Agostino Lopes

“Il Portogallo, l’Unione Europea e l’Euro”

1) Il governo PS del Portogallo

Le elezioni del 4 ottobre del 2015 comportarono e imposero la fine del governo PSD/CDS-PP confermarono il valore della lotta e posero fine alla mistificazione elettorale di decenni,che trasformava un atto destinato ad eleggere deputati e a definire la composizione del Parlamento in una elezione per il primo ministro e che sempre fece vincere le elezioni al PS e al PSD.

La soluzione politica che ne conseguì si espresse nella convergenza raggiunta tra il PCP e il PS iscritta nella “Posizione congiunta del PS e del PCP sulla soluzione politica”. Non c’è un governo di sinistra ma un governo minoritario del PS con un suo proprio programma.

Non esiste una maggioranza di sinistra nel Parlamento, ma una relazione tra forze, con PSD e CDS/PP in minoranza e la possibilità che i gruppi parlamentari del PCP e PEV condizionino decisioni. Il PCP non ha deciso di sostenere un governo attraverso un accordo che incideva a livello parlamentare: il PCP, assumendo la sua indipendenza e identità, programma e progetto, intervenne nel concretizzarsi della rottura della politica di destra e difesa di una politica patriottica e di sinistra.

La nuova fase della politica nazionale mostra un quadro contraddittorio di possibilità e limitazioni. Da un lato la concretizzazione di progressi, anche se limitati, espressi nei bilanci di stato del 2016 e 2017, e la restituzione di diritti e risorse. Dall’altro lato,limitazioni risultanti da opzioni del governo PS, come succede nella risoluzione relativa alle banche, nella legislazione del lavoro, restrizioni di Bilancio per investimenti e servizi di salute e educazione.

2) Vincoli e Impossibilità

Il PCP non ignora la complessità e le esigenze della fase attuale della vita politica nazionale e dell’avverso contesto internazionale. Conosciamo distintamente le opzioni programmatiche del PS e il suo percorso. La sua sottomissione alla UE e la sua volontà di non combattere il capitale monopolistico. Ossia gli elementi strutturanti della politica di destra continuano a caratterizzare l’azione governativa. Pertanto la questione fondamentale è non solo di evitare che PSD / CDS ritornino al potere, ma anche di impedire che la loro politica possa continuare attraverso il PS.

È oggi evidente il carattere inconciliabile tra le imposizioni dell’unione europea e dell’Euro e le necessità del Paese.

La rottura con la politica di destra esige di rompere con il potere del capitale monopolista e con le limitazioni e i vincoli provenienti dall’integrazione capitalistica della UE e dell’Euro.

La situazione del paese si è degradata in maniera accentuata negli ultimi anni. Soggetto al doppio soffocamento del Deficit e del Debito Pubblico, e alla mancanza di strumenti di politica monetaria., di Cambio e Bilancio, il Portogallo dall’adesione all’Euro ha avuto un lungo periodo di stagnazione economica.

La Liberazione dalla sottomissione all’Euro è necessaria ed è possibile e il Paese la deve preparare, poichè è essenziale garantire il pieno utilizzo dei vantaggi di una uscita dall’Euro e la minimizzazione dei suoi costi in un processo che è eminentemente politico.

I debito pubblico portoghese di 132% del PIL è espressione inseparabile della politica di destra e specialmente della adesione all’Euro. Toglie allo Stato 8000 milioni di Euro per anno solo in interessi, valore prossimo a quello che spendiamo per la salute. E non si prevede una riduzione. Il Debito pubblico in gran parte illegittimo, è insostenibile, riproducendosi di anno in anno. Tra il 2010 e il 2014 è aumentato di più di 50000 milioni di Euro.

Il PCP propone una rinegoziazione con i creditori, per quanto riguarda i tempi, gli interessi e i montanti.

La privatizzazione delle banche ha costituito uno dei maggiori trasferimenti di denaro pubblico verso mani private e ha riattivato la costituzione di gruppi monopolistici. Dopo due decenni in cui gli azionisti privati hanno accumulato migliaia di milioni di Euro di profitti, il settore ebbe dal 2011, migliaia di milioni di Euro di risultati negativi e di perdite. Perdite che sono arrivate tra il 2008 e il 2014 a circa 40000 milioni di Euro, favorendo la concentrazione bancaria e un sempre più forte controllo da parte di gruppi stranieri con il grande contributo della unione bancaria. La sovranità sul sistema finanziario e ‘ posta in causa.

