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L’immagine postata qui sopra è uno screen-shot dalla pagina FB del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, cui hanno fatto seguito giuste manifestazioni di sdegno e la richiesta di immediate dimissioni alla quale, naturalmente, la federazione di Genova del Partito Comunista Italiano si associa con forza e determinazione. Una carica istituzionale avrebbe dovuto quantomeno prendere le distanze da simili affermazioni e non basta cancellare il post (FB li conserva in memoria per cinque anni, ma forse questo Toti non lo sa) per rifarsi una verginità.

Leggendo i commenti in rete, ho apprezzato molto quello – semiserio, purtroppo – che plaude alla conseguente immediata chiusura delle basi militari americane con relativo rimpatrio dei soldati di stanza sul nostro territorio. Ho anche avuto modo di leggere dichiarazioni ed esternazioni di esponenti e sostenitori di diverse liste che si rifanno o, meglio, vorrebbero rifarsi, al pensiero della sinistra e ciò, dopo un attimo di stupore e in qualche caso orrore, mi ha spinto a intervenire. Lo faccio a titolo personale e parlo in prima persona, poiché i tempi stretti non hanno consentito una seppur rapida consultazione con i compagni, ma credo di interpretare, almeno a grandi linee, il loro pensiero.

C’è una sinistra e c’è una finta sinistra. C’è la politica e c’è il politicismo. C’è poi una vasta area di persone confuse che, convinte di fare politica, in realtà fanno soltanto dei danni. Persone che, parafrasando lo studioso di filosofia politica franco-canadese Alain Deneault, si autoproclamano di sinistra, ignorando di essere soltanto nulla più che dei conformisti (La mediocrazia, Neri Pozza Editore, 2017).

La sinistra, quella vera, nel corso della sua storia ha sempre affermato degli ideali e ha combattuto per la loro affermazione, pagando, se del caso, un prezzo altissimo. Pochi mesi fa siamo andati a votare per salvare la Costituzione dall’ennesimo tentativo di stravolgimento. e, per quanto mi riguarda, quando mi sono espresso per il NO l’ho fatto anche per onorare la memoria di tutti coloro che per donare la libertà all’Italia sono caduti. E questo rende impossibile – non difficile, impossibile – anche soltanto prendere in considerazione l’ipotesi di un apparentamento politico con chi, invece, ha avallato questo tentativo.

Per la sinistra quella vera la solidarietà è un valore da difendere, costi quello che costi. È inutile addobbare gli uffici o le sedi delle sezioni di partito di effigi di Che Guevara e cantare le lodi di Cuba e farsi poi promotori di una coalizione elettorale con il partito che ha mandato al governo Domenico Luca Minniti detto Marco, promotore di una legge che, fra altre “chicche”, prevede l’apertura di un CIE (vero e proprio centro di detenzione) in ogni regione. La sinistra quella vera considera il partito che ha fatto macelleria messicana dei diritti dei lavoratori un avversario, uno strumento della parte avversa nel quadro della lotta di classe, non un compagno di strada. E mi fanno tenerezza tutti quelli che si sono mobilitati alla ricostruzione del centrosinistra per… cambiare le cose. Gli auguro ogni bene e soprattutto che non debbano mai venire da me a dirmi che avevo ragione. Ho detto tenerezza, non perdono.

La sinistra quella vera non può accettare – e non accetta – ragionamenti che barattano i valori con qualche manciata di voti. Noi siamo la sinistra vera e la sinistra vera prova un profondo disgusto quando legge parole come “bestie straniere”.

Per inciso, ricordo che Cuba inviò truppe a supporto di molte delle guerre di liberazione dei popoli dell’Africa, senza nulla chiedere, ma tutto offrire, combattendo una strenua lotta contro l’imperialismo senza per questo farsene vanto. Questo concetto non è mio, ma di Noam Chomsky, libero pensatore statunitense che, per essere coerente con se stesso, ai tempi della guerra del Vietnam, se non ricordo male, trascorse un periodo nelle patrie galere.

E invece, tra i molti, per fortuna, commenti sdegnati, ne trovo alcuni improntati al politicismo, al calcolo elettorale spicciolo. Ragionamenti quali: stiamo attenti, Toti fa un discorso a fini propagandistici, se scendiamo in polemica facciamo il suo gioco… Fate pure, ma io non ci sto. I comunisti sono diversi, non fanno questi calcoli, la politica è una cosa seria, le elezioni servono per realizzare dei programmi, per cambiare radicalmente una società che non funziona e che toglie agli ultimi per dare ai ricchi. Partiti che, nella rincorsa all’elettorato ben pensante (pensante?) aprono voragini di malcontento e alimentano il malcostume, salvo poi stupirsi per la massa enorme di non votanti, non mi rappresentano, non voglio averci nulla a che fare, non voglio che intralcino il mio cammino.

Io non ci sto, e non mi importa quanti sono quelli che la pensano come me, se sono pochi o se sono tanti. Mi importa che parlino, che prendano posizione, che si indignino, che si attivino (Gramsci docet). Con quelli sono disponibile a fare un pezzo, o anche tutta la strada insieme.

Parlo a ragion veduta perché ci sono già passato e ho deciso di dire basta. Non ci sto più a sostenere i giri di parole di quelli che fanno qualsiasi cosa pur di appoggiare i propri più e meno nobili quarti sulle poltrone della sala rossa a Tursi e per far questo cercano di interpretare il pensiero della gente, intesa come categoria rappresentativa (un’entità statistica) e non come persone.

Chiamatemi Robin Hood, Don Quichotte, Cirano… grazie, mi fate un favore. Ma ricordatevi che quando mi guardo allo specchio la mattina, io sorrido. Voi?

Alberto Soave
Segretario federazione di Genova
Partito Comunista Italiano

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