Mese: luglio 2017

Oltre 8 milioni di voti in Venezuela

Nonostante quello che stanno già proclamando i media internazionali, che parlano di un altissimo livello di astensione alle elezioni per l’Assemblea costituente del Venezuela, i dati ufficiali, pubblicati a mezzanotte del 30 luglio 2017, dicono che hanno votato esattamente 8.089.320 votanti. Un grande successo perché mai, da quando Nicolas Maduro è presidente, hanno votato così tante persone.

Un primo importante passo per il consolidamento della Rivoluzione bolivariana è stato compiuto; altri ce ne dovranno essere e saranno impegnativi e difficili per il contesto internazionale che mal digerisce, a partire dagli Stati Uniti, la possibilità che uno Stato possa decidere il proprio destino in totale autonomia, sfidando le logiche del capitale e della finanza globale.

Il Venezuela oggi al voto per la nuova Assemblea costituente voluta da Maduro

Oggi i venezuelani si recheranno alle urne per votare la nuova Assemblea costituente. In Italia ne sappiamo pochissimo perché i nostri organi di informazione ne hanno parlato pochissimo e tendenzialmente a senso unico, schierandosi quasi unanimemente contro l’attuale presidente Nicolas Maduro e il suo partito, il Partito Socialista Unito del Venezuela.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza, partendo da quello che sappiamo e da quello che leggiamo su organi di informazione non mainstream. In questo tentativo ci è di enorme aiuto l’Antidiplomatico, sito di informazione libera; prendiamo spunto, in particolare, da un articolo di Fabio Marcelli1Venezuela, col voto alla Costituente il popolo risponde alla destabilizzazione imperialista. Proprio così: provocazione imperialista, perché gli Stati Uniti mai hanno digerito la rivoluzione bolivariana di Chavez e i suoi successivi successi elettorali, la sua capacità di resistenza al colpo di Stato tentato contro di lui, ma soprattutto a una linea politica di sostegno alla liberazione degli altri paesi dell’America Latina, finanziandola con i proventi del petrolio nazionalizzato.

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Bilancio di un progressivo congedo

In relazione all’ultimo libro di Domenico Losurdo, “Il marxismo occidentale – Come nacque, come morì, come può rinascere”

Di Emiliano Alesandroni, Le Monde Diplomatique, luglio 2017

Ne L’Espresso del 1989, Franco Fortini descriveva Maximilien Robespierre e la sua vicenda storica come «un esempio memorabile dei limiti della volontà umana alle prese con la resistenza delle cose». Su un simile scarto tra soggetto e oggetto aveva già insistito, in passato, Giacomo Debenedetti che, analizzando i nuovi sviluppi del romanzo europeo, riscontrava come le «ragioni della mente» e «del cuore», in Occidente, si stessero sempre più allontanando da quelle «del mondo».

Quella narrata da Domenico Losurdo nel suo ultimo libro (Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere, Laterza, Bari-Roma 2017) è la storia critica del progressivo congedo che il cosiddetto marxismo occidentale, ad eccezione di figure come Gramsci e Lukács, ha compiuto, appunto, rispetto alle ragioni del mondo e alla resistenza delle cose.

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Solidarietà ai lavoratori Ericsson licenziati

Nella serata di venerdì 21 luglio, alle ore 20, la multinazionale svedese Ericsson, che ha una sua sede genovese agli Erzelli, ha inviato 61 lettere (email) di licenziamento ad altrettanti dipendenti. Dal sito di Primo Canale apprendiamo che «la notizia arriva a poche ore dalla lettera di “smarcatura” della vertenza da parte del governo che sul progetto della banda ultra larga investe 5 miliardi di soldi pubblici».

Secondo il consigliere regionale di Rete a Sinistra/LiberaMente Gianni Pastorino, dal quale abbiamo ricevuto l’informazione, si tratta di «un metodo che ancora una volta dimostra il totale disinteresse dell’azienda nei confronti dei suoi lavorartori; da lunedì prossimo, i dipendenti coinvolti in questa procedura potranno entrare nella sede Ericsson come “ospiti” per recuperare le proprie cose. Alcuni di loro sono via per le ferie: probabilmente neppure sanno di essere stati licenziati, visto quando, e come, è stata recapitata la lettera».

