Francesco Maringiò

Benvenuti a tutte e tutti.

Ci volevano i comunisti per mettere al centro della riflessione politica il tema dell’Europa e dell’Unione Europea. Per avanzare una critica radicale alle politiche liberiste e rilanciare la necessità di una unità sovranazionale delle lotte.

Ci volevano i comunisti, anche per indicare una via alternativa, lontana dalle secche della chiusura autarchica e lontana dagli iceberg verso cui le leadership dell’integrazione capitalistica europea, gli odierni Schettino tecnocrati con sede a Bruxelles, stanno conducendo il Titanic Europa.

Per queste ragioni, nella nostra discussione abbiamo invitato economisti prestigiosi, per poter mettere al centro della riflessione una seria critica delle politiche comunitarie, unita a proposte che rispondano, realisticamente ai bisogni dell’oggi e capaci di individuare una via d’uscita credibile, oggi sempre più necessaria.

E per questo, vogliamo ringraziare: Emiliano Brancaccio, Sergio Cesaratto, Domenico Moro e Luciano Vasapollo. Per aver accettato l’invito ed essere qui con noi. Con loro, vogliamo ringraziare Rosi Rinaldi, in rappresentanza del Partito della Rifondazione Comunista.

ome pure vogliamo ringraziare i rappresentati dei Partiti Comunisti europei, che conosceremo nel corso della giornata, per la loro presenza. Sono partiti operanti dentro e fuori dall’Ue, una scelta che rimanda immediatamente alla necessità di uno sguardo ed una riflessione comune che vada contro e fuori questa Europa, contro e fuori i confini dell’Ue.

L’Unione Europea infatti non rappresenta tutti i popoli e i Paesi europei e non è la nostra Europa: noi comunisti lottiamo per la prospettiva politica di un’Europa unita (dall’Atlantico agli Urali) di orientamento democratico e progressista sul piano interno ed internazionale e che rompa con il quadro dato.

Come abbiamo scritto nel documento congressuale, questo progetto si caratterizza sempre più come un processo di (dis)integrazione che, sul piano interno, è fondato sulla moneta unica, sul neoliberismo e sul modello mercantilistico tedesco, mentre su quello esterno si basa sul crescente militarismo e su una politica estera interventista ed aggressiva.

Questa Europa è figlia dell’accordo tra la tendenza federalista ed una hayekiana. Un processo, quindi, la cui configurazione finale è la costruzione di una potenza imperialista, nemica dei popoli e della democrazia, dei diritti dei lavoratori e delle Costituzioni antifasciste dei paesi dell’Europa del Sud.

È diventato sempre più evidente che dentro questa Europa sono impossibili politiche alternative che cambino la natura del processo, come ci dimostra drammaticamente l’esperienza greca. Questa Ue risulta impermeabile a qualunque tentativo di riforma e per queste ragioni, i problemi che affliggono l’Europa non si risolveranno mai con “più Europa”, e cioè andando avanti per questa strada e rafforzando il processo di integrazione in atto. Il punto non è quanta Europa ma quale Europa, ed attorno a questo nodo svilupperemo la riflessione oggi, consapevoli che assieme alle proposte economiche, i comunisti devono continuare a farsi promotori di un cambio nell’indirizzo strategico della politica estera, con la rottura dell’asse atlantico, l’uscita dalla Nato ed una cooperazione pan-europea tra Stati sovrani, aperta alla cooperazione strategica coi paesi BRICS.

Anche per queste ragioni la lotta contro l’Ue la vediamo con un processo capace di cogliere i giusti tempi storici ed in grado di far avanzare assieme la necessità di un progetto strategico alternativo, con quelle battaglie parziali che danno il senso di una fuoriuscita dall’attuale quadro e della necessità di una nuova architettura alternativa ed opposta all’attuale.

Si può vincere: l’Ue non è un dato immutabile ed imprescindibile della storia, ma per vincere c’è bisogno di una grande battaglia politica e culturale. E c’è bisogno di idee forti. Noi, con il seminario di oggi, proviamo a dare, tutti insieme, il nostro contributo.