Mese: Maggio 2019

Chiudono l’impianto di manutenzione rotabili di piazza Giusti a Genova (l’ultimo rimasto sul territorio)

Lunedì 3 giugno saremo presenti al presidio dei lavoratori FS (piazza Giusti, ore 9) dove distribuiremo copia del sottostante comunicato e un volantino (che potete scaricare da qui). Si tratta dell’avvio di un percorso che vedrà la federazione di Genova del PCI impegnata a cercare di far luce su quello che sarà il futuro di buona parte del trasporto pubblico locale, perché se è vero, da un lato, che i lavori sulla rete ferroviaria serviranno all’allungamento del tragitto della metropolitana, dall’altro si tratta di lavori che verranno portati a termine nel giro di un periodo di tempo piuttosto lungo. La chiusura dell’impianto di manutenzione rotabili sarà invece attuata in tempo brevissimo. 

Riteniamo che tutto ciò potrà causare gravi disagi sia ai lavoratori che ai cittadini, in particolare a quelli che abitualmente prendono il treno per recarsi sui luoghi di lavoro e studio. Troppo spesso, anche oggi, assistiamo a cancellazioni di convogli, ritardi determinati da guasti del materiale rotabile, ma almeno le riparazioni possono avvenire in tempi brevi. In futuro, dove verranno mandati locomotori e vagoni per essere riparati? A fronte di cosa si dovranno subire questi disagi? Come si usa dire siamo sul pezzo e daremo conto di tutto quello che riusciremo a sapere su questo sito.

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Sì al patrocinio del Municipio VII Ponente

La Direzione Generale del Comune di Genova, che immaginiamo non abbia agito di propria iniziativa, ha diffidato il Municipio VII Ponente dal proseguire nel patrocinio dell’evento intitolato “Diritti a Ponente: Omofobia, diritti civili e il senso della Democrazia”. A loro volta, presidente e giunta municipale erano stati impegnati da un voto della maggioranza consiliare cui si erano aggregate parte delle opposizioni. Il tutto nell’adesione allo spirito del Liguria Pride dello scorso anno.

Il partito comunista italiano ha sempre avuto una posizione chiara e netta per quanto riguarda queste tematice e reputa tale diffida oltraggiosa oltre misura a valori che nel 2019 non possono essere messi in discussione.

Ben altre sono le manifestazioni pubbliche e i convegni su cui la Direzione Generale del Comune dovrebbe puntare la propria attenzione: quelli dei nostalgici dell’orbace, dei fanatici del duce, dei piccoli squadristi che ci ammorbano con le loro tristissime adunate. Fra il nero di alcune camicie e l’abbigliamento variopinto dei Pride, noi stiamo con i colori dell’arcobaleno, simbolo di Pace.

Utilizzare come scusa l’incompetenza del Municipio a patrocinare eventi che non siano di interesse locale sul territorio creerebbe un precedente che potrebbe mettere in pericolo anche il diritto del Municipio a patrocinare eventi come quelli celebrati in occasione  del 25 aprile, manifestazione che si rifà anch’essa alla Libertà da chi, tra le altre cose, negava gli stessi diritti che tale diffida mette in pericolo.

Per questi motivi il partito comunista italiano esprime la propria assoluta solidarietà al Municipio VII Ponente e invita con fermezza il sindaco e gli organi comunali a non minacciare mai più chi sostiene i diritti inviolabili dei cittadini.

Il PCI insieme ai portuali in lotta

Il partito comunista italiano solidarizza e appoggia la lotta dei portuali genovesi che, dopo la chiusura del tavolo delle trattative, si vedono costretti a scendere in piazza per rivendicare il diritto ad essere fatti partecipi dell’intera riforma contrattuale del settore portuale, ponendo al centro dell’attenzione, non solo la questione salariale, ma anche un problema di sicurezza all’interno del settore degli stessi lavoratori.