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Nota sulle dichiarazioni del consigliere comunale PD di Ancona, Diego Urbisaglia

Prima di tutto un breve riepilogo dei fatti. Qualche giorno fa Diego Urbisaglia, consigliere comunale del PD di Ancona, postava su Facebook il seguente nessaggio:

Estate 2001. Ho portato le pizze tutta l’estate per aiutare i miei a pagarmi l’università e per una vacanza che avrei fatto a settembre. Guardavo quelle immagini e dentro di me tra Carlo Giuliani con un estintore in mano e un mio coetaneo in servizio di leva parteggiavo per quest’ultimo. Oggi nel 2017 che sono padre, se ci fosse mio figlio dentro quella campagnola gli griderei di sparare e di prendere bene la mira. Sì, sono cattivo e senza cuore, ma lì c’era in ballo o la vita di uno o la vita dell’altro. Estintore contro pistola. Non mi mancherai Carlo Giuliani.

Un esponente politico dovrebbe stare attento a quello che dice e soprattutto scrive. Questo è ancora più valido oggi, al tempo della rete, quando qualsiasi cosa può essere moltiplicata centinaia di volte nel giro di pochi secondi. Inoltre, ma questo lo sanno in pochi, Facebook conserva in memoria ogni post (anche dopo che l’autore lo ha cancellato) per cinque anni. Usare quella che fu una tragedia – e non ci riferiamo solo alla morte di Carlo Giuliani, ma anche alla sospensione della democrazia e alla violenza – ed è tuttora una ferita aperta per la città di Genova. Esisterebbe la facoltà di tacere, specie quando non si conoscono a fondo i termini della questione, ma questa prassi, di fornte alla possibilità di farsi pubblicità gratuita, non viene neanche presa in considerazione. O forse tirare sempre in ballo la drammatica vicenda di Carlo Giuliani è utile per dimenticare le violenze e le ambiguità sulla scuola Diaz e le tortura alla caserma di Bolzaneto? Per il momento lasciamo l’interrogativo in sospeso.

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Piazza Alimonda

Antonio Li Puma, Ascanio Celestini e Alberto Soave, segretario della federazione di Genova

Ieri, alla commemorazione di Carlo Giuliani, il Partito Comunista Italiano era presente con una piccola delegazione. Purtroppo il fatto che si trattasse di una giornata lavorativa ha impedito a molti compagni di essere presenti.

Sul palco allestito per l’occasione c’è stata la consueta alternanza di discorsi, musica, teatro, un testo letto da Andrea Burlando, forse il miglior amico di Carlo Giuliani, che quel 20 luglio 2001 era a pochi metri dall’amico caduto.

La manifestazione si è conclusa con un breve show di Ascanio Celestini, con il quale abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata all’ora dell’aperitivo.

Sciopero: diritto o delitto?

Il Partito Comunista Italiano aderisce all’appello che USB ha diretto al popolo italiano in merito al diritto di sciopero. È infatti in corso un pericoloso tentativo di limitare fortemente il diritto di sciopero con una proposta di legge (sarà discussa a settembre) che porta le firme di Sacconi ed Ichino. Facciamo un solo esempio: un lavoratore che partecipa allo sciopero indetto dal sindacato deve preventivamente informare il datore di lavoro della sua adesione per non incorrere in misure disciplinari anche gravi. E poi altre “perle” di questo tipo.

L’Unione Sindacale di Base ha scritto un appello, fortemente contrario, su cui sta raccogliendo molte firme. All’appello hanno dato la loro adesione costituzionalisti, giuristi, personalità della sinistra. In fondo a questo post potete trovare il link per aderire all’appello.

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Il programma del PCI sabato 22 luglio sul Manifesto

Il 25 giugno il Partito Comunista Italiano ha presentato a Roma il proprio programma, + Stato – Mercato. Pace, lavoro, diritti e democrazia: libertà dal bisogno per tutte e tutti. Le proposte del PCI per il cambiamento sociale e politico dell’Italia. Si tratta di un documento piuttosto agile che fornisce una visione completa di quello che potrebbe essere fatto per rilanciare l’Italia e che chiunque può scaricate cliccando qui.

Sabato 22 luglio 2017 lo stesso documento verrà pubblicato sull’ultima pagina del Manifesto. È un’ottima e importante occasione per spostare il dibattito politico del Paese, immiserito dalla sterile e continua propaganda – che sta sempre più allontando i cittadini dalla politica – alle cose concrete che proponiamo, agli impegni di iniziativa e di lotta che prendiamo per il benessere dell’Italia.