Fosco Giannini

Care compagne e cari compagni,

il Partito Comunista Italiano – dopo un lungo processo di accumulazione di forze- ha celebrato il proprio Congresso Costituente soltanto pochi mesi, nel giugno del 2016. Il PCI, che recupera il nome glorioso della più importante esperienza politica dell’intero ‘900 italiano, sa tuttavia che deve agire in una nuova fase storica, in cui non basta l’orgoglio per il passato,  ma serve innanzitutto la capacità di essere all’altezza dei tempi e del nuovo scontro di classe. E al Congresso Costituente di Bologna abbiamo tutti convenuto che il Partito Comunista Italiano si sarebbe riorganizzato attorno a tre , decisivi, cardini teorici e politici : l’antimperialismo, l’internazionalismo e il tenere vivo e aperto il progetto del socialismo.

Oggi, qui, in questa sala, accanto ai compagni e alle compagne del Partito Comunista Portoghese, del Partito Akel di Cipro, del Partito Comunista di Spagna, del Partito Comunista di Ucraina, del Partito Comunista di Lugansk, del Partito della Rifondazione Comunista, della Rete dei Comunisti (che tutti salutiamo!) noi oggi, qui, sentiamo lo spirito internazionalista che sempre, come comunisti e comuniste, abbiamo voluto avere e che in molti hanno tentato, in questi anni, di spegnere.

Ma come non hanno spento la nostra volontà militante e il nostro progetto rivoluzionario, così nessuno riuscirà a spegnere la nostra vocazione internazionalista, che è la forza che ci spinge a legarci ai nostri Partiti fratelli, ad unirci a loro nella lotta antimperialista, per la libertà e la dignità dei popoli, per il progetto del socialismo! W l’internazionalismo proletario!

Grazie a voi, compagni portoghesi, ciprioti, spagnoli, italiani, compagni e compagne dell’Ucraina e di Lugansk, dove si combatte contro il nazi-fascismo riorganizzato in Ucraina dall’imperialismo USA, dalla NATO e dall’Unione Europea, complice del golpe che ha portato Poroschenko, con le sue squadre fasciste, al potere a Kiev. Grazie a voi, compagne e compagni d’Europa per aver portato in questa sala, al nostro Partito, il più profondo spirito rivoluzionario: quello internazionalista! Grazie a voi, compagne e compagni per aver fatto lunghi viaggi per essere qui con noi, oggi!

Il PCI sa bene che il più grande pericolo per la pace mondiale e per l’intera umanità è oggi rappresentato – oggi più che mai – dagli Stati Uniti d’America dal suo braccio armato: la NATO. Ed è a partire da questa consapevolezza che il PCI mette al primo punto della sua  agenda strategica la lotta contro l’imperialismo USA, che da Obama a Trump non muta la sua natura aggressiva e volta alla spoliazione dei popoli. Ed è a partire da questa consapevolezza che il PCI si schiera innanzitutto contro le spinte imperialiste di guerra e di dominio e si batte per l’uscita dell’Italia dalla NATO e delle basi USA e NATO dall’Italia. FUORI L’ITALIA DALLA NATO!!

Ma il PCI sa altrettanto bene che un altro polo imperialista si va aggiungendo, nel quadro mondiale, ai due poli imperialisti da molto tempo consolidati ( USA e Giappone) e questo terzo polo neo imperialista è quello, costituendo, dell’Unione Europea.

Il PCI ritiene che l’UE non era all’ordine del giorno della storia e che l’accelerazione artificiosa  del suo processo di costruzione era ed è funzionale soltanto agli interessi del grande capitale transnazionale europeo, che – per diventare competitivo nella lotta interimperialistica per la conquista dei mercati mondiali e nella lotta contro i BRICS – doveva e deve abbattere, su scala continentale, il costo del lavoro, i salari, i diritti, lo stato sociale e ogni resistenza democratica, politica e istituzionale.

Con il Trattato di Maastricht, con quello di Lisbona, con le politiche duramente liberiste imposte su scala continentale, con il dominio della Banca Centrale Europea e attraverso la “germanizzazione” dell’intera UE, l’obiettivo del grande capitale transnazionale europeo – quello, cioè, di collocare stabilmente l’intera forza lavoro europea nel mercato inferiore del lavoro; abbattere lo Stato sociale per meglio liberare gli spiriti animali del capitalismo; privatizzare il più possibile l’economia, la produzione, il credito – questo obiettivo è stato in gran parte raggiunto. Ed è stato raggiunto non solo attraverso il ruolo politico subordinato svolto dalle forze politiche europee che fanno capo al Partito Popolare Europeo, ma anche grazie alla subordinazione e all’involuzione liberista delle forze socialiste e socialdemocratiche europee, che hanno spesso spianato la strada alle politiche antisociali imposte dal FMI, da Berlino e dalla Banca Centrale Europea. In Italia, questo ruolo subordinato all’UE, all’imperialismo USA e alla NATO l’ha svolto e continua a svolgerlo anche il Partito Democratico, ed è per questa ragione che il PCI rifiuta l’ alleanza e la collaborazione con questa forza politica, che sempre più appare come il Partito di Berlino e di Washington in Italia! Ed è per questi stessi motivi che il PCI chiama le forze comuniste, le forze della sinistra anticapitalista e le forze sindacali di lotta a ricostruire finalmente, in questo Paese, ciò che da troppo tempo e drammaticamente manca: un’opposizione di classe e di massa!