Il partito comunista italiano ritiene indispensabile che i lavoratori debbano essere coinvolti in qualsiasi decisione e riforma che li riguardi.

Per questo, oltre alla semplice solidarietà, mette a disposizione le sue forze (se pur ridotte, essendo un partito inricostruzione) e i suoi organismi dirigenti.

Il PCI contro il comizio fascista

Il partito comunista italiano, reputa la chiusura della campagna elettorale di Casapound e l’esistenza di cosiddetto partito, frutto della natura dello stato di cui facciamo parte.

In tutti gli stati capitalisti è legittimata l’esistenza di partiti fascisti e nazifascisti e nessuna costituzione, neppure la più bella al mondo, (quella italiana) è sufficiente a garantire l’inesistenza di tali organizzazioni. Solamente uno stato socialista sarebbe dotato di mezzi e contenuti per combattere questa malsana ideologia, frutto della natura dello stato di cui facciamo parte.

Reputiamo altresí contraddittorio, legittimarli come avversari politici, concedergli la possibilità di candidarsi e poi contestarli in piazza, per lo più in vista di appuntamenti elettorali, mentre nei periodi lontani da tali occasioni, una parte di chi protesta oggi, si è resa protagonista più volte di intitolazioni di targhe e vie ad esponenti del fascismo, di fatto creando luoghi oggetto di commemorazioni fasciste, ed accostando spesso fascismo e comunismo in un equiparazione revisionista inaccettabile.

La nostra adesione sarà totale per combattere i neofascisti. Dove saranno presenti i fascisti non mancheremo mai per combatterli  con tutte le nostre forze e i nostri mezzi.

Un presidio contro la guerra

La nave saudita Bahri Yambu sta trasportando armi che verranno usate contro le popolazioni dello Yemen, paese da tempo sotto attacco da parte dell’Arabia. L’attracco al porto di Genova è previsto nella notte fra il 19 e il 20 maggio e, sebbene nella nostra città non verranno (così pare) caricate armi, ma materiali vari a uso non solo civile, lo sdegno è forte.

I lavoratori del porto di Genova, scenderanno in sciopero a partire dal primo turno e, contemporeneamente, a partire dalle ore 6.00 si svolgerà un presidio aperto a tutti i cittadini sensibili alle tematiche della pace, presso il varco di Ponte Eritrea.

I comunisti genovesi non vogliono essere complici di una strage ed esprimono il loro sostegno alla lotta dei “camalli” e la massima solidarietà alla popolazione dello Yemen.

Il PCI esce da Genova Antifascista

Sovente, nel corso delle assemblee di Genova Antifascista, si è parlato della necessità di sconfiggere il fascismo sul piano culturale. A questo proposito sono state prese magnifiche iniziative.

Su questo punto l’accordo della Federazione di Genova del PCI è sempre stato totale e incondizionato. Ma, alla luce di quanto accaduto a margine della manifestazione antifascista del 4 maggio 2019 si è resa necessaria per noi una seria e approfondita discussione in merito al prosieguo dei rapporti con Genova Antifascista.

Il presidio, sebbene organizzato in tempi strettissimi e con le disfunzioni sul piano della comunicazione che tutti abbiamo potuto riscontrare, ha avuto – o meglio avrebbe potuto avere – un notevole successo. E non ci riferiamo al numero dei partecipanti, bensì al risultato politico. La commemorazione fascista di Ugo Venturini era stata cancellata dal canto di Bella Ciao, ma soprattutto la carica della polizia contro gli squadristi rappresentava, ai nostri occhi, un fatto nuovo ed estremamente positivo. I media avrebbero potuto minimizzare, ma non avrebbero potuto negare quanto accaduto.

Si sarebbe dovuto prendere atto della “vittoria”, certo non eclatante ma nemmeno disprezzabile e continuare a presidiare la strada in un clima di festa oppure concludere il presidio e tornarsene alle proprie case.