La liberazione della subordinazione all’Euro, la rinegoziazione del Debito, il recupero del controllo pubblico delle banche sono condizioni per un Portogallo sovrano. L a rimozione di questi tre principali vincoli profondamente articolati costituisce un obiettivo improrogabile per il Paese. E sono elementi strutturanti della politica patriottica e di sinistra in cui si integrano anche: La valorizzazione del lavoro e dei lavoratori, la difesa della produzione nazionale e, come per la banca, il recupero per il settore pubblico di altri settori di base e strategici per l’economia, l’appoggio per le micro, piccole e medie imprese, al settore cooperativo, la garanzia di una amministrazione e servizi pubblici di qualità (servizio nazionale di salute, scuola pubblica, sicurezza sociale pubblica e cultura), una politica di Giustizia Fiscale, di difesa del regime democratico e di adempimento della Costituzione della Repubblica Portoghese

3) La salvezza non verrà dall’Unione Europea

Sappiamo che c’è chi giudica possibile riformare la UE. Si parla di “Riforme democratiche”, “Letture intelligenti dei trattati relativi al Bilancio”, “Riconfigurazione della architettura istituzionale dell’Euro”, “Un parlamento della zona Euro” etc…Ma la crisi nell’Europa e dall’Europa dimostra che mutamenti di fondo non è possibile averli nel quadro di una riforma della UE. I suoi pilastri costituiscono una inamovibile matrice politica e ideologica. Non esiste spazio per una “Rifondazione” che ponga in causa la natura di classe e l’orientamento dell’UE.

Come il PCP ha scritto da molto tempo nelle risoluzioni politiche dei suoi Congressi, la UE non si riforma né è riformabile. Essa fu creata (con le sue evoluzioni e salti istituzionali, politici, economici di sicurezza e difesa, senza soluzione di continuità) dal Capitale e alcune grandi potenze Europee, per servire il grande Capitale e un Direttorio di grandi potenze europee.

Alcuni decenni addietro si poteva avere l’illusione, l’aspettativa, anche dubbiosa, che un approfondimento del processo federale (in direzione di un Super Stato con Costituzione) poteva permettere di vincere le tare, le disfunzioni e lucri a danno di altri del nuovo edificio in costruzione e poteva nascere una UE di Stati-Membri, sovrani e uguali nei Diritti, promovendo conformemente ai trattati la convergenza economica economica e sociale dei popoli e dei Paesi. Oggi questa illusione non è più possibile né ammissibile. Perché essa rappresenterebbe (e rappresenta) la complicità consapevole e attiva, con i disastrosi e drammatici sviluppi in corso.

Perché stiamo di fronte a ingerenze inaudite, perfino in questioni che sono di competenza del foro nucleare, della sovranità di Stati e popoli, come l’organizzazione del sistema di giustizia, della divisione amministrativa di un paese.

Perché stiamo di fronte a ricatti su governi sovrani e sovrane decisioni democratiche dei popoli espresse in elezioni e referendum.

Perché9 siamo di fronte a imposizioni e discriminazioni imperiali e colonialiste, di regole e ordini a Stati sovrani, fino al margine dei trattati.

Ogni volta che Schouble o il capo attuale (e pare anche futuro) dello Eurogruppo (dove sta la formulazione nei testi comunitari di questa “cosa”? parla del Portogallo, il tasso di interesse del debito pubblico portoghese sale. A chi chiederà il popolo portoghese un’ indennizzazione?

Fanno parte dell’uguaglianza tra Stati membri iscritta nei trattati le dichiarazione esplicite di organi (Juncher, Moscovici etc…) che giustificano comportamenti diversi nel trattamento dei conti pubblici, favorendo grandi potenze e discriminando Paesi come il Portogallo? Come è accaduto con ” a Francia è la Francia” o “Il peso dell’Italia nella economia comunitaria” o esigendo dal Portogallo la rapida approvazione di un Bilancio e “dimenticandosi” del bilancio spagnolo, o trattando in maniera differente, nel quadro della detta Unione Bancaria, le risoluzioni bancarie, a seconda delle dimensioni dei Paesi.

