Cap. VI: Rivoluzione e controrivoluzione
6. Freiligrath e Lassalle

Ferdinand Freiligrath era di otto anni maggiore di Marx. Nei suoi anni giovanili egli aveva bevuto abbondantemente il latte della religiosità e aveva ricevuto i colpi della vecchia Rheinische Zeitung, quando, dopo l’espulsione di Herwegh dalla Prussia, aveva intonato un inno satirico sul fallito viaggio trionfale di questo poeta. Ma presto la reazione prequarantottesca aveva fatto di questo Saulo un Paolo, e nell’esilio di Bruxelles egli si era incontrato fuggevolmente, sì, ma amichevolmente, con Marx, un tipo com’egli diceva «interessante, simpatico, senz’alcuna pretenzione», e in questo Freiligrath sapeva giudicare. Infatti, sebbene, o piuttosto, siccome era privo di ogni vanità, egli aveva una acuta sensibilità per tutto quello che avesse sentore di arroganza.

Una vera amicizia i due uomini la strinsero soltanto nell’estate e nell’autunno del 1848. Ciò che li unì fu il reciproco rispetto per l’audacia e la forza di carattere con cui ciascuno dei due rappresentò nel movimento renano il comune principio rivoluzionario. «È un vero rivoluzionario e un uomo assolutamente onesto, lode che io saprei fare soltanto di pochi», scriveva Marx con sincero rispetto in una lettera a Weydemeyer, incoraggiandolo nello stesso tempo ad adulare un po’ il poeta, perché il piccolo popolo dei poeti aveva bisogno di sentirsi un po’ adulare quando doveva cantare. E Marx, che altrimenti non aveva il cuore sulle labbra, così scriveva a Freiligrath stesso in un momento di tensione: «TI dico francamente che non mi so decidere a perdere per malintesi secondari uno dei pochi uomini che io ho amato come amici nel senso più alto della parola». Nei momenti del più grave bisogno Marx non ebbe, accando ad Engels, un amico più fedele di Freiligrath.

Poiché questa amicizia fu così schietta e semplice, essa è stata da sempre uno scandalo e una follia per i filistei. Ora sarebbe stata la accesa immaginazione del poeta ad avergli giocato un brutto scherzo e ad averlo attirato nella compagnia di gente sospetta, ora sarebbe stato un demoniaco demagogo ad avere avvelenato e ridotto al silenzio un innocente cantore. Non varrebbe la pena di spendere anche soltanto una parola sull’argomento, se non si fosse usato come contravveleno a queste insensataggini il rimedio errato di fare di Freiligrath un socialdemocratico moderno, col che lo si mette ugualmente in una luce falsa. Egli era un rivoluzionario per intuizione poetica, e non per ragionamento scientifico; vedeva in Marx un campione della rivoluzione e nella Lega dei Comunisti un’avanguardia rivoluzionaria che non aveva uguali ai suoi tempi, ma il pensiero storico del Manifesto comunista gli rimase più o meno estraneo; non ci si poteva accostare alla sua ardente fantasia con le piccolezze spesso così misere e grette dell’agitazione.

Di tutt’altra tempra era Ferdinand Lassalle, che si legò strettamente a Marx nello stesso periodo. Era più giovane di lui di sette anni, e fino a questo momento si era reso noto soltanto per una lotta tenace a favore della contessa Hatzfeldt, maltrattata dal marito e tradita dalal sua casta; arrestato nel febbraio 1848 per presunta istigazione al furto di una cassetta, l’11 agosto era stato assolto dai giurati di Colonia dopo una brillante difesa, e solo da quel momento poté prendere parte alla lotta rivoluzionaria, come capo della quale, data la sua «infinita simpatia per ogni grande forza», Marx non poteva che imporglisi.

Lassalle era passato per la scuola di Hegel e dominava in pieno il metodo del maestro, senza dubitare ancora della sua infallibilità, ma anche senza le piccinerie degli epigoni; durante un suo soggiorno a Parigi egli aveva conosciuto il socialismo francese e dallo sguardo profetico di Heine gli era stato predetto un grande avvenire. Soltanto, le grandi aspettative che questo giovinetto aveva fatto nascere restarono deluse per certe discordanze del suo carattere che, nella lotta contro l’eredità umiliante di una razza oppressa, egli non aveva ancora saputo correggere; nella sua casa paterna dominava ancora incontrastato lo spirito insulso dell’ebraismo polacco. E nella sua levata di scudi a favore della contessa Hatxfeldt anche spiriti più liberi non seppero sempre riconoscere quello che egli stesso asseriva e che dal suo punto di vista poteva anche asserire a ragione, cioè che nel caso singolo egli combatteva la miseria sociale di un’epoca destinata a morire. Perfino Freiligrath, che in generale non ebbe molta simpatia per lui, parlò con disgusto del «luridime familiare» intorno a cui secondo Lassalle girava tutta la storia del mondo.

Sette anni dopo Marx si esprimeva in modo del tutto simile: Lassalle si credeva un dominatore del mondo perché era stato privo di scrupoli in un intrigo privato, come se un uomo veramente notevole potesse sacrificare dieci annni a una bagatella del genere. E ancora un ventennio dopo Engels diceva che Marx aveva nutrito fin dal principio una forte antipatia verso Lassalle; la Neue Rheinische Zeitung aveva accolto appositamente quante meno notizie poté sulla causa della Harzfeldt patrocinata da Lassalle, perché non si era voluta creare l’apparenza che si avesse qualcosa in comune con Lassalle in questa faccenda. Ma su questo punto Engels è stato ingannato dalla sua memoria. La Neue Rheinische Zeitung, fino al giorno in cui fu soppressa, il 27 settembre, ha dato notizie molto circostanziate sul processo per il furto della cassetta, e da queste notizie si può proprio vedere che il processo aveva i suoi lati meno belli. Inoltre Marx, come lui stesso ammetteva in una sua lettera a Freiligrath, aiutò con prestiti, pur nella modestia dei suoi mezzi, la contessa Hatzfeldt nella tragica situazione in cui allora si trovava, e quando egli stesso, subito dopo si trovò in una grave situaizone, in una città dove aveva più di un vecchio amico, scelse come suoi intimi accanto a Freiligrath, Lassalle.

Sicuramente Engels ha ragione sul fatto che, per dirla come si usa, Marx aveva allora questa antipatia, come l’aveva lo stesso Engels e anche Freiligrath, quella antipatia che sta al di sopra o anche al di sotto di ogni ragionamento. Ma ci sono testimonianze sufficienti del fatto che Marx non si lasciò guidare da capo a fondo dalla sua antipatia, fino a misconoscere il significato nonostante tutto profondo dell’affare Hatzfeldt, né tanto meno l’ardente entusiasmo di Lassalle per la causa della rivoluzione, le sue doti preminenti per la lotta di classe del proletariato, e infine anche l’amicizia piena di abnegazione che il più giovane compagno di lotta ebbe per lui.

Non è soltanto per amor di Lassalle, il cui diritto storico è già stato assicurato da gran tempo, che si deve valutare con tanta cura quali siano stati sin dal principio i rapporti fra i due uomini. Importa di più tutelare Marx da ogni falsa apparenza perché la sua relazione con Lassalle è il problema psicologico più difficile che la sua vita presenta.

5. La democrazia di Colonia
7. Le giornate dell’ottobre e del novembre

Vita di Marx