L’Euro è l’unica moneta al mondo senza uno Stato; l’Unione Europea ha imposto a tutti i popoli e agli Stati che ad essa hanno aderito una moneta dal valore artificiale, un valore stabilito nei laboratori politici liberisti e non conseguito nelle dinamiche economiche concrete e storiche; un valore freddo e artificiale, quello dell’Euro, che ha raddoppiato in tutta Europa il costo delle merci raggelando i salari; un valore artificiale, quello dell’Euro, che ha arricchito la Germania e gettato nella miseria i popoli e i lavoratori italiani, portoghesi, greci, i popoli e i lavoratori dei Paesi già più deboli.

L’Unione Europea si è dotata si di una moneta unica, ma non di un sistema fiscale unico, e semplicemente poiché ciò avrebbe costretto ad una tassazione omogenea sul piano continentale e ad una ridistribuzione equa della ricchezza generale europea; avrebbe ciò costretto la Germania a spostare parte della propria ricchezza verso i popoli della Grecia, dell’Italia, del Portogallo ed è del tutto evidente che gli imperialisti di Berlino preferiscono spostare armi e prestiti da usurai ad Atene, piuttosto che la loro ricchezza! Ed è questa l’Europa che ha in testa il grande capitale tedesco ed europeo. E’ questa l’Europa che esce da Maastricht e da Bruxelles!

Quali sono i prodotti sociali provenienti da Maastricht e dall’Euro?  La misera, assoluta e relativa, è  divenuta di massa e su scala sovranazionale; così come la disoccupazione e l’inoccupazione. Le garanzie sociali sono state abbattute in tanti Paesi, meno che in Germania, che è il mandante dell’attacco  liberista. La democrazia è stata attaccata sul piano continentale. Le Costituzioni nate dalle lotte antifasciste sono state manomesse e minacciate. Tutto ciò assieme al progetto di un’ Unione Europea che per meglio delineare il proprio profilo imperialista punta ad una propria e nuova militarizzazione, alla costruzione dell’esercito europeo. Un esercito che sarà sotto il dominio della NATO. Un progetto, questo dell’esercito europeo, al quale il PCI di NO! Contro il quale i comunisti e le comuniste lotteranno: NO ALL’ESERCITO EUROPEO! NO ALL’ESERCITO DELL’IMPERIALISMO EUROPEO!!

Per tutte queste ragioni il PCI ritiene che la lotta contro il neoimperialismo dell’UE sia una lotta centrale. Il PCI crede che l’UE sia irriformabile e giudica sbagliate e subordinate le battaglie volte solamente a modificazioni interne alla struttura generale di questa UE. L’UE e l’Euro non sono un prodotto irreversibile del Destino o della Natura e i popoli, dalle dittature dell’UE e dell’Euro, debbono e possono liberarsi.

L’UE è un fenomeno capitalistico storicamente nuovo, che chiede ai comunisti e alle altre forze anticapitaliste una ricerca politica e teorica all’altezza dello scontro: le politiche liberiste dell’UE passano anche attraverso il tentativo di svuotare di senso gli Stati Nazionali. Ebbene, nella fase data, contro i processi di penetrazione massiccia del liberismo dell’UE i comunisti debbono rivalutare il ruolo dello Stato – Nazione, utilizzandolo come argine al liberismo e in difesa degli interessi popolari.

Ma la rivalutazione in senso anticapitalista dello Stato-Nazione non è nazionalismo e deve coniugarsi con la necessaria unità sovranazionale delle lotte contro il grande capitale europeo, che è già transnazionale e già unito nel Trattato di Maastricht, nella BCE, nelle stesse istituzioni antidemocratiche dell’UE.

Questioni politiche e teoriche nuove per i comunisti europei. Compiti nuovi che la storia ci affida e che siamo chiamati a risolvere insieme, insieme nell’elaborazione politica e teorica e insieme nelle lotte.

Da ciò il senso ultimo di questo Convegno contro l’Unione Europea che il PCI ha organizzato a Roma: occorre stringere ancor più i rapporti tra i Partiti Comunisti d’Europa, sollecitare tra essi il confronto politico nell’obiettivo strategico di rafforzare le lotte nazionali e, insieme, costruire una lotta unitaria e  sovranazionale. Una lotta internazionalista che si offra come punto di riferimento del movimento operaio complessivo europeo e come punto di riferimento dei popoli. Per impedire che la sofferenza sociale dei popoli e del movimento operaio europeo trovi l’unico sbocco nei fronti nazionalisti, populisti e di destra, che a partire dalla speculazione sulla sofferenza di massa ripropongono un pensiero generale reazionario, razzista e fascista.

L’internazionalismo, l’antimperialismo, l’obiettivo del socialismo saranno i cardini attorno ai quali – noi lo vogliamo !– si dovrà costruire l’unità della lotta contro l’Unione Europea nata dal manifesto liberista e reazionario di Maastricht, quel Trattato firmato, non casualmente, nel febbraio del 1992, soltanto due mesi dopo la scomparsa dell’ Unione Sovietica! Sue mesi dopo la fine della gloriosa storia sovietica, nata dalla più grande rivoluzione della storia dell’umanità: la Rivoluzione d’Ottobre, che sempre ispirerà il nostro pensiero e la nostra lotta. W la Rivoluzione d’Ottobre, compagne e compagni!

Come diceva il compagno Fidel Castro, la strada si fa camminando. E il cammino per la nostra unità, per la nostra lotta anticapitalista e antimperialista  comune vorremmo che trovasse una spinta anche da qui, da questo giorno, da questo nostro incontro di Roma.  Il PCI coltiva un’ambizione: vorremmo che questa giornata, che questi nostri lavori, servissero a farci fare un passo in avanti nella strada dell’unità anticapitalista, un nuovo passo tra i tanti che dovremo fare e che – sicuramente – faremo!

Grazie, compagne e compagni per essere qui!