È accettabile la chiara cospirazione di organi comunitari, con forze e partiti nazionali, con l’obiettivo di screditare, sovvertire e liquidare soluzioni politiche che non sono gradite ai poteri dominanti in questi organi come è accaduto in Portogallo?

No, ciò non si può sanare!

Il cammino che favorisce il Federalismo (e correlativamente il neoliberismo e il militarismo) potrà solo aggravare le imposizioni dittatoriali degli interessi del capitale del Business Europe e del direttorio tedesco e CIA!

Anche aspetterà per le scarpe del defunto chi ancora spera in una “solidarietà” espressa nel trasferimento di risorse di Bilancio dai Paesi che ne hanno in eccesso, con la Germania in testa, verso i Paesi deficitari, i paesi del Sud.

Non sarà il Rapporto dei 5 Presidenti, con l’esplicito obiettivo di favorire il federalismo che puo rispondere o risponderà alla situazione di disaggregazione, estenuazione, conflitti in cui si trova la UE.

Contrariamente alla propaganda ufficiale, più integrazione, più Federalismo, più Unione Europea, non significano più Europa. Ma il contrario. Salvare l’Europa significa sconfiggere l’Unione Europea e gli interessi che essa tutela.

Il PCP propone la costruzione di nuove forme di cooperazione in Europa. Siamo consapevoli che i processi di integrazione non sono neutri dal punto di vista di classe. Vogliamo che producano rotture democratiche e progressiste, sul piano nazionale e internazionale. Lottiamo per un nuovo quadro politico, istituzionale, di cooperazione economica, di solidarietà tra i popoli e Stati Sovrani e uguali nei Diritti.

4) Percorsi per una alternativa di sinistra patriottica e internazionalista.

Il PCP ha una profonda fiducia nella lotta dei lavoratori e dei popoli. Considera inalienabile il diritto del popolo portoghese di decidere del suo destino. Il diritto a lottare per uno sviluppo sovrano. Diritto che nessuna integrazione  per quanto sia avanzato il suo grado di sviluppo, può espropiare.

Ed è, simultaneamente, nell’esercizio della lotta per questo diritto in Portogallo che si collocherà il suo contributo internazionalista, fondamentale per le lotte dei lavoratori e dei popoli dell’Europa e del Mondo.

Senza la persistente e conseguente lotta dei lavoratori e del popolo portoghese, le conseguenze della offensiva sarebbero state di dimensioni ancora più disastrose. La lotta di massa si conferma come elemento centrale di resistenza e si conferma come fattore decisivo per la costruzione di alternativa politica e di trasformazione sociale.

La lotta per l’alternativa politica si costituisce come la questione di maggiore attualità e centralità.

La nuova fase della vita politica nazionale sta lì a dare maggiore visibilità e ragione a ciò che il PCP ha affermato in relazione ad una improrogabile rottura con la direzione imposta al Paese negli ultimi 40 anni. Rottura che esige la determinazione e l’azione delle forze politiche che gli vogliono dar corpo e ha come condizione essenziale l’allargamento del fronte sociale di lotta, il coinvolgimento decisivo della classe operaia e dei lavoratori e la partecipazione massiccia di tutte le classi, gli strati e settori antimonopolisti, di tutti coloro che sono colpiti dalla politica di destra, di quelli che sono veramente e genuinamente interessati a invertire gli orientamenti della politica nazionale.

Rottura con la politica di destra che richiede anche un approfondimento del dialogo con democratici e patrioti non iscritti al partito.

Un dialogo con propositi chiari, con tutti coloro che siano sinceramente impegnati nella concretizzazione del progetto alternativo avente come punto di riferimento la Costituzione della repubblica portoghese che implica il rispetto per le naturali differenze, il superamento di preconcetti, ambizioni egemoniche e il rifiuto di marginalizzazioni.

Rottura che richiede l’indispensabile rinforzo della influenza politica, sociale, ideologica e elettorale del PCP.

L’alternativa politica non si farà solo con il PCP ma non sarà possibile senza, o contro, il PCP.

Tutto ciò comporta che il compito centrale per i comunisti portoghesi debba essere il loro rinforzo organico, politico, ideologico.

Questo è stato il principale obiettivo del ventesimo congresso del PCP, realizzato in Dicembre, in cui si riafferma il PCP con le caratteristiche essenziali della sua identità comunista.

5) Solidarietà internazionale in un mondo pericoloso.

