell’imperialismo degli Stati Uniti e di alcuni paesi, loro alleati nella NATO, con l’aiuto e la grande agevolazione militare dei regimi lacchè della regione. In aggiunta ai bombardamenti dei siti militari siriani dalla US Air Force, v’è una maggiore presenza delle forze militari degli Stati Uniti e dei loro alleati in alcune parti della Siria. Questa presenza ha avuto inizio nel nord-est del paese, e di recente si è intensificata la presenza militare americana e britannica nelle regioni del sud-est, con la collaborazione del veterano regime giordano.

La Turchia, questo dente velenoso della NATO, occupa, in collaborazione con le forze collaborazioniste sotto il suo controllo, zone importanti a nord est di Aleppo. Giorno dopo giorno, si fanno passi per stabilizzare l’influenza assoluta turca nella provincia di Idlib.

Durante il recente incontro tra i presidenti russo e turco, nella città di Sochi, è stata annunciata la creazione di zone «a bassa tensione» in Siria. E durante la conferenza stampa è stato dichiarato che, non c’è differenza tra il concetto di aree «a bassa tensione» e «zone di sicurezza». E ‘ sorprendente, come dichiarato nella stessa conferenza stampa, l’annuncio esplicito che è stata consultata l’amministrazione americana a questo proposito, e che a sua volta ha espresso il suo consenso a questo accordo senza aderirvi. Questo accordo è stato definito in seguito nella città di Astana, all’inizio dello scorso mese di maggio, come un accordo tripartito tra le parti russa e iraniana e turca.

Nonostante il fatto che le aree a «bassa tensione» siano quattro, esse sono le più importanti strategicamente allo stato attuale, e cioè le regioni settentrionali e meridionali. La parte turca ha dimostrato che la regione settentrionale a «bassa tensione» è sotto l’assoluta influenza turca. Le potenze coloniali cercano di far diventare la regione meridionale a «bassa tensione» un input per aumentare l’attività di espansione aggressiva degli Stati Uniti, delle forze britanniche e della Giordania loro agenti.

Colpisce il fatto che la visita del ministro degli Esteri russo a Washington, che ha seguito la Dichiarazione di Astana sulle «aree a bassa tensione», non ha portato gli Stati Uniti a partecipare a questo accordo. Gli americani, quindi, stanno cercando in modo chiaro di imporre le loro aree di influenza attraverso le operazioni militari e l’occupazione della Siria orientale, senza coordinamento con altre potenze internazionali. Questo è anche dimostrato dall’escalation delle operazioni militari statunitensi in aree dell’est della Siria nei giorni scorsi.

Nonostante la partecipazione di numerosi agenti  all’aggressione coloniale contro la Siria e il sostegno avuto dall’imperialismo degli Stati Uniti, dall’imperialismo europeo fino ai paesi reazionari della regione, dalla Turchia, all’Arabia Saudita, Qatar e simili, fino allo Stato sionista di Israele, il vero beneficiario  di questa aggressione è l’imperialismo americano e il sionismo mondiale, in quanto questa aggressione serve alla realizzazione del progetto coloniale del cosiddetto « nuovo grande Medio Oriente, » cioè il progetto del “Gran Sion”.

 Le forze coloniali e il sionismo mondiale cospirano per dividere la Siria. Non c’è dubbio che ci sono alcune differenze tra le potenze imperialiste sulla forma di questo processo, ma non sul suo contenuto.

Il Partito comunista siriano ritiene che, difronte alla feroce offensiva coloniale contro la nazione, il compito primario è quello di combattere contro gli occupanti e le bande terroristiche complementari alla loro aggressione. E che tutte le forze nazionali nel nostro paese devono lottare con fermezza per:

  1. la difesa dell’indipendenza nazionale
  2. la difesa della piena sovranità nazionale
  3. lottare instancabilmente per l’unità del territorio nazionale

Siamo certi che, facendo affidamento sul popolo, la Siria resisterà e si alzerà in piedi di fronte alle aggressioni.

Il nostro motto: la Siria non si inginocchierà!

Cari compagni,

Cogliamo questa occasione per trasmettere ai nostri compagni comunisti italiani, nostri compagni nella stessa trincea, un grazie per la ferma solidarietà con la giusta lotta del nostro popolo!

Ricordiamo oggi l’azione del nostro caro compagno Maurizio MUSOLINO, dirigente di spicco della direzione del vostro partito, discendente di famiglia comunista, un combattente che non ha mai deragliato dai valori e dai principi del marxismo-leninismo. Noi, comunisti siriani, salutiamo la sua venerata memoria. MUSOLINO era un compagno internazionalista sincero e pienamente solidale con la giusta lotta dei nostri popoli, specialmente i popoli siriano e palestinese.

Ricordiamo anche con tanta reverenza i combattenti internazionalisti del vostro grande paese, che hanno dedicato gran parte della loro attività alla solidarietà con la lotta del movimento di liberazione nazionale arabo, i due compagni Gian Carlo Lannutti e Stefano Chiarini.

Gloria alla memoria dei combattenti internazionalisti contro la tirannia imperialista!

Viva l’internazionalismo proletario!

References   [ + ]

1. privilegi