Buon compleanno, Costituzione… popolare, repubblicana, antifascista

Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato, firma la Costituzione sotto lo sguardo attento di Alcide De Gasperi (presidente del Consilgio dei Ministri, a sinistra) e Umberto Terracini (presidente dell’Assemblea Costituente, a destra)

La Costituzione italiana compie oggi settant’anni.

Il testo della Carta che costituisce la nostra legge fondativa è un modello di chiarezza, comprensibilità e sintesi. Ma tutto ciò non avvenne per caso, anzi. Fu il frutto di una scelta precisa, quella della “chiarezza nella Costituzione”, come disse Piero Calamandrei in un celebre discorso pronunciato il 4 marzo 1947 all’Assemblea Costituente.

L’idea condivisa da tutti i costituenti era quella che una Costituzione nata dal popolo, dal popolo potesse essere compresa. Anche per questa ragione si stabilì che il testo provvisorio uscito dalla Commissione dei Settantacinque (quello che sarebbe stato poi discusso in Assemblea plenaria dal marzo al dicembre 1947) fosse sottoposto a una revisione linguistica e la scelta cadde sul letterato Pietro Pancrazi. Il testo definitivo, poco prima dell’approvazione finale, fu nuovamene sottoposto allo stesso Pancrazi, a Concetto Marchesi (l’insigne latinista membro dell’Assemblea Costituente) e ad Antonio Baldini, per una definitiva cesellatura. Il 22 dicembre si arrivò quindi ad approvare un testo perfetto anche dal punto di vista formale.

Il merito della chiarezza del testo non è, però, solo dei linguisti. Le caratteristiche testuali della Costituzione repubblicana si devono, in particolare, alle precise scelte dei costituenti (che – va detto – non approvarono tutte le modifiche proposte dai letterati), alla loro specifica sensibilità politica, che fu anche culturale e linguistica, alla capacità – affinata seduta dopo seduta, discussione dopo discussione – di tenere “tra le mani una bilancia per pesare le parole, una bilancia la quale ha una sensibilità che è ancora maggiore di quella dell’orafo” (v. post sul sito di Unicoop Firenze).

Ma c’è un’altra considerazione da fare, in relazione alla data della firma. Come abbiamo visto, l’Assemblea Costituente diede la sua approvazione definitiva il 22 dicembre e allora perché non procedere con la cerimonia della firma il 23, oppure il 24? Perché aspettare cinque giorni? La risposta è semplice: il 27 dicembre è un giorno fortemente simbolico nella storia d’Italia. In questa data del lontano 1796, infatti, centodieci delegati presieduti da Carlo Facci approvarono a Reggio Emilia la Carta costituzionale della Repubblica Cispadana, che comprendeva i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. In successive riunioni vennero adottati e ufficializzati diversi provvedimenti, fra cui la scelta dell’emblema della neonata repubblica. Ad avanzare la proposta di adottare la bandiera tricolore verde, bianca e rossa fu Giuseppe Compagnoni il 7 gennaio 1797.

Secondo alcuni storici, l’assemblea di Reggio Emilia del 27 dicembre 1796 rappresenta il vero e proprio avvio del Risorgimento italiano ed è probabilmente per questa ragione simbolica, per rappresentare un nuovo inizio della storia del nostro paese che i Padri costituenti scelsero questa data per la firma della Costituzione repubblicana, popolare, antifascista.

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