L’Europa dei lavoratori e dei popoli esige la sconfitta del processo di integrazione capitalistica. Ciò può nascere solo dall’evolversi della lotta dei lavoratori e dei popoli; da alterazione della correlazione di forze negli stati membri dell’unione europea, da una articolazione e cooperazione di forze progressiste e di sinistra, soprattutto comuniste, in una chiara posizione di rottura con il processo di integrazione capitalistica europea.

È in questo senso che il PCP continuerà a intervenire specificamente nel Parlamento Europeo ed è in questo senso che pensiamo che le forze sociali e politiche, progressiste, di sinistra, comuniste possano affermare e aprire percorsi senza cedere a ricatti e illusioni, ad una Europa di cooperazione, per un mondo di pace e di sviluppo, nel rispetto per tutti i popoli e gli stati.

Viviamo una congiuntura internazionale, politica, sociale, culturale, economica e finanziaria pericolosa.

Sono reali i rischi di manipolazione di sentimenti nazionali, di sentimenti di insicurezza, di proselitismi religiose particolarmente di estrema miseria e disuguaglianza a cui le potenze capitaliste hanno condotto il mondo. In maniera specifica dopo l’implosione dell’URSS e del blocco socialista.

Sono reali i rischi del populismo di estrema destra.

Sono reali i rischi di dettami imperiali sopra i popoli e gli stati.

Sono reali i rischi di allargamento dei conflitti bellici.

L’estrema destra è pericolosa, ma non è perché dichiara e, in mezzo ad una demagogia sfrenata e un reazionarismo cavernicolo, anche addolcito, che vuole uscire dall’euro, combattere la sovversione e degradazione della democrazia e sovranità degli Stati membri della Unione Europea, opporsi al detto “commercio libero” e i suoi prodotti (CETA, TTP, TTIP)difendere l’industria e la produzione nazionale, proteggere i posti di lavoro e il salario dei lavoratori o esaltare il patriottismo! l’estrema destra è pericolosa e non deve essere sottostimata, ma simultaneamente dobbiamo ripudiare e denunciare che, a proposito di questi giusti obiettivi si riproduca la tanto vecchia e maleodorante miscela di due estremi che si toccano.

La cantilena con cui socialdemocratici, conservatori e molta altra “buona” gente inveisce contro i comunisti e altre forze di sinistra per le loro posizioni coerenti e sostanziali sulla unione europea e l’euro.

La confusione in malafede tra chi sostiene il superamento del capitalismo e coloro che sostengono il sistema capitalista, con le sue piaghe e disuguaglianze, e in esso vedono conformata la società dei loro sogni.

ossia gli autori delle politiche del capitalismo neoliberale e del consenso di Washington; del federalismo imperiale della unione europea, comandata da Berlino, di sovversione della democrazia e dei diritti sovrani dei popoli; del militarismo e dell’intervento imperialista senza vergogna.

Il maggiore, il vero rischio e pericolo nella congiuntura è che guidano le paure e il fragore intorno all’estrema destra, le nostre vecchie conoscenze dei partiti di destra, di larghe frange della socialdemocrazia (come il super capo dell’Euro gruppo), con tutto l’appoggio del capitale multinazionale, cavalchino il federalismo, il neoliberismo e il militarismo per rinforzare la dittatura reazionaria, finanziaria, e dei padroni sui lavoratori e i popoli, assediando ancora di più la indipendenza e la sovranità degli stati più fragili, si mostri sotto panni pseudo democratici di un federalismo rinforzato, come ci propone il rapporto dei cinque presidenti.

Il maggiore, il vero rischio e pericolo è quando questi settori politici della politica di destra e del grande capitale davanti alle contraddizioni e empasse della crisi del capitalismo e della unione europea che le loro politiche non risolvono, possano con leggerezza cedere e addirittura allearsi alla estrema destra, in nome della salvaguardia dei suoi (intangibili) patrimoni e lucri. Di ciò narra la Storia e molto ci può raccontare. Come mostra il film che vediamo in diretta negli Stati Uniti, avendo come attore principale Trump.

È una situazione mondiale di rischio e di pericolo, che esige dai comunisti, dai democratici e progressisti discernimento politico e fiducia nella lotta dei lavoratori e dei popoli. Fiducia nei loro progetti anti capitalisti, contro lo sfruttamento e l’oppressione. Fiducia nella forza della loro unità, intervento chiaro e solidarietà internazionalista.