Enrico Berlinguer nel ricordo di Sandro Pertini

Non riesco a parlare di Enrico Berlinguer senza che il mio pensiero vada subito a suo padre Mario, socialista, del quale fui compagno ed amico carissimo e che condivise con me tante battaglie democratiche e tanti rischi.

Enrico l’ho conosciuto ancora ragazzo, taciturno e riflessivo fin da allora, l’ho sempre considerato una persona di famiglia e m’è difficile mettere da parte i legami di amicizia per dare un giudizio distaccato su di lui.

Certo è però questo: che se il Partito comunista italiano è così profondamente radicato nella nostra realtà politica lo si deve anche e direi soprattutto alla sua opera.

Desidero solo ricordare tre aspetti della sua personalità, che mi hanno sempre colpito: l’incessante, tormentato impegno di ricerca nello sforzo di aprire vie nuove al suo partito e ad una società come la nostra, pluralistica, democratica, in rapida evoluzione e trasformazione; il grande rigore morale; il significato altissimo che egli attribuiva al tessuto di solidarietà, che, al di là delle collocazioni parlamentari, delle divisioni e anche degli scontri, tiene insieme tutte le forze politiche democratiche italiane. Questo legame, a suo giudizio, costituiva oltre che il dato caratteristico di una grande civiltà democratica, uno scudo della nostra democrazia, contro ogni crisi ed ogni aggressione. E questo è anche il mio convincimento.

Con questi sentimenti ho seguito a Padova la sua agonia e ho pianto la sua morte. Sentivo che perdevo un fraterno amico ed un compagno di lotta sicura. E la sua perdita la sento oggi in modo amaro e acuto

Sandro Pertini

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