Genova ricorda Enrico Berlinguer

Il 9 giugno 2014, in una gremitissima sala del CAP di via Albertazzi, Pier Luigi Bersani ha commemorato la persona e la figura di Enrico Berlinguer.

Il discorso dell’ex segretario del PD è stato preceduto dalla proiezione di due brevi filmati. Il primo, basato su interviste a anziani militanti e “uomini della strada”, chiuso dal discorso di Nilde Jotti ai funerali di Berlinguer, ha fatto vedere come il ricordo del segretario generale del Partito Comunista Italiano sia ancora vivo, anche fra le generazioni più recenti.

Nel secondo filmato, resoconto amatoriale del comizio tenuto da Berlinguer a Riva Trigoso il 6 giugno 1984, in occasione della inaugurazione di una sezione del Partito, il segretario appare assai provato dalla durissima campagna elettorale per le europee, ma pur sempre sorridente e disponibile al contatto con la folla.

Bersani ha poi tracciato un quadro del Berlinguer uomo e politico. Riportiamo una sintesi del suo intervento pubblicata su Agorà del Lavoro, pubblicazione dei circoli del lavoro della Federazione di Genova del PD.

La celebre fotografia di Luigi Girri: Berlinguer sul palco a Reggio Emilia nel 1983

Una persona seria e rigorosa come Berlinguer non merita celebrazioni retoriche o ricordi superficiali e avulsi dalle vicende politiche. Si dovrà dunque partire necessariamente dal suo ruolo nelle vicende politiche nazionali e internazionali.
Berlinguer svolge la sua funzione mentre via via si esaurisce la fase del lungo dopoguerra. Una fase di crescita economica e di emancipazione sociale, di collegamento fra il popolo e la nuova democrazia, costruito dai grandi partititi di massa, si va concludendo.
Si affaccia la crisi economica e si percepiscono sommovimenti sul piano culturale e politico. Nuove esigenze di partecipazione durante e dopo gli anni ’60 stentano a trovare espressione negli assetti politici del dopoguerra. I blocchi della guerra fredda non riescono più a interpretare un mondo che si muove. Il socialismo reale appare pietrificato. C’è il rischio che in Italia si esca dall’impasse con una svolta autoritaria.
Berlinguer tenta di aprire strade nuove a scala internazionale e interna. Vuole sbloccare il sistema. A scala internazionale propone, con l’Eurocomunismo, un percorso democratico e pluralista alternativo al modello del socialismo reale. In Italia contrasta i rischi della reazione abbattendo con la proposta di compromesso storico il muro che si era creato negli anni tra PCI ed altre forze popolari.
Una strada nuova, che seppe suscitare consenso largo e conquistare interlocutori, a cominciare da Aldo Moro.
Una strada che fu bloccata da ostilità internazionali, da resistenze interne e soprattutto dal terrorismo ma che lasciò un seme destinato a dare frutti.
Negli anni successivi il blocco del sistema produsse una palude. Fu questo il nucleo politico della questione morale che Berlinguer sollevò e che costrinse l’Italia, alla caduta del muro, a ripartire nel pieno e totale discredito della politica, un discredito da cui non ci siamo ancora liberati.
Di questa lunga e tormentata vicenda nazionale Berlinguer fu grandissimo ed indimenticabile protagonista. Ma non è per questo che è rimasto nel cuore degli italiani. Nel suo ricordo infatti noi leggiamo soprattutto una vicenda politica; leggiamo piuttosto l’idea stessa della dignità della politica, l’idea di una buona politica.
Idealità e moralità, sobrietà, coraggio. Coerenza assoluta fra parole e fatti. Impegno fino al sacrificio. Così come abbiamo visto quelle ore di fatica e di dramma che, trent’anni fa, accompagnarono il suo ultimo viaggio da Genova a Padova.

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