Appello per la messa al bando delle armi nucleari

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Presidente della Repubblica
Presidente del Consiglio dei Ministri
Presidente del Senato – Presidente della Camera dei Deputati
(e p.c, deputati e Senatori della Repubblica Italiana)

Oggetto: l’Italia si impegni positivamente alla Conferenza ONU di New York (marzo e giugno luglio 2017) che porterà ad uno strumento giuridicamente vincolante per la proibizione delle armi nucleari

Da persone preoccupate per il futuro dell’umanità, abbiamo tirato un respiro di sollievo apprendendo che il rappresentante del nostro governo, nella seduta del 23 dicembre 2016 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha votato a favore della risoluzione A/C.1/71/L.41, approvata a larga maggioranza, che “decide di tenere nel 2017 una conferenza delle Nazioni Unite per negoziare degli strumenti giuridicamente vincolanti per la proibizione delle armi nucleari che porti alla loro totale eliminazione”.

E’ stata invece una grande delusione quando, successivamente, un membro del governo, rispondendo ad una interrogazione parlamentare ( Commissione III, Allegato 4, p. 15-16, 2 febbraio 2017), ha detto che il voto a favore era stato un “errore tecnico-materiale” del nostro rappresentante “dipeso dalle circostanze in cui è avvenuta la votazione, a tarda ora della notte del 23 dicembre”.

Lo stesso membro del governo ha detto che il governo intendeva votare contro la risoluzione perché ”un nostro sostegno avrebbe rischiato di erodere la credibilità politica dell’approccio progressivo [al disarmo] e del Trattato di Non Proliferazione”.

Una motivazione che a noi sembra poco convincente perché l’articolo VI del Trattato di non Proliferazione nucleare, sottoscritto dall’Italia, prevede “negoziati che portino alla cessazione della corsa alle armi nucleari e al più presto al disarmo nucleare e ad un trattato per il generale e completo disarmo sotto stretto controllo internazionale”.

D’altro canto il nuovo percorso che la Conferenza di New York inaugura nel 2017 è volto esplicitamente a superare le innegabili impasse che hanno fatto registrare le sessioni di revisione del TNP. Si attua il suo obiettivo essenziale: quel mondo libero dalle armi di distruzione di massa indicato come “necessario” in primo luogo dalle potenze nucleari, ma sempre posposto a questioni di dettaglio collegate, il più delle volte, a controversie geopolitiche.

Come loro sanno, il bando totale delle armi nucleari è l’obiettivo di reti internazionali pacifiste che hanno i loro nodi anche in Italia ed è stato chiesto a più riprese da scienziati, uomini politici, intellettuali, persone comuni amanti della pace, e di recente da Papa Francesco anche nel discorso del 1 gennaio 2017 per la giornata della pace. Questa richiesta – è bene sottolinearlo – è stata presentata sistematicamente dalla maggioranza dei Paesi Non Nucleari nelle quinquennali Conferenze di Riesame del Trattato, regolarmente inascoltata dagli Stati Nucleari: di qui nasce il nuovo percorso “umanitario” verso il disarmo nucleare.

Chiediamo che l’Italia, nonostante il deludente ripensamento del governo sulla votazione del 23 dicembre 2016, partecipi alle riunioni che si terranno, nell’ambito delle Nazioni Unite, a New York dal 27 al 31 marzo e dal 15 giugno al 7 luglio 2017 dando un attivo contributo, consapevole e convinto, ai negoziati che porteranno alla proibizione giuridica degli ordigni nucleari, primo passo per la loro effettiva, totale eliminazione .

 In questo contesto, attiriamo la vostra attenzione sull’analisi del “Comitato degli Scienziati Atomici”, comprendente anche 15 Premi Nobel di varie discipline, il quale dimostra che il mondo è ritornato (per ragioni in parte diverse) al medesimo livello di rischio che nei peggiori momenti della Guerra fredda e che la situazione sta peggiorando di anno in anno a partire dall’inizio degli anni ’90.

E’ allora chiaro che il processo per evitare una guerra nucleare (l’Apocalisse che può essere scatenata persino per incidente o per errore) è oramai diventato una corsa contro il cronometro e che quindi il mondo non può più perdere tempo in calcoli politici fondati sull’illusione suicida della “deterrenza quale suprema garanzia di sicurezza”.

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