Invece, la scelta individuale di alcuni di recarsi in piazza della Vittoria per cercare lo scontro ravvicinato con i fascisti, già di per sé discutibile in quanto non coerente con l’atteggiamento precedentemente assunto da Genova Antifascista in casi analoghi, ha portato a un ribaltamento dell’atteggiamento dei media, e quindi dell’opinione pubblica nei confronti dei fascisti, che sono stati fatti passare come vittime di un’aggressione.

Questa cultura e questi metodi non ci appartengono. Noi riteniamo che la battaglia antifascista vada condotta nel pieno rispetto delle regole, perché solo in questo modo è possibile rimarcare la differenza fra chi ha fatto della violenza, come i fascisti, la propria regola di vita e chi, invece, ha scelto il terreno della lotta politica, forse più difficile e sicuramente più lento, per affermare i propri ideali di libertà, uguaglianza, giustizia e pace.

In seguito a questa riflessione, sulla quale naturalmente siamo disponibili a confrontarci, la Federazione di Genova del PCI ha deciso di lasciare Genova Antifascista.

Elezioni europee: come voteranno i comunisti?

Se ci fosse stata la possibilità di presentare la nostra lista, ovviamente, non avremmo dubbi su chi votare e far votare. Ma ciò non è stato possibile, a causa di una legge elettorale che, prevedendo 150.000 firme, di cui almeno 3.000 in ogni regione italiana, rende impossibile la partecipazione dei partiti che non hanno già una rappresentanza parlamentare, europea o italiana.

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CS di adesione al presidio contro il fascismo del 4 maggio 2019

La federazione di Genova del Partito Comunista Italiano aderisce al presidio di sabato 4 maggio contro l’annunciata manifestazione fascista. La nostra adesione è piena: laddove la piazza si mobilita contro il nazismo, il fascismo e altri mostri politici, i comunisti ci devono essere, ci sono e ci saranno.

Rimangono però senza risposta diversi interrogativi:

  • Perché non vengono applicate le vigenti leggi che vietano la ricostruzione del disciolto partito fascista e l’apologia del fascismo?
  • Perché vengono tollerate manifestazioni come quelle commemorative dei morti della repubblica di Salò con i partecipanti che mostrano il saluto romano?
  • Perché, in nome di un malinteso senso di riappacificazione nazionale, giunte di centrosinistra come quella di Marta Vincenzi e giunte di centrodestra come quella di Marco Bucci hanno deliberato l’intitolazione di una via o di una targa a persone dichiaratamente fasciste? Di sicuro scelte come queste non portano alla pacificazione degli animi, ma a un innalzamento dei toni e dello scontro politico.

La federazione di Genova del Partito Comunista Italiano chiede che vengano rimosse tutte le simbologie fasciste dalla città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza, che vengano chiusi immediatamente tutti i covi fascisti e che, qualora ci fosse la necessità di intitolare vie, lapidi, targhe, queste vengano intitolate ai veri eroi del nostro tempo, ovvero i morti sul lavoro, simbolo dello sfruttamento padronale.

Partito Comunista Italiano
Federazione di Genova

Oppressi ed oppressori

Si tratta di un saggio scolastico del novembre 1910, scritto da Antonio Gramsci quando frequentava l’ultima classe del liceo Dettori di Cagliari.

È davvero meravigliosa la lotta che l’umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L’uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero. Perché pare che sia un crudele destino per gli umani, questo istinto che li domina di volesi divorare l’un l’altro, invece di convergere le forze unite per lottare contro la natura e renderla sempre più utile a bisogni degli uomini. Invece, un popolo quando si sente forte e agguerrito, subito pensa ad aggredire i suoi vicini, per cacciarli ed opprimerli. Perché è chiaro che ogni vincitore vuol distruggere il vinto. Ma l’uomo che per natura è ipocrito e finto, non dice già «io voglio conquistare per distruggere», ma, «io voglio conquistare per incivilire».E tutti gli altri, che lo invidiano, ma aspettano la loro volta per fare lo stesso, fingono di crederci e lodano.

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